Acque contaminate? Sigilli al laghetto di pesca sportiva di via Salone

19 / 05 / 2014

laghetto1Sigilli ai laghetti sportivi di via di Salone. Questa mattina, il gruppo dei vigili urbani guidati dal vice comandante, Antonio Di Maggio, insieme alla polizia provinciale, Asl RmB e Arpa, intorno alle 9:30 si sono recati presso la struttura per effettuare la raccolta di  alcune trote, in modo da rilevare le condizioni della fauna. I risultati delle analisi delle acque nei due laghetti, effettuate nei mesi scorsi, espongono una quantità di metalli pesanti, come arsenico, manganese e alluminio, superiore ai livelli di contaminazione e altre sostanze cancerogene. Sigilli anche al pozzo artesiano che serve proprio l’impianto dei laghetti. Contaminazione della falda acquifera provocata dall’attività industriale della Basf, l’azienda che “domina” l’area ad est di Roma, che da anni viene accusata di inquinamento da cittadini e associazioni ambientaliste, e che dista poche centinaia di metri proprio dai laghetti sportivi posti sotto sequestro stamattina. “Siamo rovinati”, dice uno dei soci che gestiscono l’impianto.

 

laghetto3Il lavoro della procura – Le indagini in corso nei confronti della Basf vanno quindi avanti. Dopo il blitz effettuato proprio all’interno dell’industria lo scorso 13 aprile. L’accusa è “inquinamento delle falde acquifere a causa degli sversamenti effettuati attraverso delle tubature, rivolte direttamente nel terreno, prive di filtri o impianti di depurazione”, spiega uno dei funzionari della squadra di Di Maggio, intervenuti sul posto. Sigilli anche al pozzo artesiano che serve proprio l’impianto dei laghetti. “Abbiamo certezza che come risultano inquinati i pozzi della Basf, seguendo il percorso dell’acqua, si arrivi anche qui, il che lo rende altrettanto compromesso”, continua il funzionario, mentre i colleghi provvedono ad apportare i cartelli di servizio.

 

laghetto4I laghetti sportivi – Disperati i proprietari dell’impianto, costretti anche a rimborsare i clienti che stamattina si erano recati sul posto per pescare. “Facciamo analisi batteriche ogni anno e non abbiamo mai avuto problemi -, dice uno dei soci -, per noi la trota fa anche da rilevamento che l’acqua è buona, altrimenti morirebbe”. Ma in questo caso si tratta di analisi chimiche che le forze dell’ordine intervenute sul posto ora faranno per accertare il collegamento con lo sversamento irregolare effettuato negli anni, della Basf. “Veniamo sempre qui e ci siamo sempre trovati bene – racconta Antonio, un appassionato di pesca sportiva che usufruisce di questi laghetti da trent’anni -, mi sembra quindi strano che l’acqua non sia buona perché l’impianto funziona bene”.

Ma per un po’, nessuno potrà venire qui a pescare. Almeno fino a quando non verrà accertata la verità.

Veronica Altimari