M.rotondo – Bronchiti e casi di meningite: troppi malati nei palazzi del Comune

16 / 01 / 2014

Muffe, topi e niente riscaldamento per le famiglie a cui sono stati assegnati gli appartamenti di via dei Frati Crociferi, costati due milioni di euro al Comune: “Batteri nell’aria e malori, qui abbiamo tutti paura”.

Doveva essere il massimo esempio del nuovo modo di fare edilizia pubblica: un condominio di 18 famiglie con i più alti standard tecnologici da affittare tramite bando con affitti “calmierati”.
Costato 2milioni 217.228 euro di fondi pubblici, di cui parte regionali, quello di via dei Frati Crociferi 69 è diventato un ricettacolo di problemi tecnici, topi che scorrazzano dalle fondamenta fin sopra ai canali di areazione e – in alcuni casi – fin dentro le case, barriere architettoniche e muffe sui muri. Senza contare che, praticamente dall’assegnazione avvenuta ormai nel 2010, i riscaldamenti non hanno mai funzionato anche se continuavano a consumare gas, fino a quando la fornitura dell’impianto centralizzato non è stata staccata definitivamente.
Vicende che i lettori di Tiburno conoscono fin troppo bene anche perché, dopo articoli e le battaglie degli abitanti del condominio, nella primavera del 2013 i residenti di via dei Frati Crociferi si erano visti costretti a ricorrere ad un procedimento tecnico davanti al tribunale di Tivoli, per accertare i gravi difetti del palazzo. Procedimento arrivato, il 15 maggio scorso, alla nomina di un perito chiamato a verificare l’impianto di riscaldamento ma che non ha potuto ancora depositare la propria relazione perché, nel palazzo, non è stata ancora riallacciata la fornitura di gas per consentire le veridiche.
Ma il passaggio decisivo si è compiuto il 9 gennaio scorso quando l’avvocato e consigliere comunale Marco Di Andrea, che rappresenta 14 dei 18 i nuclei familiari, ha depositato una durissima diffida a tutta la giunta comunale, ai dirigenti e tecnici del Comune di Monterotondo e al direttore dei lavori della monumentale opera pubblica, affinché si provveda in breve tempo ad affrontare e risolvere i problemi dello stabile. Da un anno a questa parte, quasi tutti i residenti del palazzo hanno smesso di pagare l’affitto.

 

Paura per la salute
A preoccupare più di tutto, però, è lo stato di salute di molti residenti del palazzo. In particolare la diffida cita 7 casi – su 18 famiglie – di persone che hanno contratto patologie molto serie di cui i residenti intendono dimostrare il nesso di casualità con le condizioni dell’ambiente in cui vivono (vedi sotto). Nesso ancora tutto da dimostrare, anche se non si contano più i casi di inquilini dell’immobile con problemi respiratori più o meno gravi e – addirittura – due casi distinti di meningite registrati, se non proprio sullo stesso pianerottolo, sempre nel medesimo stabile.Che le istituzioni sapessero delle preoccupazioni dei residenti sulle condizioni di salubrità dell’immobile, però, è dimostrato. Lo sapeva la Asl Roma G che – a seguito di un esposto preoccupato di un residente – il 24 aprile del 2013 rispondeva al cittadino spiegando che “il 6 marzo 2013 questo ufficio ha effettuato un sopralluogo presso lo stabile” su problemi “relativi a sviluppo di muffe su soffitti e parte alta delle pareti degli appartamenti” collocati in 7 interni diversi. “Tale condizione – scrivevano dalla Asl – rappresenta un inconveniente di natura igienico sanitaria che dovrebbe essere eliminato”.
Ancora più preoccupante il documento depositato dai cittadini al Comune l’11 gennaio 2013, ovvero uno studio pagato di tasca propria dai residenti e commissionato alla società specializzata in analisi chimico-cliniche e microbiologiche Laboconsult, dal quale emergerebbe che “l’impianto aeraulico esaminato contribuisce alla contaminazione dell’aria in transito”, con una conseguente presenza di carica batterica e un livello “medio alto” di inquinamento dell’aria. Inoltre era stata riscontrata una carica “mimetica” ad un livello di contaminazione “non accettabile”.
Per questo il legale chiede una disinfestazione radicale e immediata dello stabile e dello stesso impianto di areazione, all’interno del quale “si sono da tempo insediate colonie di blatte e di ratti che hanno invaso anche gli ambienti domestici”. Oltre a questo, le case vengono invase da odori di fogna persistenti che arrivano dal sottosuolo, tanto che quasi tutti hanno dovuto sigillare con vari mezzi i condotti di areazione.

