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Monterotondo - “Il Body Building è lo sport che mi ha salvato da tanti problemi”

Maurizio DAntonio il giorno della vittoriaOtto anni di inattività sono un periodo lungo, lunghissimo per qualsiasi sportivo. Il tono muscolare si perde, il metabolismo rallenta e il grasso corporeo torna ad adagiarsi sui fianchi e sull'addome. Ma lo sportivo, quello della vecchia scuola, non vede il baratro della sconfitta, bensì l'opportunità del riscatto. Ed è stato un vero e proprio moto d'orgoglio a spingere Maurizio D'Antonio, preparatore atletico e gestore di una palestra a Monterotondo, a riprendere in mano i bilancieri e a modellare i suoi ormai obsoleti 110kg in 79kg di muscoli d'acciaio.
Un vero e proprio viaggio della rivalsa, alla riscoperta di se stessi, che è valso al preparatore di Fiano Romano il primo posto nella categoria over 40 dei regionali di Body Building della Opes che si sono svolti dal 19 e 20 maggio a Cinecittà World e un secondo posto ai relativi nazionali.
Il riscatto di D'Antonio è arrivato dopo che l'uomo, guardandosi allo specchio, si è reso conto di quanto si fosse lasciato andare negli anni. "Per un periodo ho avuto un vero e proprio rigetto dei pesi - ha spiegato a Tiburno - Entravo in sala pesi, a lavorare, e mi veniva veramente la nausea. Poi mi sono guardato, ho fatto tesoro delle tante critiche che mi sono state fatte da chi mi vuole male e ho deciso di rimettermi alla prova. Dimostrando che, anche alla mia età, non ci si può dire uomini finiti."
Anche perché Maurizio D'Antonio non è proprio un ragazzino come i suoi allievi. Ha 43 anni, un matrimonio e due figli, e una storia di rinascita dei propri sogni basata sul suo amato sport. Maurizio DAntonioUn'esperienza di vita vissuta, che D'Antonio ha deciso di raccontare, portando il suo esempio: "La voglia di cambiare, riappropriarsi del proprio corpo a qualsiasi età, deve partire da noi. E' questo il vero segreto."        
D'Antonio, come mai, dopo otto anni di pausa, ha deciso di tornare a posare?
"Diciamo che avevo tanti sassolini da levarmi dalle scarpe. In questi anni di fermo ne hanno dette talmente tante su di me che potrei scriverci un libro: è malato, ha un tumore, è vecchio e via dicendo. Ma la vera presa di coscienza è arrivata un giorno, quando mi sono guardato con consapevolezza allo specchio. Non c'era più il corpo che avevo un tempo. Solo allora si è accesa quella punta di orgoglio, verso me stesso e verso gli altri."
Quando ha iniziato a praticare sport per la prima volta? E lo sport è stato fin da subito la sua vocazione?
"Ho iniziato a 16-17 anni. All'epoca nelle palestre non c'erano gli istruttori che ti seguivano come oggi. E lo sport non era il mio futuro. Sognavo di entrare nei Carabinieri. E per me era una cosa molto importante, una presa di coscienza, specialmente perché venivo da un'infanzia e adolescenza, diciamo, molto allegra. Poi è accaduto l'impensabile. Nel 1994 ero paracadutista a Pisa per l'esercito. Durante un lancio sono atterrato male e sono stato ricoverato gravemente al San Gallo di Firenze. Mi hanno detto che non ero più idoneo al servizio e non avrei mai potuto entrare nei Carabinieri. Quel giorno mi sono sentito veramente perduto."
Come ha superato questo momento?
"Con la mia volontà. I medici mi dissero che avrei dovuto abbandonare anche i pesi. Ma io ho rigato dritto e dopo qualche annetto mi caricavo 180kg in squat. Mi allenavo senza problemi e all'epoca il mio primo mentore, Gianni Volpi, mi notò e mi esortò a prendere il primo brevetto di istruttore. Feci qualche sostituzione in sala pesi, poi studiai e presi tutti e tre i livelli da personal trainer. Dopo tanti anni da quell'incidente mi ritrovo oggi ad aver realizzato un sogno: avere una mia attività e poter preparare i ragazzi a realizzare i propri sogni."
