Monterotondo – “Grazie al mio amico Tomas Milian ho scritto la biografia di Bombolo”

09 / 12 / 2014

Oggi gli viene da ridere a pensare che, da bambino, gli schiaffoni che il suo amato Bombolo prendeva per finta sul set, lui se li beccava veramente dai genitori che non volevano che lui vedesse quei film. Troppe parolacce e scostumatezze, dicevano. E così il piccolo Ezio Cardarelli doveva sgattaiolare via e infilarsi a casa di qualche amico per godersi quelle perle della commedia all’italiana diventate un monumento del cinema nostrano. Oggi, a 40 anni, Ezio Cardarelli corre a destra e a sinistra per presentare il suo libro biografia – la prima e l’unica autorizzata dalla famiglia – su Franco Lechner, in arte Bombolo. E se ci metti che l’idea di scrivere quel libro è stata appoggiata e incoraggiata dal suo amico Tomas Milian (Nico Giraldi o ancora Er Monnezza) allora tutto appare frutto di un incredibile destino. “E poi cominciatti a fa’ l’attore” (edizioni Ad Est dell’Equatore, 12 euro, prefazione di Marco Giusti) è un libro agile, schietto, divertente e a tratti commovente come lo era Bombolo, al secolo Franco Lechner. 

TIMBRA’ ER CARTELLINO

Un film non sull’attore, o non solo, ma sulla persona, su quella maschera di un’Italia e di una Roma che non esistono veramente più. Un mito per molti, Bombolo, oggi riscoperto anche da una certa critica che un tempo lo snobbava. Un uomo che non si è mai sentito attore e che, quando recitava, non era altro che se stesso, ma con qualche soldo in più in tasca. “Diceva sempre: vado a timbrà er cartellino, riferendosi al fatto che andava sul set. Ma lui lo faceva per portare i soldi a casa, per la sua famiglia, mai per la notorietà. Di quella non gliene poteva importare di meno”, racconta Ezio Cardarelli.

Eretino doc, poliziotto da 20 anni in un commissariato di Roma (giura che il maresciallo Nico Giraldi di Tomas Milian non l’ha condizionato nella sua scelta), pubblicando “E poi cominciatti…” Ezio Cardarelli ha coronato un suo sogno, ma ha anche segnato un punto di inizio per riscoprire e forse ridare vita a quel grande personaggio che è stato Franco “Bombolo” Lechner, passando da documenti inediti e di ricordi della famiglia, foto mai viste prima e aneddoti tanto esilaranti quanto – spesso – commoventi.

Commovente e incredibile come la vera storia alla base di questo libro e dell’amicizia nata tra Cardarelli e il grande Tomas Milian. Un’amicizia intima e privata che il poliziotto-scrittore non ha mai raccontato a nessuno né, tanto meno, sbandierata ai quattro venti.

 

CIAO, SONO TOMAS, ER MONNEZZA

Copia di ezio cardarelli 4Nel 2008, durante il suo viaggio di nozze a Miami, Ezio Cardarelli si era posto un obiettivo da raggiunger a tutti i costi: trovare Tomas Milian. Trovarlo e ringraziarlo, per tutto quello che aveva fatto, per aver creato quel personaggio tanto amato a Roma, per aver incarnato una Roma che non esiste più e di aver lavorato in pellicole che prendevano a schiaffi l’Italia ingessata e conformista dell’epoca. Insomma soddisfare il suo grande sogno di appassionato.

E Tomas Milian l’aveva trovato veramente. Come? Con le pagine gialle. “In America si può fare veramente tutto. Ho pagato un servizio di yellow pages con la carta prepagata ed è spuntato l’indirizzo. Non ho trovato idea migliore che andargli a suonare direttamente a casa”.

Così ha fatto: ha suonato al campanello e la moglie di Tomas Milian, Rita, lo fece salire dicendogli però che suo marito non c’era, che si trovava a New York. Cardarelli ci rimase un po’ male, perché aveva visto sfumare la sua unica possibilità di conoscere Milian. Tornato in Italia aveva scritto una lettera all’attore, scusandosi per i modi e spiegandogli perché gli aveva citofonato a casa. Mesi dopo, il 31 dicembre 2008 a pochi minuti dal Capodanno, il cellulare di Ezio Cardarelli era squillato nella baraonda della festa. “Ciao Ezio, sono Tomas. Buon anno!”; “Ma Tomas chi?”, “Tomas, er Monnezza”.

Incredibile ma vero, è andata a così.

