La sega gli trancia il dito mentre taglia il travertino L’ospedale glielo riattacca

02 / 01 / 2013

di Marcello Santarelli
Quando è arrivato in pronto soccorso un lembo di pelle sembrava tenerlo ancora attaccato alla mano. Per questo sulle prime i sanitari gli avevano dato poche speranze, trasferendolo in una struttura più attrezzata.

Una scelta giusta quella dei medici dell’ospedale “San Giovanni Evangelista” di Tivoli, perché così Maurizio Rocchi, 39 anni di Villa Adriana, da 15 operaio addetto all’imballaggio di travertino in una ditta della zona, almeno per il momento sembra aver salvato il dito medio della mano sinistra tranciato dalla sega circolare.
Sabato 15 dicembre Rocchi è stato infatti dimesso con una prognosi di quaranta giorni dal “San Camillo” di Roma, dove tre giorni prima era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per l’incidente sul lavoro avvenuto mercoledì mattina 12 dicembre.
Stando al suo racconto, erano le dieci e mezzo del mattino e Maurizio Rocchi lavorava alla sega circolare, quando il dito medio è rimasto sotto. “Ho fatto un movimento strano – racconta il 39enne di Villa Adriana – non so come sia successo, soprattutto non capisco come mai solo il medio sia stato tagliato”.
Fatto sta che è stato il fratello, anche lui dipendente della stessa ditta di travertino, ad accompagnarlo in auto al pronto soccorso. “Il dito medio era penzoloni – ricorda ancora Rocchi – dovevo tenerlo con la mano perché era attaccato soltanto da un filo. La dottoressa di turno me l’ha guardato, rassicurandomi che il tendine e il nervo ancora erano vitali. Secondo il chirurgo però c’erano poche possibilità di salvarlo, così mi hanno fatto trasferire al San Camillo”.
Una corsa contro il tempo, visto che alle tre di pomeriggio l’operaio era già nella camera operatoria del reparto di Chirurgia maxillofacciale per l’intervento in anestesia locale, da dove è uscito due ore più tardi. Ora che è tornato a casa, tuttavia, Maurizio Rocchi deve sottoporsi a medicazioni periodiche al San Camillo, la prossima è fissata al 31 dicembre.
“I medici non si pronunciano – commenta – il dito è fasciato e lo sento gonfio ma sono fiducioso, dopodiché farò fisioterapia per riabilitarlo. Ringrazio la dottoressa del pronto soccorso, è stata gentilissima, s’è presa cura di me organizzando il trasferimento e l’intervento in tempi rapidissimi.
Ringrazio anche il chirurgo di Tivoli, è stato coscienzioso nell’ammettere i propri limiti e nell’affidarmi a mani più esperte”.