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L'intervista: “Un lago salato su Marte, una rivoluzionaria scoperta scientifica tutta italiana”

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 E’ un astrofisico e vive a Palombara Sabina, Andrea Petrocchi, ha studiato Marte fin dai tempi della sua tesi ed oggi si dichiara emozionato nell’apprendere dei successi dell’equipe italiana e la scoperta di acqua liquida nel polo sud di marte.
Abbiamo la prova che a un chilometro e mezzo sotto la superficie di Marte c'è un lago salato. Il merito è dell'equipe italiana.
 

Cosa ha fatto la differenza fra la nostra equipe e gli altri?
Questa scoperta è tanto importante perché una prova osservativa di acqua allo stato liquido su Marte la stiamo cercando da decenni. Io stesso nel 1992 facevo la mia tesi in astrofisica e fisica spaziale presso il Cnr Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) Dipartimento di Planetologia diretto dalla professoressa Angioletta Coradini e la mia tesi era proprio riguardante Marte, la sua mappatura geologica e mineralogica.
Quello che già allora ci emozionava maggiormente era individuare indicatori di passata attività idrologica su questo nostro pianeta “fratello minore”. È’ vero che l’acqua è vita: e già sapevamo che su Marte, in epoche geologiche, ce ne era stata parecchia. Io stesso feci a quei tempi una ricostruzione in 3D dei maestosi canyon tettonici e idrologici della “Valles Marineris” di Marte: lunga 4,000 km, ampia fino a 200 km e profonda fino a sette chilometri.  


Perché questa scoperta è tanto importante? Prova forse l'esistenza della vita sul pianeta rosso?
Fino ad oggi, su Marte abbiamo osservato acqua allo stato ghiacciato, di permafrost e di vapore ma non allo stato liquido. E pensare alla vita su Marte significa accettare l’idea di trovare habitat con presenza di H2O.  L’ultimo capitolo della mia tesi infatti era proprio “Regioni con la maggior probabilità di ospitare attività biologica” e si faceva riferimento alle forme di vita batterica primordiale trovate nel lago Vostok in Antartide.


E se anche su Marte ci fossero batteri simili?
Fin dalla missione Viking del 1976 ai rover marziani più recenti che cerchiamo questo.
Ecco perché in questi giorni, fa scalpore sentire che il gruppo di ricerca dell’Inaf di Bologna con Roberto Orosei, usando le misurazioni fatte dal Radar Marsis (di costruzione principalmente Italiana) a bordo della missione europea Mars Express, ha potuto dedurre la scoperta osservativa di acqua liquida in una zona del polo sud marziano, ad una profondità di 1500 metri.
Questo lago si estende per circa 20 chilometri, la profondità è incerta ma sicuramente più di un metro (limite minimo per essere rilevata dallo strumento Marsis) e questo basta per affermare che si tratta di un lago stabile. Un’acqua sicuramente salatissima, sali perclorati, non sali come quelli dei nostri mari, e a temperatura inferiore a -20 gradi centigradi che non congela appunto grazie alla alta salinità. Il lago inoltre è totalmente buio, niente alghe e batteri fotosintetici.


Dunque, niente vita su Marte?
No, anche in queste condizioni c’è chi riesce a sopravvivere e riprodursi, ma in effetti si tratta di forme di vita batterica con metabolismo che trae energia da processi chimici legati esclusivamente alla scomposizione salina.
Inoltre, si tratta di ipotesi e verificare questo richiederà ancora del tempo. Prendere un campione di questa acqua non sarebbe affatto un’ impresa semplice.
Certo sarebbe più eccitante se si potessero trovare degli omini con occhi e testa grande ma … Marte non aiuta molto. Comunque in epoche primordiali assomigliava molto di più alla Terra e dunque è possibile che qualcosa di biologico si sia potuto diffondere e adattare come successe sulla Terra e chissà, magari resistere fino ad oggi.


Siamo stati più bravi degli altri o e stata solo una questione di fortuna? Cosa ha fatto la differenza fra la nostra equipe e gli altri?
Si potrebbe dire che abbiamo usato lo strumento più adatto a questo tipo di osservazione. I dati scientifici sono comunque pubblici, basta avere le conoscenze per saperli leggere e interpretare.  Allora sì! L’equipe italiana è stata la più brava. E poi, parlando dello strumento il merito nasce ugualmente in Italia grazie alle intuizioni di Giovanni Picardi, un vero genio di radaristica, che purtroppo ci ha lasciati tre anni fa e di cui ho intensi ricordi di discussioni fatte insieme.
Inoltre si potrebbe dire che c’è stata perseveranza. Dato che quanto c’è stato oggi è scaturito dal riprocessamento di dati Marsis che inizialmente sembravano non correlati.
Si potrebbe dire anche che c’è stata tanta passione, considerando inoltre che molti studiosi partecipanti erano anche giovani precari e volontari.  
Fortuna? Beh … questa aiuterebbe sempre, ma in questo caso non c’è n’era molta a disposizione.


A suo giudizio, quello della ricerca aerospaziale è un settore che riceve fondi a sufficienza?
Si sono fatte più missioni spaziali prima degli anni ottanta che in vari decenni successivi. Certo, prima di tutto il nostro pianeta. Io stesso ho seguito la mia carriera da scienziato nel settore spaziale nell’osservazione planetaria e terrestre collaborando con varie agenzie spaziali in prevalenza estere, e ovunque ho sentito ripetere sempre gli stessi commenti.
La ricerca scientifica ha bisogno di soldi. Soldi solitamente statali, che sono stati sempre meno negli anni. Nel caso europeo inoltre ci sono anche accordi politici multinazionali da considerare.
La produzione scientifica è però “di conoscenza” non “di profitti economici”. Comunque profitti non immediati. È dunque importante vedere i benefici portati da questa conoscenza; o almeno saper valutare quali sarebbero “i costi“ dell’ignoranza.
Nel caso della ricerca aerospaziale militare o civile si sono visti migliori aerei, migliori strumenti, e anche benefici per molte tasche. Nel caso di ricerca aerospaziale “scientifica” invece abbiamo investigato processi climatici e geofisici del nostro pianeta (e di altri pianeti), cambiamenti ecologici, atmosferici, oceanici.
Queste cose sembrano essere “interessanti” solo per le prossime generazioni. Per le seconde o le terze generazioni future. Il politico del momento o la grande multinazionale, preferisce vedere benefici a breve termine. Anzi questi rapporti scientifici sono talvolta “scomodi”.


Lei è un astrofisico, l'emozione provata nell'apprendere la notizia di questa scoperta.
E’ un’ emozione forte, Marte fa parte della mia vita da oltre trent’anni, e credo si sia capito quanto io abbia seguito con passione questa ricerca.


Lei in quale settore sta lavorando oggi?
Il mio ultimo lavoro in questo settore riguarda un modulo Edl della missione Mars 2020. Edl sta per “Entry Descending and Landing” ovvero “Ingresso, Discesa e Atterraggio” attraverso la sottilissima atmosfera marziana per il rover.
Il mio sistema dovrebbe elaborare i dati visuali e telemetrici degli ultimi minuti, e produrre comandi di guida e correzione per raggiungere l’area di atterraggio ottimale.  Il nuovo rover sarà più grande dei precedenti e avrà una sonda che potrà rilevare il terreno marziano fino ad una profondità di 2 metri.  
Attualmente però mi sono allontanato da attività esclusivamente scientifiche.

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