Menu
vuoto-rossetti

 

Tivoli - Da architetto a calzolaio, ecco la storia di luna

DSC 0245Quando il lavoro non si trova bisogna inventarselo, o magari riscoprirlo come nel caso di Luna Trusiani, trentaduenne di San Polo dei Cavalieri laureata in Architettura che ha scelto di diventare calzolaia. Anche lei come tanti giovani italiani, dopo la laurea si è trovata a vivere una vita da precaria tra un presente sempre in bilico in attesa del rinnovo del contratto e un futuro senza certezze.

“La mia generazione è cresciuta con l’idea che lo studio costato anni di sacrifici a noi e alle nostre famiglie ci avrebbe ripagato con la possibilità di costruirci una sicurezza economica. Per molti come me, non è stato così”, racconta con un filo di amarezza nella voce ma tanta speranza negli occhi. Tenace, incontentabile e sempre curiosa di scoprire nuove cose, Luna non si è arresa e a settembre ha rilevato una storica bottega di calzolaio in via Empolitana a Tivoli. “L’antico proprietario Adamo andava in pensione dopo 30 anni e il figlio non era interessato a proseguire l’attività di famiglia. Quando ho sentito che cercava qualcuno a cui trasmettere la sua arte ho pensato
perché no?”. Così ha acquistato i macchinari e a settembre ha aperto i battenti. L’abbiamo incontrata proprio nella sua bottega, all’opera tra colla, martelli e chiodi ma finalmente sorridente, perché di fronte a lei per la prima volta c’è quel futuro che ha cercato per tanti anni e che sembrava destinato a non arrivare mai.

Luna, cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?
È stato un modo per uscire dal tunnel della precarietà: dopo la laurea ho lavorato per 6 anni come collaboratrice esterna per vari studi di architetti, ma ottenevo solo contratti a tempo determinato, tante ore di impegno e sacrificio non bastavano a garantirmi un’indipendenza economica né una sicurezza per il domani. Aprire il negozio è stato un rischio ma mi ha dato una maggiore serenità: adesso posso finalmente iniziare a immaginare il mio futuro.
 
Perché hai scelto proprio il lavoro di calzolaio?
La scelta è stata casuale, perché ero cliente di Adamo e la sua proposta mi è sembrata un’occasione da non perdere. Sono sempre stata appassionata di artigianato e manualità, mi piace perché non è un lavoro sterile o alienante, mi consente di esprimere il mio ingegno e la mia creatività, alla fine della giornata mi sento realizzata e piena di soddisfazione.

Cosa rispondi a chi dice che è un mestiere da uomo?
Che non è così! Anzi credo che essere donna sia un vantaggio in questa professione perché le clienti sono per la maggior parte donne e si lavora con scarpe femminili, borse e borsette. Mi è capitato spesso di sentire commenti stupiti e qualche risatina beffarda da parte di uomini perché usavo il martello o i chiodi e non si aspettavano che ne fossi capace. Invece non c’è nulla di difficile, bisogna solo abituarsi: noi donne sappiamo di poter fare tutto ma non lo dimostriamo abbastanza agli altri e veniamo sottovalutate. In famiglia ho anche l’esempio di mia nonna Angelina, che ha fatto l’imbianchina per molti anni per dare da mangiare alla famiglia.

Cosa è cambiato dal tuo vecchio lavoro di architetto a quello di oggi? C’è qualcosa che rimpiangi?
È cambiato tutto perché sono passata da una scrivania dove disegnavo i miei progetti a prendere in mano pinze e martello, tagliare la gomma, battere i chiodi. Non rimpiango nulla della mia “vecchia vita”, mi piace partire dall’idea creativa e vederla realizzata in poco tempo, finire il lavoro e poter dire ammirata “l’ho fatto io”! Questa è una cosa che mi mancava quando ero architetto perché è raro vedere il proprio progetto realizzato, viene sempre cambiato e adattato da altri. L’artigianato e i mestieri tradizionali stanno scomparendo.

Pensi che invece ci possa essere un futuro per queste professioni?
È vero che a Tivoli sono rimasti solo tre calzolai, ma credo che i tempi stiano cambiando: fino a 15 anni fa se una scarpa si rompeva veniva buttata perché c’erano i soldi per comprarne una nuova, ora non è più così, quindi si cerca di riparare le cose e lavori come il calzolaio tornano ad avere importanza. La crisi ci ha portato via tante cose ma ci sta anche insegnando a ridare valore a ciò che abbiamo, a mettere in discussione la cultura del consumo “usa e getta” che si era diffusa con il benessere e a tornare ad essere più consapevoli del valore delle cose che abbiamo.

Secondo te i mestieri tradizionali possono essere un’opportunità per i giovani?
Assolutamente sì, agli inizi del 2000 tutti sognavano di diventare avvocato o imprenditore, dire di fare l’artigiano, l’agricoltore o l’imbianchino era considerato quasi umiliante. Oggi invece penso sia meglio fare l’artigiano che essere sfruttato in un call center 10 ore al giorno per 300 euro al mese. E’ bello avere dei sogni e bisogna combattere per realizzarli, ma non è giusto diventare schiavi dell’ambizione, spesso imposta dalla società, di “dover diventare per forza qualcuno”.

Tu sei riuscita a uscire dal precariato, che consiglio daresti ai giovani?
Di non scoraggiarsi, e guardarsi intorno: spesso tante possibilità non si vedono perché si è troppo concentrati a voler fare per forza il lavoro che si è scelto anni prima. Infine di non rinunciare alla propria dignità accettando condizioni di lavoro ai limiti dello sfruttamento perché è giusto dare valore al proprio tempo e a sé stessi. Bisognerebbe essere consapevoli che si può essere felici e realizzati anche facendo un lavoro umile purché consenta di vivere dignitosamente e ricordarsi anche che il lavoro è un mezzo per realizzare altre cose, in fondo nella vita c’è anche altro.


Luna a 20 anni e Luna oggi: che cosa è cambiato?
Oggi sono meno illusa: quando ho iniziato l’università avevo tanti sogni, diventare architetto, avere una famiglia, ora sto iniziando a mettere i piedi per terra anche se non totalmente, perché quest’aria sognante un po’ mi è rimasta. Gli eventi della vita mi hanno insegnato che è bello sognare ma bisogna essere anche concreti e realisti.

Quindi che progetti hai per il futuro?
Riuscire a mandare avanti questa avventura in cui mi sono buttata a capofitto, farla crescere non facendo solo riparazioni ma anche lavorando a creazioni proprie e specializzarmi nel riuso di materiali di scarto. A livello personale sogno un viaggio in Tibet e costruire una famiglia con il mio compagno Egidio, che si è trasferito dalla Puglia per sostenermi in questa impresa e iniziare i primi passi verso un futuro insieme.

Torna in alto
Irish bookie Coral cbetting.co.uk location at United Kingdom
List with onlain bookmakersGBETTING