VIDEO Mazzette per gestire le camere mortuarie. Il becchino paga, il Pdl incassa. Tommaso Luzzi sotto processo

14 / 01 / 2014

Avrebbe pagato per poter gestire la camera mortuaria di Frascati. Poi, strozzato dai debiti, aveva denunciato. Al processo all’ex consigliere regionale del Pdl Tommaso Luzzi si è arrivati dopo una lunga e capillare indagine dei carabinieri di Monterotondo. Nel 2011 venne negato l’arresto chiesto dal Pm. Alla sbarra per corruzione anche l’imprenditore e un impiegato.

C’è l’ex consigliere regionale del Pdl Tommaso Luzzi, attuale sindaco del piccolo comune di Sacrofano, al centro dell’indagine che stanno portando avanti i carabinieri del Nucleo operativo di Monterotondo a seguito di un’attività investigativa nata su un caso di usura.
Luzzi, secondo le ricostruzioni dell’accusa diretta dal pm Giuseppe Mimmo, avrebbe incassato assegni per decine di migliaia di euro da un titolare di un’agenzia di pompe funebri al quale avrebbe garantito un interessamento per la gestione di servizi funebri presso cliniche e strutture sanitarie. Secondo Luzzi quei soldi servivano per finanziare appuntamenti politici ed elettorali. Secondo l’accusa sono stati utilizzati anche per l’acquisto di mobili e per viaggi. L’obiettivo dei pagamenti effettuati dal titolare dell’agenzia di pompe funebri era però quello di ottenere delle raccomandazioni per gestire camere mortuarie, puntava all’ospedale di Frascati mentre gestiva quella di una clinica a Nepi. Ed è proprio la paura di perdere il lavoro a Nepi che spinge l’imprenditore a rivolgersi senza mezzi termini ai politici amici per chiedere aiuto.

Il 22 marzo 2010 l’uomo al telefono con la sorella manifesta la sua preoccupazione e viene convinto dalla donna a fare le telefonate del caso.

Poco dopo, alle 13,30, l’imprenditore chiama Luca Gramazio a cui dice chiaramente che i suoi affari a Nepi rischiano di essere seriamente compromessi. Più tardi è la volta della telefonata a Luzzi che viene informato del rischio di perdere il lavoro e da cui ottiene rassicurazioni.

 

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La difesa di Luzzi

“Quell’imprenditore era un iscritto al partito, un militante, e i soldi che ha dato li ha messi per le iniziative del partito non a me personalmente”. Tommaso Luzzi respinge ogni accusa che gli viene mossa dall’impianto accusatorio e quando gli viene fatto notare quei soldi al centro dell’inchiesta pare siano stati incassati da lui e persino da sua madre, e spesi per viaggi e l’acquisto di mobili, cade letteralmente dalle nuvole: “Sono cose che in tutta sincerità sento per la prima volta, mi deve credere, lo assicuro non al 99 ma al 100%. Mia madre incassava gli assegni? Ma non giochiamo, non giochiamo proprio. A me queste cose non risultano minimamente. Quei soldi servivano per le iniziative del partito, per la Befana tricolore e tutte le altre cose, ci sono tutte le ricevute regolari. Chi mi conosce da quando faccio politica sa quello che ho fatto, la mia militanza è sotto gli occhi di tutti”.
Luzzi glissa alla grande sulla richiesta d’arresto formulata nel 2011: “A me? Anche questa la sento per la prima volta guardi, non sta né in cielo né in terra” e sull’interrogatorio del 2010 quando davanti al pm Mimmo si avvalse della facoltà di non rispondere: “Non c’era assolutamente niente e non sapevo nemmeno di cosa si trattava. Quello che mi sta dicendo lei io lo sento per la prima volta.. Mia madre… ma non scherziamo proprio”.
Nel corso delle telefonate si fa riferimento alle cliniche della famiglia Angelucci ma Luzzi smentisce ogni tipo di legame diretto con loro: “Li conosco come li conoscono tutti”.
Resta il mistero per cui l’imprenditore delle pompe funebri abbia voluto far scoppiare il caso mettendo la bomba in mano a Luzzi: “Proprio non lo so, per quello che mi risulta lui partecipava agli eventi, ci sono le fotografie. Certe manifestazioni non è che si organizzano con una persona sola, bisogna farle in tanti, e così c’era anche lui in mezzo. Partecipava e consegnava i pacchi dono, ci sono le foto. Partecipavano Gramazio, Gasparri, persino Fini”. Sul fatto che i soldi secondo l’accusa fossero spesi non solo per la Befana tricolore ma anche per l’acquisto di mobili e viaggi, Luzzi alza una barricata totale: “Queste cose non mi risultano davvero”.
In una telefonate si sente l’imprenditore che chiede esplicitamente aiuto a Luca Gramazio per non perdere la gestione di un servizio nella clinica di Nepi: “Che male c’è se un militante di un partito chiama un politico? E che male c’è se gli parla del lavoro e del fatto che rischia di perderlo”.