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“Mangiare sano e farsi gli affari propri” Così “nonna Rosina” è arrivata a cent’anni

IMG-20170405-WA0230Da bambina ha fatto da mamma ai fratelli più piccoli, da ragazza si è prodigata come pochi per soccorrere i feriti dell’occupazione nazista, senza cedere di un millimetro quando gli invasori pretesero di portarle via gli animali che allevava.
La storia di Rosa Prò poteva finire il giorno in cui un militare tedesco la minacciò puntandole una pistola al petto e invece è arrivata a cent’anni tanto arzilla, gioiosa e con una mente lucida da ricordare ogni sfumatura della sua lunga vita.

Così mercoledì pomeriggio 5 aprile parenti e amici della zona di via del Colle hanno dedicato una festa per “Nonna Rosina”, un personaggio conosciuto da tutti a Tivoli Vecchia dove abita dalla primavera del 1961. Originaria di Ferentino, in provincia di Frosinone, classe 1917, terza di sette figli - 5 maschi e due femmine - di contadini, Francesco e Palmina, la centenaria ricorda ancora oggi i tempi in cui dovette rinunciare all’alfabetizzazione per lavorare nei campi e accudire i fratelli. “Era importante che i maschi andassero a scuola per poi fare il militare”, racconta “Rosina”, memoria di ferro a dispetto di un udito che “fa cilecca” per via dell’età, ma la vista è ancora buona, tanto quanto l’appetito.
Nei suoi ricordi è sempre vivo Domenico Mascitti, il ragazzo di Rocca di Cambio che a vent’anni la fece innamorare prima di partire per la Guerra e finire prigioniero per dieci anni, salvo poi tornare sano e salvo per sposarla il 10 settembre 1947 nella chiesa di Santa Maria Gaudenti nella sua Ferentino.

parenti-nonna-rosaE’ in Ciociaria che il suo cuore è rimasto, ai tempi della Guerra e dell’arrivo degli americani, quando nonna “Rosina” soccorreva i feriti e quel suo spirito altruista viene ricordato tutt’oggi nel libro “Un ricordo ancora vivo nel corpo e nella mente” di Angela Celardi.
Tre figli, nove nipoti, quattro - Manuela, Paris, Alessandro e Cristina - della primogenita Naide nata nel 1948, tre - Alessia, Ilaria e Roberta - della secondogenita Eleonora venuta alla luce nel 1951 e due - Marika e Raissa - del maschio Agildo nato nel 1955, “Rosina” è bisnonna di undici pronipoti che mercoledì hanno festeggiato con lei lo storico traguardo.
Rosina, ricorda ancora Domenico?
Certo che lo ricordo. Lo conobbi tramite la mia migliore amica che era fidanzata col fratello. Anche noi ci fidanzammo, ma lui per dieci anni fu prigioniero, prima in America e poi in Inghilterra. Mi scriveva una lettera tutte le settimane, io sono autodidatta e leggo soltanto lo stampatello per cui gliene mandai appena tre. Ai miei tempi a 24 anni una ragazza era destinata a restare zitella, ma quando lui tornò volle sposarmi.
Come siete arrivati a Tivoli?
Grazie al signor Nardi, un benestante di Ferentino proprietario della Cartiera “Graziosi e Carlucci” nella zona del Colle. Al paese Domenico faceva il manovale e il contadino per 900 lire al mese, così ebbe la possibilità di guadagnarne 100 mila. Purtroppo vi lavorò soltanto dieci anni perché lo stabilimento chiuse e lui morì il 10 marzo 1984.
IMG 20170405 150906E lei?
Anch’io ho sempre lavorato, a dieci anni facevo il pane e il formaggio al paese, a Tivoli andavo a servizio e impastavo le fettuccine per il ristorante Le 5 Statue e mi sono sempre versata le marchette per la pensione.
Qual’è la sua giornata tipo?
Mi alzo alle 8, faccio colazione e mi preparo da sola. Ho una signora che mi fa compagnia la notte e rassetta casa, ma poi ci ripasso io a perfezionare.
Cosa mangia?
Tutto. Al mattino latte e fette biscottate, oppure un pò di pane. A pranzo il primo e il secondo accompagnato da un pezzo di pane e mezzo bicchiere di vino rosso. Poi faccio un riposino. Alle 18 ceno con una minestrina, verdura e pane e alle 21,30 vado a nanna.
La tv?
In casa è sempre accesa e sintonizzata su Rai1, ma spesso metto TeleRoma56, sa com’è io sono tifosa della Roma.
Un aneddoto della sua vita?
Durante l’occupazione nazista nei terreni di papà vennero i tedeschi a requisire gli animali. Un militare voleva prendermi due asini, madre e figlio, e io cercai di oppormi: lui mi puntò la pistola sul petto dicendo: “Kaputt”. Dovetti lasciarglieli e ancora non tornano.
Il traguardo dei cent’anni: ha un segreto?
Nessuno: ho sempre mangiato sano e mi sono sempre fatta gli affari miei. Un secolo pesa, ma auguro a tutti di arrivarci come me.
di Marcello Santarelli
Ultima modifica ilVenerdì, 14 Aprile 2017 16:25
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