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Tra magia e quotidianità: il giardino di Agazio, affacciato su Villa d’Este

coppia1Ha gli occhi del marinaio, abituati a guardare lontano  con sagace pazienza. A volte sembra che cerchi il mare in mezzo ai cipressi di Villa d’Este appoggiato alla balconata del suo giardino, il suo punto d’osservazione privilegiato su una delle ville più belle d’Europa. x Maida, 83 anni, imprenditore originario di Roma ha comprato questa casa nel cuore del rione Colle di Tivoli vent’anni fa innamorandosi proprio del giardino, un angolo sospeso, letteralmente ritagliato all’interno delle mura della superba villa cinquecentesca dell’antica Tibur.

La prima cosa che fa quando si presenta è spiegare il suo nome: “Agazio è un nome di origine greca, significa Ottimo. La mia famiglia lo tramanda da generazioni: si chiamavano così anche mio padre e mio nonno”, racconta. Dopo le presentazioni ci guida nel piccolo giardino, un luogo al tempo stesso magico e quotidiano, attraverso le stanze di una casa originale che ricorda un po’ una nave. Tranquillità, silenzio e bellezza. È questo l’ambiente che Agazio ha scelto per rifugio dopo una vita tra mille passioni: le auto da corsa di cui è stato anche pilota, il lavoro come imprenditore nel campo dell’arte, la barca a vela e il mare, il suo secondo amore dopo la moglie Clara, 81 anni, che vive con lui. Agazio ci ha gentilmente aperto le porte della sua casa dandoci la possibilità di ammirare il suo esclusivo scorcio sulla Villa e svelandoci qualche segreto di una delle case più particolari e antiche di Tivoli.

Signor Maida, com’ è vivere in un posto così speciale?
Sicuramente ci si sente fortunati a poter ammirare ogni giorno questo panorama, ma per me questo posto significa soprattutto quotidianità, è il luogo in cui trascorro momenti con la mia famiglia e con i nipotini che vengono a trovarci spesso. A volte capitano cose “fuori dal comune” come richieste da parte di qualche turista per ammirare la fontana in cortile o il panorama.

Come mai ha deciso di venire a vivere qui?
Durante un allestimento a Palazzo delle Esposizioni ho conosciuto  il signor Rossi, il mio attuale vicino che mi fece vedere la casa. Fu amore a prima vista, appena vidi il giardino decisi di acquistarla subito! Inizialmente era un casa per il weekend, ma poi abbiamo deciso di trasferirci qui. Abbiamo fatto molti lavori di ristrutturazione trovandosi  in stato di quasi totale abbandono.

Ha fatto anche qualche ricerca storica sull’edificio…
Sì, in particolare sulla fontana che si trova nel cortile a cui si accede dalla strada. Risale al ‘500 ed è chiamata “la Fontana del Pipistrello” per la forma della conca in cui si raccoglie l’acqua, era in marmo policromo (oggi ne rimane qualche traccia) ed è molto simile a una delle fontane di Villa d’Este. Sarebbe bello restaurarla e a tal fine ci siamo già messi in contatto con l’amministrazione comunale.

Cosa rappresenta per lei questo giardino e come lo vive?
La mia casa e il mio giardino sono il mio rifugio, un oasi di tranquillità dopo tanti anni passati nel caos della metropoli. Durante la bella stagione passo qui quasi tutto il tempo, è un luogo rilassante per leggere e pensare, ma anche per dedicarmi al mio hobby del giardinaggio spesso con qualche “aiutante” d’eccezione, come la mia nipotina Giada di 7 anni, con cui costruiremo anche una casetta sull’albero.

Quindi è appassionato di giardinaggio! Ha scelto lei tutte le piante particolari che riempiono il giardino?
Sì, tranne il bellissimo Kaki secolare che si trova qui da sempre. C’è un gelsomino raro, varietà “Granduca di Toscana”, che fa dei fiori grandi a forma di rosellina profumatissimi, l’uva fragola e il ciliegio nano. Ci sono anche le pesche “Marandelle” originarie della Calabria, che ho scelto proprio per la bontà del frutto: saranno mature a fine agosto.

Appassionato di arte e auto, imprenditore, “marinaio”… la sua casa rispecchia le sue passioni?
Assolutamente sì, ogni parte dell’arredamento è particolare e rispecchia la mia personalità, c’è anche un angolo speciale dedicato alla mia passione per il mare e la barca a vela nella piccola stanza da cui si accede al giardino. È arredata con un divano a muro azzurro e bianco e tutta la parete è occupata da una riproduzione dell’opera “la grande onda” di Kanagua e da tante foto della famiglia durante i viaggi in barca a vela, sedersi lì è un po’ come stare in una nave. C’è anche un articolo di giornale che racconta una disavventura di cinquant’anni fa, il giorno in cui naufragai sulle coste di Fiumicino: ero con un amico e ne uscimmo fortunatamente illesi. Nonostante il piccolo “incidente” però, pochi mesi dopo ero già su un’altra barca, è una cosa a cui non posso rinunciare!

Oltre a quest’angolo c’è un oggetto nella casa a cui è particolarmente legato?
Sì, sono molto legato ai quadri a olio di mia madre che riempiono le pareti del salone e che sono riproduzioni di autori famosi. Era una pittrice ed è stata lei a trasmettermi la passione per l’arte che poi è diventata il mio lavoro.
Anche la cucina è particolare e molto luminosa grazie alla vetrata e ai colori azzurri dei mobili... non mi dica che è anche un ottimo cuoco!
Mi piace cucinare e me la cavo, ma la maggior parte delle volte se ne occupa mia moglie Carla che è bravissima. Il suo ciambellone è un must delle nostre colazioni tutto l’anno ed è gradito soprattutto ai nipotini!
di Elena Giovannini
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