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Roma Est - Un casinò nel Punto verde qualità. Documenti spariti dal Comune

DSC03661Cento metri quadri di terreno comunale. Questa la vasta area oggetto della convenzione che il Comune di Roma ha stipulato con la Euro Vivai srl (prima concessa alla Boccon divino srl, poi andata fallita) dell’ingegner Fabrizio Moro, per il Punto verde qualità, che sorge tra via Don Primo Mazzolari e via Prenestina. E al posto di centro anziani e punti ristoro, c’è la grande sala slot.

Nell’accordo, il privato costruisce e gestisce le attività commerciali senza pagare nessun onere, a patto che vengano realizzate anche opere da destinare alle attività pubbliche, e che sia mantenuta tutta l’area del parco. Questo per 33 anni. Ma delle opere previste, tra cui il centro anziani, neanche l’ombra. E l’erba viene falciata sporadicamente. In compenso, la lussuosa palestra funziona ormai da oltre cinque anni, mentre non vi è traccia del resto delle attività che avrebbero dovuto sorgergli accanto. Fatta eccezione per l’asilo nido, ultimato da ormai due anni, ma che il Comune di Roma non ha ancora preso in carico “perché non ci sono fondi per personale e arredi”. Ma non è tutto, perché dov’era previsto un punto ristoro, oggi c’è una grande sala giochi casinò: il Venezia bet palace.
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I dubbi su quanto si sta facendo in questo Pvq li sta tirando fuori il gruppo capitolino del Movimento cinque Stelle che, attraverso un’interrogazione comunale firmata dal consigliere Enrico Stefanò, vuole vederci chiaro. Infatti, in allegato alla convenzione firmata nel 2007, ci dovrebbero essere anche i progetti con i quali la Euro Vivai mantiene la concessione. “Quando ci hanno risposto alla nostra richiesta di accesso agli atti, i dipendenti del dipartimento ci hanno fatto sapere che la documentazione è sparita – spiega Stefanò -, e questa già rappresenta una stranezza perché è proprio in quegli allegati che c’è in dettaglio quanto la concessionaria è autorizzata a realizzare”. I Punti verde qualità del Comune di Roma erano nati dall’idea di riqualificare e recuperare le aree verdi abbandonate presenti soprattutto nei quartieri di periferia. Ma a distanza di più di dieci anni, si sono rivelati un enorme fallimento. In cui le concessionarie fanno soldi a palate con le attività commerciali poste su terreni pubblici a “costo zero”, mentre del recupero e dei servizi al cittadino neanche l’ombra. E chi dovrebbe vigilare si gira dall’altra pare. Oppure “fa sparire” i documenti.
 

Veronica Altimari

 dal Tiburno in edicola dal 21 ottobre 2014

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