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Simone, spirito libero: “Chi sceglie la moto sceglie l’avventura”

harleysettembre“Mora, aggressiva e ribelle” – è così che Simone Salvati, 33enne romano, descrive la sua Harley Davidson Forty-Eight del 2012: un amore, quello per le moto, che aveva già da piccolo, quando montava in sella alla sua bici e fingeva il rumore rombante di una due ruote. Oggi Simone è un Harleysta, con tanto di giubbino di pelle, barba e tatuaggi, poco amante dei gruppi, un solitario della strada che ama viaggiare libero godendosi il panorama e con il gusto di cambiare rotta, “quando gli va”. Dalla sella alla tavola da surf, alimenta la sua sete di adrenalina anche in acqua, sempre alla ricerca dell’onda perfetta. Sogna un viaggio in Africa, solo lui e la sua moto!
Simone-SalvatiSei un Harleysta sui generis, uno che non ama troppo il “branco”.
Diciamo che quando ho comprato la mia moto tre anni fa mi sono subito iscritto al gruppo H.O.G. uno dei club più famosi. È stato un anno intenso durante il quale ho imparato davvero molto: come viaggiare, come affrontare l’asfalto bagnato, cosa è necessario portare in un viaggio e cosa invece è superfluo, ho imparato a essere prudente. Però mi sono anche reso conto che non ero fatto per sottostare a delle regole o a un capo, per quello esiste già il lavoro no? Perciò ho scelto di vivere la strada in solitario, per conto mio. Anche se con loro ho fatto uno dei viaggi più belli della mia vita.

Dove?
In Toscana: era il luglio dell’anno scorso e siamo partiti alla volta della Maremma in ben 600. È stato un week end emozionante e adrenalinico al tempo stesso: il sabato sera abbiamo festeggiato nella piazza del paese ed eravamo tanti e uniti; la domenica siamo andati a pranzo su una montagna e c’era maltempo, pioggia e foschia impedivano di vedere bene la strada. Beh, eravamo solo noi nel bosco, potevo sentire l’odore della natura e il rumore delle Harley nel silenzio più assoluto. È stato fantastico! Per non parlare del rapporto di fratellanza che si è creato nonostante ci conoscessimo appena.

Per esempio?
Durante il pranzo della domenica pioveva molto forte e io non avevo l’attrezzatura giusta, non ero preparato. Così un ragazzo con cui non avevo scambiato nemmeno parola mi ha detto “ti aggiusto io”: e così è stato, ha preso quattro sacchi neri dell’immondizia e ha creato una sorta di impermeabile per me. Ero coperto e ho imparato la lezione: meglio girare con il kiwai o almeno con un paio di buste!
 
11261674Sei un solitario, è vero, ma condividi questa passione con Daniela, la tua fidanzata...
Quando sono solo vivo un senso di libertà, che forse riesco a provare solo quando faccio surf. Sento la strada, la mente si svuota e penso solo ad andare avanti: mi rilasso. Però quando porto con me la mia fidanzata è qualcosa di diverso, forse più completo: si condivide un paesaggio, un’emozione, lei ti abbraccia e senti quel calore che cerchi, che solo la tua compagna può regalarti.

Hai parlato di libertà e di surf: c’è altro che accomuna la moto alla tavola?
Credo l’adrenalina. Sono due mondi diversi, lo so: sulle due ruote sfidi l’asfalto, domini la strada, mentre nell’acqua la “battaglia” è con la natura e domare quell’energia è quasi impossibile. Però l’adrenalina che si scatena in corpo in entrambi i casi è fortissima e per me, che sono un avventuriero, è il massimo.  

Restiamo in acqua. Racconta il viaggio più bello che hai fatto per cavalcare l’onda.
Di sicuro Santander, nel settembre del 2014: sono partito con il mio gruppo di amici, i “Per una sola onda”, che tra l’altro avevo conosciuto proprio lì l’anno precedente. Ricordo che una mattina, saranno state le quattro, ci siamo messi le mute e siamo andati in spiaggia: c’erano solo due persone a cavallo e nell’acqua c’era una nebbiolina che ci impediva di vedere bene. È stato davvero emozionante, mi sono sentito la natura addosso. E lì mi sono chiesto: come ho potuto non farlo prima? Così ora lo faccio appena posso e a fine ottobre parto con gli amici per il Portogallo!

Facciamo un gioco. Puoi scegliere la meta dei tuoi sogni da raggiungere in moto: cosa porti per un viaggio di due settimane?
Scelta difficile, perché ho sempre sognato di raggiungere l’Africa, anche se la Turchia non mi dispiacerebbe… Vada per il continente nero! Porterei: due cambi, quindi intimo, jeans e t-shirt; spazzolino e dentifricio, un paio di chiavi inglesi, il “fast” per le forature degli pneumatici e un paio di sacchi neri con del nastro isolante. Chi sceglie la moto, sceglie l’avventura.

Un Harleysta con giubbino, barba e tatuaggi. Quanti ne hai?
Quattro: il primo rappresenta i miei diciotto anni, è un tribale sulla schiena che indica l’equilibrio tra cielo e terra. Poi ho un maori sull’avanbraccio sinistro e su quello destro ho S. Michele, il protettore della terra. Sulla spalla invece c’è una rondine, la libertà.

Il tuo sogno più grande?
Oltre al viaggio in moto in Africa e in Turchia, mi piacerebbe moltissimo trasferirmi alle Isole Canarie, la patria dell’onda, e lì aprire un Surf Camp dove affittare tavole, insegnare, offrire servizio di ristorazione. Insomma ci vuole coraggio, ma, come dico fin dall’inizio, sono un avventuriero e quindi, chissà!
Rara Piol
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