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Letizia e Maria Colasanti: "Così è cambiato il commercio a Tor Lupara"

colasanteNel 1947 vede la luce la prima attività commerciale di Tor Lupara. Al diciottesimo chilometro della Nomentana apre i battenti l’Emporio di Tarquinio Troiani e figli che vendeva un po’ di tutto. Un vero e proprio Emporio nell’accezione più desueta del termine. A distanza di sessantotto anni l’attività è ancora aperta ma naturalmente molte cose sono cambiate. A gestire l’attività da trentacinque oggi sono Letizia e Maria Teresa Colasante con l’aiuto della madre Elena Proietti, nipote di Tarquinio Troiani. Maria Teresa ricorda :”I nostri zii hanno avviato l’attività, mia madre l’ha presa dalla cugina. Noi siamo la terza generazione e a nostra volta l’abbiamo rilevata da nostra madre che ancora ci da una mano qui dentro”.

Cosa è cambiato da 35 anni a questa parte? La trasformazione di Tor Lupara è stata notevole.
Ora la cittadinanza è molto varia. Prima venivano solo le famiglie di Tor Lupara quelle che hanno fatto crescere il paese. Il commercio era diverso, non c’era la crisi si lavorava meglio le spese erano minori. Riuscivi soddisfatto ad affrontare tutte le uscite mensili. Ora è più dura. Il rapporto col cliente non è cambiato infatti ma è cambiato il cliente stesso. Ora è più esigente perché c’è più concorrenza e troppa più scelta sul mercato. Quando però vendi un prodotto di qualità la gente torna. La nostra clientela alla fine è composta sia da affezionati che da nuovi avventori che entrando si accorgono che c’è quello che cercano anche se magari è la prima volta che si affacciano.

Immagino che in tutti questi anni di commercio siano cambiati anche i prodotti in vendita in base alle nuove esigenze della modernità. In che modo?
Prima vendevamo tanti tessuti per cucire vestiti. Un prodotto che abbiamo proprio tolto perché nessuno cuce più. Non si trovava tutta questa merce confezionata appena abbiamo aperto. Adesso è tutto pronto. Nessuno fa più il mestiere del sarto. Noi vendevamo a fiumi prodotti di merceria, non solo tessuti, anche bottoni, cerniere eccetera.  C’era il bisogno della sarta ora si trova tutto. Qualsiasi modello di qualsiasi taglia. La varietà di prodotti porta a questo: non si riparano nemmeno più i prodotti. Non si ricambiano cerniere e bottoni. L’offerta del mercato è talmente vasta e a tutti i prezzi che si preferisce ricomprare e non riparare. Anche un po’ questo ha influito sul cambiamento.  Si vendeva anche più merce di una qualità diversa, forse superiore che però richiede una certa attenzione anche nel lavaggio. Ora la vita è molto più frenetica. La maglia di microfibra o tessuti elasticizzati o comunque prodotti più di massa si lavano più velocemente. Basta metterli in lavatrice. I ritmi di vita sono cambiati. Anche i nostri più vecchi clienti e noi in primis ci siamo adattati a questo nuovo corso delle cose. Le persone sono più evolute ed esigenti. Sembra strano ma anche il clima è cambiato e ha cambiato i nostri prodotti. Adesso è un'altra vendita. Prima si combatteva molto di più anche sul prezzo. Si trattava. Le persone più anziane erano abituate cosi appena abbiamo aperto. Adesso anche questo modo di fare non esiste più. Si mercanteggiava proprio. Anche tutta la biancheria che si vendeva per i corredi nuziali ora non si vende più. Ma non si usa nemmeno più. Qualcuno ancorato ancora c’è ma sono casi limitati. Prodotti di qualità davvero superiore per questa usanza si vendevano continuamente. Per i corredi ma anche solo per pregio. Ora se ne vende uno ogni tanto.

Sicuramente ora la concorrenza è ovunque. Tra internet e centri commerciali come si può risollevare la situazione del commercio locale e delle attività a conduzione familiare?
Molte cose sono cambiate da quando ha aperto il centro commerciale Porta di Roma. La gente va li anche per farsi una passeggiata. Più per guardare che per comprare il più delle volte. Vendono qualsiasi cosa e si scoprono prodotti nuovi. Ma in questi centri commerciali scegli l’articolo e vai in cassa. Il rapporto col cliente è minimo se non inesistente. Noi per quanto ci riguarda, per la nostra realtà, abbiamo magari anche clienti anziani che devi far accomodare parlarci, capire e accontentarli. Per risollevarsi bisogna puntare proprio su quest’aspetto: la cura del cliente che deve sentirsi coccolato. Ovviamente la qualità del prodotto è fondamentale e noi cerchiamo sempre di mantenerla ad un ottimo livello proprio per arginare i vari concorrenti sul mercato. Il commercio locale può risollevarsi anche spingendo i clienti nei negozi del posto.

Certo che da quando questo posto ha aperto nel 1947 c’erano a mala pena case e strade. L’evoluzione però è inevitabile. Si poteva gestire ed affrontare in altro modo?
Quando ha aperto questo posto non c’era nulla e quel poco era apprezzato. Ora c’è un po’ troppo. Per aprire un negozio o per prendere una licenza era tutto più seguito e ci voleva più preparazione con l’esame in camera di commercio. Ora la concorrenza smodata è data anche dal fatto che è più semplice avviare attività che poi magari nemmeno riaprono dopo poco. Bisogna andare avanti, l’evoluzione è normale ma bisogna trovare un giusto equilibrio difficile da raggiungere ormai.

Come ha detto, è molto più facile aprire attività ma è anche molto più facile che queste attività non riaprano. C’è anche per voi questo timore? La paura di non riuscire a coprire tutte le spese e di non poter risollevare la serranda?
Ogni giorno c’è paura. I primi anni che abbiamo aperto veniva un rappresentante già anziano di una grossa ditta che ci diceva che il suo principale chiamava l’Emporio “il lavoro della Speranza” e questo già molti anni fà. Speri che alla gente serva quello che vendi proponendo un po’ di tutto. Il rischio fa parte del gioco ed è essenziale. Noi abbiamo dovuto dimezzare il nostro spazio ad esempio per alleggerire le spese dell’affitto. Prima non trovavi nemmeno un locale vuoto sulla nomentana. La crisi c’è e si vede.

In tutta questa situazione c’è un lato positivo?
In questo momento c’è solo tanto lavoro da fare per tamponare.  Importantissima è la caparbietà e non bisogna farsi abbattere ma non è sempre facile. Quello che ci manda avanti è la passione, la voglia ed il piacere che troviamo nel nostro lavoro. Il lato positivo forse è proprio questo.
Alessandro Caroni
Ultima modifica ilMartedì, 26 Maggio 2015 11:41
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