Riaprendiamoci le terme e i posti di comando nelle municipalizzate così risaniamo le finanze comuna

11 / 12 / 2012

“La Acque Albule  è un’ azienda matura, è grande, è emancipata vive e produce reddito. Riuscirà a resistere anche all’uragano di questa amministrazione”. Bartolomeo Terranova, amministratore dell’azienda termale e socio di minoranza mostra con una punta di orgoglio e quasi di affetto i parametri in cifre della crescita dell’azienda, quasi fosse una creatura. “L’abbiamo presa il 29 novembre del 2001, perdeva un milione di euro e aveva svariati miliardi di lire di debito.

Quest’anno chiudiamo con ricavi di 12 milioni mentre il margine operativo è di 3 milioni. Considerando l’entità degli investimenti, 21 milioni di euro, tutti frutto dell’azienda, è un risultato importante”.
Afferma Terranova e precisa: “Abbiamo preso mutui che stiamo pagando regolarmente,  e  nel 2013- 2014, le quote di ammortamento inizieranno ad andare in picchiata, quindi se l’azienda mantiene la stessa produzione ci saranno utili interessanti e crescenti.
Le pratiche termali sono salite da circa 13 mila nel 2001 ad oltre 21 mila nel 2011. E considerate che il Mc Donald’s ci è costato 500 mila euro e ci dà 110 mila euro l’anno di affitto, ce lo siamo ripagato da tempo. Questo tanto per capire cosa è riuscita a fare l’azienda in questi 10 anni”
  Nessuno ha mai messo in dubbio le capacità imprenditoriali di Terranova, ma l’amministrazione Gallotti ha deciso di liberarsi di lei. Non è per questo che ha convocato l’assemblea dei soci il 18 dicembre?
Le cose non sono così semplici. Le aziende camminano sulla base delle leggi e degli statuti e non sulle volontà politiche, sulle chiacchiere e le furberie. Per questo gli sarà difficile cacciarmi il 18 dicembre.  E mi spiego.
Il sindaco Gallotti chiede con una lettera la convocazione dell’assemblea dei soci il 18 di dicembre, per l’azzeramento e il rinnovo del consiglio di amministrazione, perché mi informa la lettera ci sarebbero state le dimissioni di due consiglieri. Gli ho risposto che le dimissioni sarebbero dovute pervenire al presidente del consiglio di amministrazione e al presidente del collegio sindacale.
Dimissioni non pervenute e quindi non c’era ragione di convocare l’assemblea. Anche perché pochi giorni prima c’era stato un consiglio di amministrazione in cui i consiglieri hanno regolarmente deliberato senza fare che alcun cenno alle dimissioni.  Il sindaco fa quindi una forzatura e con una lettera diffida il collegio sindacale a convocare l’assemblea. Il collegio esegue ma del tutto arbitrariamente perché le dimissioni dei consiglieri non c’erano e quindi mancavano i presupposti per convocare l’assemblea dei soci.
Nessuno si è dimesso?
Sono successivamente pervenute le dimissioni di un consigliere Stefano Boanelli. Ma in questo caso, essendosi dimessa la minoranza del consiglio, la legge prevede che il consigliere venga sostituito per cooptazione fino alla successiva riunione dell’assemblea dei soci che può confermarlo o revocarlo. Quindi ho mandato richiesta al sindaco e a Sirio Hotel di indicare i nomi per la cooptazione ed ho convocato un consiglio di amministrazione per lunedì 3 novembre per cooptare il nuovo consigliere.
Quindi  nel Consiglio di Amministrazione tenutosi in data 3 dicembre d’accordo con Domenico Cecchetti consigliere espresso dal socio di maggioranza , abbiamo ritenuto di interpretare ed integrare i punti all’ordine del giorno dell’Assemblea del 18 dicembre nel senso di non considerare decaduto l’organo amministrativo, ma solamente incompleto e , pertanto, di sottoporre alla stessa la nomina di un amministratore  al fine di ricostituire la completezza dell’organo amministrativo.
Certo il programma era quello di cacciare via me e forse anche Domenico Cecchetti ma  con questo nostro intervento, non potranno farlo senza abusare della legge e quindi avere l’atto impugnato e annullato in tribunale.  
Ma questo è solo un espediente, cosa succederà dopo?
