VIDEO Guidonia – “Sequestrati sul treno dai ferrovieri tedeschi”. Il viaggio da incubo da Innsbruk a Roma

13 / 01 / 2014

L’incredibile disavventura a due coppie di Guidonia che avevano trascorso il Capodanno a Salisburgo in Austria. Indagini in corso per accertare le responsabilità di quanto accaduto.

Rino Fabi è un signore di 62 anni. Ora è in pensione, ma per molti anni è stato direttore di vari uffici postali nella provincia del nord-est di Roma. Vive con la sua famiglia a Collefiorito. E’ stato protagonista, suo malgrado, di un’incredibile disavventura capitatagli insieme alla moglie Roberta Burelli e ad una coppia di amici, Fabrizio Sabatini e sua moglie, la notte del primo gennaio scorso alla stazione di Innsbruck in Austria al ritorno da Salisburgo, dove avevano trascorso il Capodanno.
Arrivati con il treno da Salisburgo (erano le ore 23 di notte), attendevano la coincidenza con un treno tedesco che, da Monaco di Baviera, passando appunto per Innsbruck, li avrebbe riportati a Roma.
Avevano prenotato per tempo le cuccette per quel viaggio di ritorno. “Al momento di salire sul treno – racconta Rino – tre ferrovieri tedeschi in servizio su quel treno, ci impediscono di salire dicendoci che quel treno non arrivava a Roma. Mostriamo i biglietti che indicano invece che è quello il nostro treno, ma loro insistono a dire di no. Chiedo ad alcuni passeggeri che stavano salendo se anche loro erano diretti a Roma e loro mi rispondono di sì”.
Rino a quel punto per impedire al treno di ripartire, blocca con il corpo una porta e fa chiamare la polizia austriaca, che però si dichiara incompetente, essendo quello un treno tedesco.
Approfittando di una distrazione dei ferrovieri, dopo mezz’ora di discussioni, Rino getta il suo trolley sul treno seguito dagli altri. Così riescono a salire. Il treno, sbloccate le porte, può ripartire. I ferrovieri a quel punto, come se volessero punirli per aver disobbedito al loro volere, fanno entrare con forza i quattro in un vagone vuoto adibito al trasporto delle biciclette, freddo e senza finestrini. Roberta vorrebbe andare in bagno, ma le viene impedito. Poi i ferrovieri chiudono addirittura a chiave il vagone in ambo i lati.
A quel punto in loro si scatena il panico, cominciano a gridare e dare calci alle porte: Roberta non può andare in bagno, la sua amica si sente male, Rino, che ha problemi di cuore, viene preso da un forte attacco di tachicardia.
Dopo una ventina di minuti, forse per l’imminente arrivo al Brennero con ingresso in Italia e l’affido del treno al personale italiano onde evitare guai, i tre tedeschi riaprono una porta del vagone.
Giunti al Brennero, al capotreno italiano, che prende servizio sul treno, viene raccontata la disavventura subita a Innsbruck per mano dei suoi colleghi tedeschi. Questo, giudicando quanto accaduto una follia, trova loro una sistemazione su delle poltrone vuote in un vagone riscaldato. “L’incubo era finito – racconta ancora Rino – ma ci siamo sentiti trattati come dei delinquenti, “è stato un trauma che rimarrà per sempre in noi. A Verona ho chiesto l’intervento della Polizia, che ha ascoltato il nostro racconto, ma dato il poco tempo della sosta del treno ci ha consigliato di sporgere denuncia al nostro arrivo a Roma Termini, dove siamo giunti alle nove di mattina.Al capotreno salito a Firenze, che dava il cambio al suo collega del Brennero, abbiamo chiesto di controllare se le cuccette da noi prenotate erano state occupate ed infatti lo erano. Il dubbio che ci è venuto a quel punto, è stato che quelli si erano vendute le nostre cuccette e hanno cercato di non farci salire sul treno. Arrivati a Roma Termini non siamo scesi dal treno fino all’arrivo della Polizia Ferroviaria, che ci ha poi condotto in un loro ufficio della stazione insieme ai tre ferrovieri tedeschi, che in verità erano quattro, ma uno di loro non ci ha creato nessun problema”.
“Abbiamo sporto denuncia per sequestro di persona e abbiamo avuto nei loro confronti una piccola rivincita – dice ancora Rino – per il fatto che a loro tre, la nostra polizia ha preso le impronte digitali e fatte le foto segnaletiche, come si usa con i delinquenti. Abbiamo saputo che loro si sono giustificati dicendo che si sono sentiti minacciati da noi”.
Ora daranno l’incarico di seguire il caso ad un bravo avvocato pagato da loro stessi. Vogliono che sia resa loro giustizia e faranno del tutto per non fare insabbiare la loro denuncia.

Marco Scipioni