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Lo sapevate che Tivoli fu colpita da un’alluvione nel 1826

alluvione tivoliLe immagini delle recenti alluvioni nei territori di Piemonte e Liguria ci hanno inevitabilmente riportato indietro con la memoria di un anno, al 16 ottobre 2015, quando la furia dell’acqua, si abbatté su Tivoli, in particolare nell’area di Via Maremmana Inferiore, provocando danni e distruzioni ad alcune delle aziende operanti nel territorio, a causa dell’ingrossamento dei fiumi circostanti. Allagamenti e disagi ingenti che si erano visti, nelle stesse zone, già nel 2008 e la cui minaccia incombe costantemente ogni qualvolta si preannunciano ondate di maltempo.
La città di Tivoli è maggiormente al riparo da simili scenari rispetto all’area sottostante. La storia però ci ricorda che, in passato, anche la Superba ha subito un’alluvione. E’ accaduto nel novembre del 1826. Giornate di piogge ininterrotte contribuirono a ingrossare oltre il consentito il fiume Aniene che, all’epoca, fiancheggiava alcuni caseggiati dell’odierna Via Maggiore. L’inevitabile e attesa tracimazione, impossibile da arginare, travolse alcune abitazioni (senza provocare vittime), provocando l’ulteriore distruzione degli orti e delle vigne attigue. Inoltre, le acque, con una forza sempre maggiore si abbatterono anche, distruggendola, sulla diga posta all’altezza dell’attuale Ponte Gregoriano, con la conseguente scomparsa della cascata che faceva precipitare il corso dell’Aniene nella sottostante gola di Villa Gregoriana.
 
Lo storico tiburtino, Francesco Bulgarini, riporta una sommaria discrezione dell’alluvione del 1826 nell’opera “Notizie storiche antiquarie dell’antichissima città di Tivoli”. “A mezzodì del 16 novembre – scrive Bulgarini - stante una straordinaria piena, in poche ore, l’alveo del fiume si abbassò 8 metri. Quindi crollò la strada di S.Falena e quella di S.Lucia unitamente alla chiesa e a diciotto case circostanti, porzioni di palazzo Boschi con i giardini (…) Fortunatamente nessuno perì. Solo molte masserizie non poterono salvarsi e un eccidio di centinaia di persone sarebbe avvenuto se il disastro accadeva di notte.”
 
Per arginare la minaccia di future piene alluvionali dell’Aniene su Tivoli, l’allora papa Gregorio XVI finanziò i lavori progettati dal tecnico Clemente Falchi che prevedevano la deviazione del fiume mediante trafori scavati nelle rocce di Monte Catillo e la costruzione di un ponte più solido a un’unica arcata in corrispondenza della vecchia diga. Le opere di contenimento dell’Aniene, di elevata ingegneria in quel periodo storico, impegnarono maestranze tiburtine e dei territori circostanti. Iniziate nel 1832 si conclusero tre anni dopo con lo stesso pontefice che si recò in visita nella città tiburtina per inaugurarle. Da allora, Tivoli è maggiormente al sicuro dai possibili danni provocati dal fiume che l’attraversa
 
 Alessandro Bianchi
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