Guidonia – Vinto dalla Sla a 63 anni. I condomìni di Setteville piangono il loro elettricista

02 / 01 / 2013

 

ferruccio-paoloniFino a cinque mesi fa era l’emblema dell’uomo attivo e dinamico, un lavoratore serio, molto conosciuto e apprezzato nel quartiere. A luglio, però, gli era stata diagnosticata la Sclerosi laterale amiotrofica, la malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale.

Da quel momento Ferruccio Paoloni era diventato un altro, la Sla prima gli ha tolto il sorriso e poi lo ha portato alla morte.
Se n’è andato così a 63 anni lunedì mattina 17 dicembre l’elettricista di Setteville, un quartiere in cui Ferruccio era molto stimato e benvoluto per quel carattere solare ed estroverso, per quella sua professionalità riconosciuta in ogni condominio della frazione.
Non è un caso se giovedì pomeriggio in tanti gli hanno tributato l’ultimo saluto nella chiesa di Santa Maria tra parenti, amici e semplici conoscenti, stretti attorno alla moglie Rossella Tobia, 64 anni, e alla figlia Vanessa, di 38. Con Rossella aveva festeggiato i 40 anni di matrimonio lo scorso 18 giugno, sposati nel 1972 nella chiesa di Sant’Alessandro sulla via Nomentana. Due anni prima la coppia di fidanzati si era trasferita a Setteville da Ancona, dove Ferruccio era nato e appena ventenne col diploma della scuola di avviamento professionale in tasca era stato assunto in Ferrovie come elettricista.
Una passione sbocciata fin da bambino, quando smontava e rimontava qualsiasi oggetto di casa, proseguita come professione anche dopo il prepensionamento nel 1992.
Così da vent’anni a oggi Paoloni si dedicava agli impianti elettrici, citofonici, d’aria condizionata, d’allarme e televisivi in ogni condominio di Setteville, in quasi tutte le abitazioni del quartiere, ma anche nella Capitale. Eppure, chi lo conosceva bene sa che nel suo vocabolario non esisteva la parola tuta da lavoro, sempre in camicia, maglioncino e pantalone: un vero esteta di sé stesso, sempre curato e profumato, a dispetto di quelle dieci ore e più passate fuori casa.
Ne sa qualcosa Amedeo Lucidi, amministratore di diversi stabili della frazione, suo amico da vent’anni. “E’ stata una persona squisita che ha sempre dato tanto”, commenta Lucidi. Un altro amico di lunga data è Giulio Moretti, ex presidente del locale centro anziani e coordinatore della festa patronale di Santa Maria. “Ha collaborato con me per tanti anni – racconta Moretti – era lui a realizzare l’impianto elettrico per il settore della gastronomia, il piatto forte della festa patronale. Ferruccio era un amico, una persona molto buona e umana, pronta a farsi in quattro al momento del bisogno”.
Lo dipinge così pure Alfredo Ippoliti, titolare dell’autoricambi di largo Carducci, uno degli ultimi a vedere Ferruccio Paoloni. “Era sempre stata una persona affabile, giocosa e attiva – racconta il commerciante – quando lo andavamo a trovare a casa ancora aveva la battuta pronta, anche se la malattia lo aveva fiaccato e non riusciva più a parlare bene”.
La Sla si era manifestata proprio così, a dicembre dell’anno scorso, con un abbassamento della voce. Era inverno, per cui Ferruccio aveva pensato a un male di stagione e invece era dovuto al progressivo distaccamento delle corde vocali, al quale era seguito un dolore alle mani. Inizialmente i medici lo avevano sottoposto a un intervento chirurgico al tunnel carpale: invece era la Sclerosi laterale amiotrofica, ma soltanto a luglio gli era stata individuata. Tuttavia Paoloni, attaccato com’era alla vita, ci aveva messo il suo solito impegno ed entusiasmo per rivedere braccia e gambe attive con mesi di fisioterapia e di somministrazione di Rilutec.
A dargli maggiore forza, i suoi due nipotini, un maschio e una femmina, che da cinque anni a questa parte erano divenuti la sua ragione di vita, coi quali – almeno fino a giugno – trascorreva i fine settimana insieme. Un dolore troppo grande non essere più il Ferruccio dinamico di sempre, quello che affrontava la vita col sorriso.

Marcello Santarelli