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Lo sai che: cos'è il Montarozzo del Barco

Lo-sai-che28Lapis tiburtinus lo chiamavano i Romani, i primi a praticare l’estrazione e l’utilizzo a scopi civili del Travertino di Tivoli, materiale da costruzione utilizzato per l’edificazione di alcuni dei monumenti più importanti della Capitale dell’impero, tra cui, su tutti, il Colosseo, il Pantheon e il Teatro Marcello. Si stima che solo per la parte esterna del Colosseo siano stati utilizzati più di 100mila metri cubi di travertino dell’antica Tibur, levigato dai blocchi che arrivano a Roma trasportati sull’Aniene.

 

Era uno sfruttamento intensivo, di fatto industriale, quello praticato dai Romani alle cave di travertino tiburtine. All’epoca le tecniche di estrazione non erano avanzate come quelle odierne. La manodopera utilizzata era prevalentemente schiavizzata e mandata in quei luoghi a lavorare in condizione estreme e con pochi mezzi a disposizione. Furono proprio quegli schiavi, tuttavia, a creare quella che è diventato, a distanza di due millenni, uno dei luoghi più caratteristici delle cave, in particolare di quella del Barco, la più antica dell’area tiburtina e quella maggiormente sfruttata dai Romani.

 

E’ proprio qui che sorge quello che può essere considerato un vero e proprio monumento dell’archeologia industriale, ovvero il cosiddetto Montarozzo del Barco, una collinetta di origine antropogenica (quindi creata dall’uomo) tramite gli scarti della lavorazione del travertino che, accumulatisi nel corso degli anni, hanno formato un vero e proprio habitat naturale popolato da una vegetazione ricca e variegata.

 

Malgrado le sue piccole dimensioni, il Montarozzo – come si legge in uno studio condotto da Marco Giardini – annovera ben 268 entità floristiche, 266 delle quali di rango specifico. Tra queste spiccano la Iberis Pinnata, una pianta con fiori bianchi rarissima nel Lazio e la Sesleria Autumnalis, una graminacea sempreverde dal fogliame chiaro che cresce prevalentemente in altura e che quindi rappresenta un’eccezione per una collinetta di bassa quota.

 

Proprio per la presenza di queste specie naturali, sono state approntati dei provvedementi atti a conservare il più possibile l’integrità del luogo che è divenuto un Sito di Importanza Comunitaria (SIC 6030033), con la conseguente adozione di misure di tutela stringenti della flora esistente.

 

Questa breve presentazione è già sufficiente per evidenziare come il Montarozzo del Barco sia a tutti gli effetti una rarità naturalistica-archeologica che si inserisce, peraltro, in un’area di già grande bellezza come quella dei travertini delle Acque Albule in cui geologia, botanica e archeologia si fondono in un paesaggio di grande fascino e interesse storico.

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