Cosa le trasmette, ancora oggi, stringere un bilanciere?
"E' uno sport che mi ha salvato da parecchi problemi mentali e fisici. E' stato una valvola di sfogo e ancora oggi ha per me questa funzione."   
Maurizio DAntonio sul podioA proposito di emozioni, cosa ha provato nel salire sul palco dopo tanto tempo?
"E' stata una soddisfazione immensa, ma ha rappresentato solamente il traguardo di un percorso iniziato nel 2017. Una strada fatta di rinunce e sacrifici, ma anche di sfida con se stessi. Specialmente dopo essere partito da una situazione di rigetto verso lo sport, in cui ero ingrassato ed ero arrivato a pesare 110 chilogrammi. Con soddisfazione, oggi sono sceso a 79 chili."
Per un body builder, qual è il momento di maggiore soddisfazione? Il raggiungimento di un risultato finale o il cammino di un intero percorso?
"Per me è stato il viaggio a darmi le emozioni più forti. Gareggiare e vincere piace a tutti. Ma non è tutto. Quando ti fermi, ti guardi allo specchio e dici: ma sono veramente io? Ti senti realizzato, soddisfatto per la scalata che hai fatto contro te stesso. E poi è meraviglioso sentire la gente, quella che ha creduto sempre in te, fermarti e dirti ma sei proprio tu? Questa è la vera soddisfazione impagabile."
Lei organizza da solo i suoi macrocicli d'allenamento o si fa seguire da qualcuno?
"In passato facevo tutto da solo, mettendo a frutto il mio bagaglio d'esperienza. Quest'anno ho scelto di farmi seguire da Gianluca De Gan, un preparatore Veneto. Ogni 6-7 settimane partivo, salivo in Veneto da lui e così fino al giorno della gara. E' una persona umile, di quelle che ti fanno pochi complimenti e che ti dicono: se fai la fame vedi i risultati. E ha ragione. Le rinunce fatte mi hanno reso più forte. E, come tante altre cose nella vita, ti temprano."
Per chi vuole mettersi in forma, è più importante la costanza nello sport o la serietà alimentare di una dieta?
"Ovviamente la dieta. Non possiamo prenderci in giro. L'alimentazione, fatta bene, fa il 70% specialmente in uno sport come il nostro. Affidarsi a un buon nutrizionista è il primo passo."
E lei ha mai avuto dei cedimenti o dei vizietti durante la sua preparazione?
"Di norma, nella fase preparatoria, avevo un pasto libero a settimana. E' anche vero però che, quando inizi a mangiare bene, il cibo spazzatura non ti va proprio. I miei unici sgarri sono stati Natale e Pasqua. Soprattutto in quest'ultima festa, ricordo di essermi mangiato da solo due uova di pasqua e una colomba. L'importante è che sia un'eccezione, non un'abitudine."
Ma, partendo dalla sua esperienza, è veramente solo una questione di dieta e attività fisica?
"Oggi i coach devono anche essere motivatori, perché con la testa puoi arrivare ovunque. Se la testa ti dice di si, allora puoi fare tutto. Se hai un obbiettivo chiaro e ci sei con la testa, allora il percorso è chiaro. Non c'è niente da fare."
La sua storia dimostra che non è mai troppo tardi per ricominciare. Che consigli darebbe a chi vuole ricominciare a riappropriarsi del proprio corpo?
"Prima di tutto concentrarsi sull'alimentazione, seguita dallo sport. Che è anche un modo per stringere nuovi rapporti e amicizie con le persone. Me per ognuno è un percorso personale, perché in noi stessi c'è il segreto, la motivazione, per cambiare. Inoltre, per esperienza, è saggio ascoltare le critiche, anche le più feroci, perché in esse c'è la motivazione che cerchiamo. Anche perché, tutto avviene ripartendo da noi stessi."
di Eugenio Nuzzo
Ultima modifica ilMartedì, 03 Luglio 2018 15:32
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