Marcellina – “Addobbo esagerato”. Il sindaco gli fa un’ordinanza di demolizione

02 / 01 / 2013

Antonio Cecchetti deve smontare la colorita installazione con cui ha ricoperto la facciata di casa.

A Marcellina nelle ultime settimane è diventato l’argomento principale di discussione nei bar, per le vie del paese e nelle sale comunali. Il caso di Antonio Cecchetti, 65enne pensionato artista per hobby, sta facendo parlare e discutere tanti suoi concittadini. 
Si è visto recapitare nella sua abitazione a Corso Vittorio Emanuele 26, un paio di mesi fa, un’ingiunzione di demolizione nella quale si 
intimava la rimozione di una recinzione metallica, dei paletti in ferro e legno, catene, filo di ferro, fioriere, cassette di plastica, nastri colorati ornati di palloncini e bottiglie di plastica, messi sul balcone e sul terrazzo. Secondo l’ordinanza  del Comune, a firma dell’architetto Miglietta, le strutture leggere violano le norme di regolamento in tema di decoro urbano, costituiscono pericoli per i passanti e sono prive di autorizzazione.
«Non sono un abusivo, quelle decorazioni fanno parte del mio carattere, della mia indole, della mia vena artistica – replica Antonio, detto Opalong – Io sono un  artista, un poeta, un autodidatta. Amo i fiori, la storia e amo dipingere. Studio botanica, mi informo su tutto, anche se non ho la televisione e neppure il telefono. Compro libri, faccio ogni tipo di lavoro, falegname, fabbro, meccanico, elettricista. In paese mi chiamano ed io intervengo prontamente. Sono disponibile.
Mi arrangio. E questa ingiunzione proprio non ci voleva, sono stato in ospedale per un problema alla gamba e quando sono tornato, la sorpresa. La rete di recinzione era stata rimossa. I miei fratelli mi han parlato dell’ordinanza del sindaco contro tutta la nostra famiglia.
La nostra palazzina, però, è legale – sottolinea Antonio – Mi piace addobbare il balcone e il terrazzo con fiori, ornamenti colorati, scudi storici e bandiere. Adoro la storia dell’antica Roma e dei romani. Rispetto la Costituzione Italiana, tanto che ho pure tappezzato i muri del paese, con alcuni articoli costituenti».
Cecchetti si sente preso di mira dal Comune e dalle precedenti amministrazioni. «E’ una lunga storia – racconta – I miei problemi sono cominciati nell’85 con la nevicata che fece crollare i capannoni su via Maremmana dove lavoravo come gommista. L’attività era stata avviata nel ‘65’ ed andava bene. Dividevo quei capannoni con un altro operaio, un fabbro, con il quale poi finì in causa. Subii un notevole danno economico e quattro anni dopo fui costretto a chiudere l’attività che permetteva la ricostruzione delle gomme, ma non facevo lo sfasciacarrozze come qualcuno all’epoca asseriva».
Da quel momento, perso il lavoro, Antonio si è barcamenato come ha potuto e ha dato più spazio alle sue passioni. Le accuse di abusi edilizi lo perseguitano da tempo. «Prima in campagna dove mi contestavano una gabbia per pappagalli, poi qui a Corso Vittorio con il livello paritario della palazzina e l’attaccamento alle mura con i vicini di casa. I miei sono solo addobbi natalizi, folkloristici. Sono un artista-operaio, figlio di operai».
Il padre di Antonio, Stanislao, fu il primo operaio di Marcellina assunto alla Pirelli di Tivoli. «Per un periodo fummo costretti a trasferirci nella città tiburtina, bisognava essere residenti a Tivoli per lavorare alla Pirelli. Poi tornammo a Marcellina. Ho fondato il Pro Marcellina Calcio e ho divulgato poesia. Ho recitato Trilussa e mi sono fatto la nomea di sciupafemmine, da qui il soprannome “Opalong”, Dio delle donne. Ma la verità è che non ho mai trovato la persona giusta. Chissà se in vecchiaia convivrò con una donna che mi farà compagnia. Ma ho tanti interessi con i quali passo il tempo, come andare in bicicletta e giocare a calcio. Rifarei tutto nella vita e la mia libertà non la baratterei con niente altro. Vivo alla giornata e queste feste le voglio trascorrere da solo», conclude Antonio Cecchetti, in arte Opalong.

Gino Ferretta