E chi lo sa cosa succederà dopo? L’attuale amministrazione di Tivoli e quindi il mio socio di maggioranza è l’incertezza fatta persona. Si dice che vorrebbero impadronirsi della Acque Albule. Bene. Farebbero prima a convocare un consiglio comunale e avviare l’operazione ‘Put’ e cioè acquistare le quote del mio 40% come valutate dai periti, quindi deliberare un mutuo per liquidarmi.
Una facoltà, quella  di attivare l’opzione Put, prevista nei Patti Parasociali  al momento della mia sottoscrizione delle azioni nel 2001, che è  stata resa operativa nel  mese di novembre appena trascorso, al momento del non rinnovo dei patti parasociali. Così potranno impadronirsi delle Acque Albule e nominare tutti gli amministratori che vogliono.
Non ha considerato che potrebbero anche farcela a far decadere lei e  l’attuale consiglio di amministrazione?
Intanto l’amministratore dura in carica tre anni e per rimuoverlo occorrono motivi seri e concreti. Perché se non c’è la giusta causa ci sono i danni di diverso tipo:  morali, dei mancati compensi ecc
Certo possono rimuovere il consiglio di amministrazione, non approvando il bilancio, solo così possono farlo. Ma devono stare attenti perché si tratta di amministrare certo un bene pubblico, ma se sbagliano o lo depauperano, pagano personalmente.
Insomma quella della Acque Albule è diventata una bella storia di diritto.
Del resto mi è capitato di leggere antiche carte negli archivi dell’azienda. Una  corposa seduta di consiglio comunale del 1911. Una trentina di pagine dove i consiglieri discutono e discutono per cacciare via la società belga che gestiva allora la Acque Albule dopo aver vinto la gara. Esattamente dopo 100 anni, nel  2011 succede la stessa cosa. Devono cacciare via me.
 Quella vinta dalla società belga è fra l’altro la prima gara europea in assoluto. Fu fatta da Tivoli nel1881 per costruire questo stabilimento e la linea ferrovia da Roma a Tivoli, la società belga vinse la gara con la gestione per 50 anni dello stabilimento dopo di che tutto sarebbe tornato al comune.  
L’ingegnere che firmò il progetto si chiamava Anderloni, come  l’edificio destinato  ad attività di ristorazione all’interno del parco termale.  Nel 1911 sono cominciate le carte bollate contro la società,  una guerra che il comune ha perso. Il tribunale regio lo condanno a risarcire i danni per 11 mila lire, che allora erano una bella somma. Poi nel 1924-25 il titolare della società belga esausto, se ne è andato per disperazione: lascio la Acque Albule Spa, riprendetevela.
Perché questo contenzioso finisca, perché il comune venda le sue quote come è di programma e nelle intenzioni di questa amministrazione ci vorrà almeno un anno. Un tempo che segnerà in negativo l’attività di Acque Albule?
Ci potrà essere un arresto degli investimenti, come si vede già dagli ultimi due o tre bilanci, perché non si può investire in una situazione di indecisione. Ma questa azienda è matura, è grande, è emancipata vive comunque e da reddito. Certo, malgrado il grosso punto interrogativo sulla minore quantità delle acque termali, ci sono ancora possibilità di crescita dell’azienda.
Ad esempio può essere ampliata l’attività di fisioterapia e recupero motorio e più in generale può essere incrementato il settore sanitario dell’azienda. E poi se venisse promosso lo sviluppo turistico a Tivoli, la Acque Albule verrebbe a trovarsi in un ambiente più favorevole, in un progetto più grande. Certo non si può dire che questa amministrazione si sia mossa in questo senso, mai la città è stata più sporca e trascurata come in questi due anni.
Ma io credo nel turismo. L’Italia non può essere il Paese dell’industria pesante. E’ il Paese dei servizi e del turismo. Solo il 30% può essere industria o faremo una brutta fine. Credo che quando si farà l’area metropolitana, si farà la ferrovia fino a Tivoli terme, il raddoppio della Tiburtina , ci saranno le convenienze per i turisti di soggiornare qui piuttosto che a Roma dove costa di più.
Quindi con una nuova e diversa amministrazione della città,  si potrà parlare della costruzione di un nuovo albergo, di un livello termale più alto.
Si ma nel frattempo l’azienda potrebbe avere contraccolpi  da questi continui contenziosi che fare?
