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Guidonia - Pasto da casa, il Tar dà ragione alle mamme

mensa scuola lala

 Possono stare in uno stesso locale diviso soltanto da un nastro bianco-rosso incollato sul pavimento gli alimenti cucinati in mensa e quelli portati da casa?

Il quesito lo aveva posto Bioristoro Italia srl, la ditta che dal 2009 gestisce il servizio di refezione scolastica negli istituti di Guidonia Montecelio fino a giugno 2019, con un ricorso presentato il 10 gennaio scorso al Tar del Lazio. Martedì 6 febbraio i giudici amministrativi hanno respinto l'istanza dell'azienda che aveva chiesto l’annullamento della nota di variante in diminuzione della Scia sanitaria redatta il 10 novembre 2017 dal dirigente alla Pubblica Istruzione Domenico Nardi, un atto che autorizzava nei refettori scolastici la “convivenza” tra pasti da casa e quelli preparati dalle cuoche nel Centro cottura comunale di via Todini, a Setteville.
 
L’istanza firmata dall’avvocato romano Marco Orlando evidenzia proprio la “commistione” degli alimenti in uno stesso locale diviso soltanto da un nastro bianco-rosso incollato sul pavimento, una situazione comune a tutti i refettori a causa della quale l’azienda sostiene di non poter più garantire la sicurezza igienica prevista se gli ambienti fossero invece separati da pareti o vetrate.

Nel frattempo venerdì 26 gennaio sul sito istituzionale l’amministrazione Barbet ha pubblicato una nota informativa del ricorso di Bioristoro Italia “ai fini della tutela degli interessi dei controinteressati”, ovvero dei genitori che hanno scelto di recedere dal servizio mensa a favore del pasto da casa. Inoltre sui gruppi Facebook è stato lanciato un appello alle famiglie a versare 40 euro ciascuna per pagare un avvocato per costituirsi nel giudizio al Tar “ad adiuvandum”.

Nelle prossime ore saranno note le motivazioni del rigetto da parte del Tar.
Ultima modifica ilLunedì, 12 Febbraio 2018 14:31
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