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Lo sapevate che Tivoli era una delle tappe privilegiate del Grand Tour

grandTra XVII e XVIII secolo era usanza abituale per i giovani appartenenti alla grande aristocrazia europea nonché per alcuni eminenti uomini di cultura dell’epoca, recarsi in visita in alcune delle più importanti città del continente  per approfondire le proprie conoscenze sull’arte, le antichità e il patrimonio storico-letterario dei luoghi in cui si soggiornava. Era questo, in estrema sintesi, il cosiddetto Grand Tour, un viaggio di arricchimento culturale che poteva avere una durata variabile da mesi ad anni come dimostrano alcuni casi di artisti e letterati che preferirono stabilirsi lontano dalla propria patria durante quest’esperienza.
L’Italia non poteva non essere una meta privilegiata del Gran Tour. Roma, in particolare, con le sue vestigia imperiali e i monumenti cristiani, già in epoca moderna attirava visitatori da tutta Europa. Non lontano dall’odierna capitale, tuttavia, un’altra città dalla notevole ricchezza culturale, architettonica e paesaggistica, arricchiva l’itinerario dei viaggiatori. Facile intuire a chi ci riferiamo. A Tivoli ovviamente.
Villa Adriana, Villa d’Este, il parco di Villa Gregoriana, i templi di Vesta e della Sibilla, i suggestivi scorci paesaggistici tra cui soprattutto le cascate dell’Aniene, destavano un’impressione di grande magnificenza nei giovani rampolli europei ed anche in coloro i quali, con parole e opere pittoriche, volevano conservare, imperituro, il ricordo delle bellezze tiburtine.   
A conferma del fascino della Superba, di seguito, vi cito alcune delle testimonianze lasciate da rinomati personaggi della cultura sette-ottocentesca che scelsero l’Italia come fulcro del loro Gran Tour.
Il poeta e scrittore tedesco Wolfgang Goethe, nel suo Viaggio in Italia (1828), ha condensato in poche parole un pensiero di profonda ammirazione per la città: “In questi giorni sono stato a Tivoli ed ho ammirato uno degli spettacoli naturali più superbi. La cascata colà, con le rovine e con tutto l'insieme del paesaggio, sono cose la cui conoscenza ci arricchisce nel più profondo dell'anima.”
Il musicista ungherese Franz Liszt, soggiornò a Villa d’Este nel periodo in cui la residenza era passata agli Asburgo i quali, a loro volta, l’avevano concessa al cardinale austriaco Gustav Hohenlohe. In una lettera inviata a un amico, datata luglio 1865, Liszt scrisse di essere rimasto profondamente colpito dagli splendidi giochi d’acqua delle fontane e dalla bellezza del paesaggio che ammirava dalla propria stanza e che si estendeva fino alla campagna romana.
A Tivoli, lo scrittore francese Francoise Rene Chateaubriand  compose una preghiera, “La Madonna del Pellegrino” dedicata al santuario di Quintiliolo, luogo prediletto della devozione cristiana del popolo tiburtino, esemplificata da un episodio che vide protagonista lo stesso scrittore il quale, una domenica, si recò nella chiesa, ammirando alcuni fedeli, talmente assorti nella preghiera, da non accorgersi della sua presenza.
Infine, numerosi furono i pittori che immortalarono Tivoli nei loro dipinti. Tra questi spicca il celebre paesaggista inglese, William Turner, autore del “Tempio della Sibilla” e di due “Vedute di Tivoli” che indugiano sulle cascate dell’Aniene.
 
 Alessandro Bianchi
Ultima modifica ilLunedì, 02 Gennaio 2017 16:13
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