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Guidonia - David di Donatello, il miglior fonico arriva da Villanova: è Angelo Bonanni

angelo bonanniAngelo Bonanni ha vinto. E’ il miglior fonico italiano della stagione cinematografica, grazie al suo prezioso lavoro nel film “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, il regista di “Amore Tossico” scomparso prima di vedere ultimata la sua opera. E a Villanova è ancora grande festa, commercianti e concittadini in fila per fare le proprie congratulazioni ai genitori, Mimmo e Patrizia, titolari da 36 anni di una lavanderia in via Maremmana Inferiore.
 

Il David di Donatello, l’unico attribuito alla pellicola su nove nomination, sa di conferma per Bonanni. 38 anni, ha frequentato elementari e medie a Villanova in via Mazzini, proseguendo gli studi da perito informatico: il biennio all’Istituto “Alessandro Volta di Tivoli e gli ultimi tre anni a Roma. Poi Angelo si iscrive alla Scuola per fonico di ripresa e tecnico del suono. Da 15 anni vive nella Capitale, anche se le sue radici sono tutte guidoniane. Convive con l'artista pittrice Camilla Falsini con cui ha avuto un figlio di 3 anni, Guglielmo.
Ti aspettavi di vincere questo David di Donatello?
Credo che nessuno se lo possa aspettare. Di fatto il raggiungimento della cinquina, la candidatura, è di per se un evento meraviglioso. Ma vincerlo è incredibile, in effetti ancora non me ne rendo conto.
Lo hai vinto partecipando ad un film molto apprezzato dalla critica. Cos’è piaciuto secondo te di “Non essere cattivo”?
Il cinema di Claudio Caligari è un cinema tutt'altro che di finzione. Ha sempre raccontato storie molto forti, mostrandoci gli ultimi, quelli che non ce l'hanno fatta. Era un autore, un intellettuale vero, soprattutto per questo piace alla critica. Peccato ci abbia lasciato pochi film, credo che non potremo mai perdonarcelo come Paese. Peccato.
Hai lavorato con molte produzioni importanti, quel’è stata l’esperienza più soddisfacente per te? E quella più difficile?
Ogni film è un viaggio, un'esperienza unica. Sono tutte soddisfacenti per qualche motivo, di sicuro la più difficile è stata "La foresta di ghiaccio" di Claudio Noce, mi ricordo che si girava a meno 20 gradi, un freddo incredibile, e che mio figlio poteva nascere da un momento all'altro.
Quanto è importante il lavoro di un fonico nel cinema? Come funziona?
E’ fondamentale, il fonico ti permette di ascoltare e di comprendere il dialogo del film. Di fatto preserviamo il lavoro artistico degli attori, completando l'esperienza visiva dello spettatore grazie alla colonna sonora.
Pro e contro del tuo lavoro?
Il nostro è un lavoro molto impegnativo. Il fatto che si viaggia molto, si sta molto fuori casa e si conoscono molte persone rappresentano sicuramente sia i pro che i contro.
Quando hai capito che volevi diventare un fonico cinematografico?
Quasi da subito, da giovanissimo. Mi piaceva molto.
Una lunga gavetta per arrivare a fare questo mestiere?
Oltre a studiare tecnica del suono, nel nostro settore una sana gavetta aiuta molto. Per quanto mi riguarda ho fatto per molti anni il microfonista cercando di fare esperienze come fonico in qualsiasi momento. Ho iniziato a 23 anni, e da li non mi sono mai fermato.
A che progetti stai lavorando attualmente?
Sto girando il sequel di “Smetto quando voglio”, una commedia molto divertente di Sydney Sibilia.
Il personaggio del cinema che hai conosciuto con più piacere?
Sicuramente il regista e sceneggiatore Daniele Ciprì. È sempre stato un idolo per me. Ricordo che lo cercavo su fuori orario in tv ed ora posso dire che siamo addirittura amici. Incredibile.
Che consigli daresti ad un ragazzo che voglia iniziare a fare la tua stessa carriera?
Di insistere. Se hai passione puoi fare quello che vuoi.
Come cambia la tua vita ora che hai vinto il David?
Non credo cambierà molto ma di sicuro ora sento molto di più la responsabilità del lavoro.
Conciliare la famiglia con un lavoro tanto impegnativo non dev’essere semplice. Qual’è il segreto?
E' molto difficile, ma bisogna farlo. Per fortuna Camilla è una persona straordinaria e con l'aiuto delle nostre famiglie ci stiamo riuscendo.

Veronica Altimari

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