Basterebbe che il comune chiamasse Sirio Hotel, il socio di minoranza e rinnovasse i patti parasociali proponendo le modifiche che riterrà opportune. Ripartire per  altri 5 anni coi patti parasociali e nel frattempo potrebbe fare tutte le gare e le aste che vuole. Poi quando qualcuno vince la gara basta sentire la mia disponibilità, io ho il diritto di prelazione, insomma se tutto viene fatto con tranquillità ci guadagnano tutti, in primo luogo l’azienda.
Ad esempio l’ostruzionismo che il comune ha fatto alla vendita degli appartamenti in piazza Catullo,  ha portato un minore margine operativo, il blocco degli investimenti e un vero e proprio danno all’azienda. Alcuni acquirenti degli appartamenti hanno richiesto la loro caparra, perché trascorsi quasi due anni, con l’avanzare della crisi,  la banca non ha più concesso il mutuo. Ed anche il fatto che questa amministrazione permetta l’attività di piscine abusive è un danno per Acque Albule, che segnala negli ultimi due anni 10 – 15 mila presenze in meno al giorno.
Quindi sottoscrivere i patti parasociali e  ripristinare il consiglio di amministrazione così come era: due membri nominati dal privato ed uno dal comune. In modo che il consiglio possa fare le scelte con tranquillità ed efficienza. Naturalmente  nel collegio sindacale è giusto che la maggioranza l’abbia il comune, per esercitare una efficace  funzione di controllo. Anche se ad onore del vero devo dire che in dieci anni abbiamo sempre votato all’unanimità, significa che con persone serie il pubblico e il privato possono gestire insieme un’azienda. Mi sono commosso a leggere la lettera di congedo che mi ha scritto Stefano  Buanelli, il membro del consiglio nominato dal comune che si è dimesso. Una lettera che parla di questa sua bellissima esperienza professionale in Acque Albule Spa. Una lettera dove si ritrovano momenti, sensazioni, motivazioni del suo vissuto in questa azienda e nei miei confronti. Una bella lettera, un regalo del tutto inaspettato, del quale vorrei tanto ringraziarlo.  
Resta la grossa questione della minore quantità di acqua termale. Niente è stato fatto e le sorgenti Regina e Colonnelle continuano a depauperarsi. Questa ‘guerra’ l’ha data per persa?
Sono molto preoccupato. Ma anche su questo fronte non mi sono certo fermato. Ma la soluzione non posso crearla io, la soluzione deve venire dalle istituzioni, Regione e Comune, proprietaria l’una e concessionaria l’altra delle acque termali. Certo ogni tanto la questione riemerge. In particolare in questi ultimi tempi l’ha solleva il sindaco di Guidonia, interessato allo sviluppo termale, ma credo sia una causa disperata.
Le istituzioni sono ferme, piuttosto che tutelarle distruggono risorse e poco si può fare a Tivoli e in Italia. Temo che il problema si risolverà solo quando il travertino sarà finito. Allora se la sorgente sarà sopravvissuta allo sfruttamento che se ne sta facendo, forse ritombando le cave, l’acqua termale tornerà. Il fatto è che l’acqua c’è ancora, la sorgente produce acqua per tremila litri al secondo ma salendo viene risucchiata e si disperde. Una sorgente dalla quale si emungono per lavorare cave e terme, 7 mila litri al secondo. L’acqua termale ha bisogno di tempo e di precisi processi, per formarsi, sfruttandola così, mi chiedo cosa accadrà fra 10 o 15 anni? Ci sarà ancora?
Vista la situazione di oggi, ne è valsa la pena?
Nella vita oltre ai soldi esistono le soddisfazioni. Penso di aver fatto un buon lavoro e mi è piaciuto farlo. E ancora oggi sono disponibile a mettermi in gioco in questa impresa. Penso di uscirne vittorioso ma anche se dovessi uscirne perdente, sento di avere comunque vinto perché ho ridato a Tivoli un’azienda, una risorsa, che era stata distrutta. Anche dal punto di vista economico non è stata un’operazione sbagliata, credo di rientrare dei capitali, del lavoro e dell’investimento fatto, con un buon rendimento. Sono sereno e soddisfatto qualunque cosa avvenga. Naturalmente mi auguro di rimanere