 

I tempi
I tempi scanditi dalla diffida legale firmata da Di Andrea sono molto stretti. Si chiede che in 15 giorni il Comune deve effettuare la derattizzazione e la disinfestazione di tutto lo stabile e degli alloggi, con particolare interesse all’impianto fognario e dell’aria. Nonché provveda all’immediato ripristino dell’impianto di riscaldamento, che non ha mai funzionato, e all’eliminazione di tutte le barriere architettoniche presenti.
In 90 giorni, stando alla diffida, Palazzo Orsini dovrebbe provvedere anche alla rimozione di “tutti i vizi e difetti dell’opera”, per renderla idonea al “rilascio di tutta la certificazione inerente lo stabile e gli impianti”. Inoltre, nei 30 giorni successivi al deposito delle rispettive relazioni medico legali che certifichino la natura delle patologie di cui sono affetti alcuni dei residenti e “l’eventuale nesso di casualità con lo stato di insalubrità degli immobili”, Palazzo Orsini sarebbe chiamato al risarcimento dei danni alle persone. Il faldone con la diffida, nel contempo, è stato inviato anche al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che, a suo tempo, co-finanziò l’opera con un milione di euro, nonché alla Asl Roma G e al Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro quale garante della salute dei cittadini.

 

Le testimonianze

Forse è troppo presto per dire se, tra le mura delle case di via dei Frati Crociferi 69, ci si ammali o meno. Ci voglio le perizie, le consulenze dei medici, i riscontri sanitari specifici. Ma se c’è una cosa certa è l’incredibile numero di bronchiti croniche, bambini con l’asma, persone con difficoltà respiratorie e – addirittura – ben due casi di meningite, patologia molto rara e pericolosissima che fa scattare immediatamente i campanelli di allarme dei medici di un qualsiasi pronto soccorso, quando capita di dover affrontare uno dei (per fortuna) rari casi che si manifestano.

Qui però sono ben due le famiglie che – cartelle cliniche alla mano – hanno visto l’insorgenza di un caso di meningite tra i componenti del proprio nucleo. Ma se sono le famiglie stesse a dire di andarci con i piedi di piombo, prima di affermare che esista un nesso tra lo stato delle case di via dei Frati Crociferi e le patologie che ogni casa purtroppo conta, il dato di fatto è che le persone – qui – stanno male.
Ne sa qualcosa la signora Maria Weronika Gadek, quarant’anni, sposata da 8 con Daniele Funari, metalmeccanico anche lui 40enne. Vive al piano terra della palazzina e ha due figli. “Tutto è cominciato il 25 maggio del 2012 – racconta insieme al marito – i sintomi erano quelli dell’influenza, ma dopo tre giorni in cui stavo sempre peggio, mio marito mi ha accompagnato al pronto soccorso di Monterotondo. Per fortuna la dottoressa ha capito subito cosa mi aveva colpito e ho iniziato il lungo percorso di cura”. Lei, che era stata sempre bene, si era ritrovata con una la meningite pneumococcica. E’ uno dei due casi, se pure di ceppi diversi, all’interno del palazzo. Sarà anche questo un caso, spiegano i coniugi, ma dall’analisi effettuata dalla società privata sulla carica batterica all’interno dell’appartamento i dati relativi alla loro casa erano i livelli più alti riscontrati. Per fortuna i medici hanno preso la cosa per tempo, ma questo non ha risparmiato alla donna quattro mesi di ospedale nel reparto dei malattie infettive del Policlinico Umberto I e il successivo riconoscimento dell’invalità al 100 per cento. “Ho dovuto lasciare anche il lavoro e sono molto cambiata per colpa di questa patologia, ma qui nel palazzo sono in molti ad avere problemi di salute”.

E’ vero: alla porta a fianco a quella della famiglia Funari un bambino di 2 anni, vivace e sveglio, combatte praticamente dalla nascita con una grave forma di broncospasma. Non è l’unico a dover fare i conti con problemi respiratori all’interno del palazzo, condizione che le famiglie pensano sia riconducibile allo stato dell’immobile. Il piccolo è il figlio di Sandro Lalli, operaio di 37 anni, e di Maria Cristina Sergiacomi, ex segretaria in una ditta di 39 anni. La giovane coppia fa i conti tutti i giorni con medicine e cortisone per il piccolo. Il 4 gennaio scorso, spiegano i genitori mentre tracce di muffa spuntano dagli angoli del loro cucina, sono dovuti correre in pronto soccorso perché il piccolo quasi non respirava più. “Anche noi non possiamo dire con certezza che quello che sta passando nostro figlio sia colpa delle condizioni della casa o meno – spiegano – ma di certo la presenza di persone che hanno problemi respiratori, cioè che prima stavano bene e poi si sono ammalate, è parecchio anomala. L’ultimo episodio di nostro figlio ci ha molto spaventato, ma è arrivata alla fine di due mesi di agonia in cui è stato malissimo. Di certo non è facile vivere in queste condizioni”.

Anche in casa Catalano sono diverse le patologie che i componenti della famiglia riconducono allo stato dell’immobile. La figlia 45enne ha contratto una infezione delle vie urinarie, dello stesso batterio riscontrato nelle analisi dell’aria. Non stanno meglio la mamma, la signora Anna Maria Mottolo, e il papà. “La casa è fredda e mio marito, che ha avuto tre ischemie, risente molto del freddo della casa – racconta la signora Mottolo -. Noi siamo gente onesta e non possiamo dire che la colpa è sicuramente della casa, ma lo stato di questo palazzo sicuramente peggiora la nostra condizione. Anche io, come altri nel palazzo, soffro di bronchiti e – di sicuro – il freddo e la muffa non ci fanno bene. Abbiamo dovuto comprare delle stufette per riscaldare l’appartamento.Meglio che non dica quanto paghiamo di bollette”.

Ileana Buonanno è stata da sempre attivissima nel denunciare le condizioni estreme di quel palazzo. Sposata, 62 anni, la signora Buonanno – pur avendo attraversato in passato patologie gravi, che l’hanno portata ad una invalidità del 100 per cento – non aveva mai avuto problemi respiratori. Fino a quando ha messo piede in quella casa. “Posso dire che nessuno, prima di venire a vivere lì, aveva problemi di questo tipo. In quella casa non riuscivo più a respirare e il riscaldamento non ha mai funzionato, per questo ho dovutoandare via e venire a vivere da mia figlia per qualche tempo. Ora mi sento meglio”.
Casa di Buonanno è invasa da una puzza pestilenziale. “Sembra puzza di fogna, ma non è di fogna. E’ la puzza degli escrementi dei topi che, a casa mia, si presentavano dalle griglie di areazione. Mi ricordo che i tecnici dell’azienda privata che ha fatto le analisi ci disse: da qui o andate via o vi mettete le mascherine. Senza contare l’acqua che ha fatto alzare i pavimenti, tanto che ci sono caduta due volte”.
La famiglia Cataldi, dal canto suo, deve fare i conti con problemi logistici che – se possibile – sono ancora più assurdi.Tappati i condotti di areazione con materiali assorbenti per evitare che la puzza di fogna appestasse casa, il problema dei Castaldi è la larghezza delle porte. Una caso paradossale. Gioacchino Cataldi, meccanico 58enne monterotondese doc, quando fece domanda per l’accesso alla casa aveva ben specificato che suo figlio più piccolo, un ragazzo che oggi ha 15 anni, aveva seri problemi di deambulazione perché non cammina dalla nascita. Tanto che la condizione del ragazzo era valsa dei punti in più in graduatoria. Il Comune sapeva che in quella casa doveva abitare una persona che, per muoversi, avrebbe usato la sedia a rotelle o il deambulatore,ma la grandezza delle porte di 70 centimetri fa si che il ragazzo non riesca a passarci autonomamente, trovandosi costretto a chiedere aiuto ai genitori. Quelle porte sono veramente troppo piccole sia per la sedia che per l’altro sostegno. “Il Comune sapeva, ma quelle porte hanno continuato a rappresentare una vera e propria barriera architettonica. Vennero anche a fare un sopralluogo, rassicurandoci che avrebbero risolto il problema,ma nessuno si è più fatto vedere. Le porte sono ancora lì con i loro 70 centimetri”, spiega amareggiato Cataldi”.