 

UN’AMICIZIA VERA

Da quel momento è nato un rapporto telefonico strettissimo. “Ci sentivamo ogni settimana, telefonate lunghissime in cui parlavamo come se ci conoscessimo da una vita”. Una amicizia vera, sincera, mai sbandierata. La prima volta che si sono visti è stato a Roma nel 2010 poi, due anni dopo, in occasione della morte dell’amata moglie dell’attore. Era rimasto ospite di Milian a Miami per una settimana. E alla fine ne avevano parlato. “Gli ho spiegato che avevo sempre voluto fare un libro su Bombolo. Lui mi ha detto che era un’ottima idea, che dovevo farlo anche di corsa, e di andare dalla moglie Regina a nome suo. L’ho fatto, anche lì suonando al campanello, e mi hanno aperto il mondo della famiglia di Bombolo”.

bombolo1Così, con l’avallo della moglie, dei figli Alessandro, Stefania e Daniela e dei tanti professionisti del mondo del cinema che lo hanno conosciuto, è nata la prima biografia autorizzata del grande Franco Lechner. “La famiglia è stata molto contenta. La moglie Regina mi ha detto che erano 25 anni che aspettavano di farlo”.

Ora, anche grazie a questo libro, Bombolo viene svelato nella sua parte più vera, più reale, che univa Franco al suo personaggio. Tanto che gli amici, a Ezio Cardarelli, hanno confidato che quello che l’Italia intera vedeva sullo schermo era il Franco di tutti i giorni. E mentre l’Italia, appunto, si sganasciava dalle risate, amici e parenti non ridevano per niente perché era semplicemente sé stesso.

 

LE RISATE MEGLIO DI UN MONUMENTO

“Ancora oggi, i ragazzi di 20 anni, figli di genitori che erano piccoli quando Bombolo recitava, sanno a memoria le battute di quei film. Franco vive nella memoria e nelle risate che – a trenta o quaranta anni di distanza – ancora suscitano quelle pellicole. E questo è meglio di un busto sul Gianicolo”.

Immagine di una Roma sparita, di un’Italia dimenticata, quei film erano anche uno squarcio di gioia in un paese che – negli anni ’70 – era schiacciato e incupito dalle pistolettate delle Br e dagli attentati stragisti della destra eversiva. E forse, oggi, hanno ancora quel potere: illuminare la vita di chi li ama, alla faccia di un’Italia fiaccata dalla crisi, spaventata e chiusa su se stessa. Perché nei film Bombolo era un ladro pasticcione, buono, che arraffava quel che poteva per tirare a campare. “In qualche modo oggi i Bomboli si moltiplicano in maniera esponenziale: gente per bene che succhia la benzina dalle auto parcheggiate per tirare su qualche soldo”.

 

PE NA VORTA CHE AVEMO MAGNATO BENE

Nato al numero 13 di via Monte Giordano , nel cuore dello storico Rione Ponte a Roma, Franco Lechner per vivere faceva il venditore ambulante e non ha mai ceduto alla tentazione di sentirsi cambiato perché recitava a teatro o sul grande schermo. Figlio di Angelina e Ernesto, che per lavoro si infilava nei forni bollenti dei fornai di Roma per ripararli, con la sola protezione di un sacco imbevuto, fu scoperto dai grandi Pingitore e Castellacci mentre faceva il “battutista” nella trattoria Picchiottino con gli altri venditori del centro di Roma. Così Pingitore chiese all’oste: “Ma quello chi è?”, e lui rispose: “Ma quello è Franco, uno del quartiere”.

bombolo2Per lui tutto nacque così. Il libro è una sequela incredibile di racconti brevi sui vari momenti della vita dell’attore. Esilaranti, incredibili a volte toccanti. Come quando vede suo fratello tornare dalla guerra cambiato e trovare nella sua borsa da soldato un tubetto dei “Canadesi”. “Bono”, aveva detto. In realtà era dentifricio però, considerando che la cioccolata non l’aveva mai vista prima, se l’era mangiato tutto. Il fratello preoccupato lo voleva portare all’ospedale perché aveva cominciato a fare le bolle dalla bocca, ma lui si era rifiutato: “No, la lavanda gastrica no! Pe na vorta che avemo magnato bene!”.

O quella volta che l’antipatico tenente che lo teneva sempre sotto tiro durante il servizio di leva, lo aveva punito facendogli pulire tutte le pentole della caserma. Anche la più grande, che per lavarla bisognava infilarcisi dentro. E mentre toglieva i cannolicchi incrostati dalla pentola e il tenente stava per andarsene, lui aveva sussurrato un liberatorio “‘Tacci tua!”, che la pentola però aveva amplificato facendolo sentire urbi et orbi. E già un’altra punizione. Immaginate tutto con la voce tipica dell’amato Bombolo e la vita diventa commedia.

Un personaggio sempre in bilico tra ironia e malinconia, speranza e disillusione. In due parole, la realtà.

 

IL LIBRO

Franco “Bombolo” Lechner, comico e romano (Roma, 22 maggio 1931 – Roma, 21 agosto 1987). Per raccontarlo questo libro parte da un’intervista esclusiva a Tomas Milian raccolta in Florida, e poi procede con testimonianze raccolte da chi lo conosceva meglio, sia sul piano umano che professionale. Pier Francesco Pingitore, Martufello, Alessandra Cardini, Galliano Juso e molti altri. E poi attraverso una grande quantità di documenti inediti messi a disposizione dalla famiglia Lechner. La storia di Bombolo viene ripercorsa dagli esordi al Bagaglino fino al cinema con Tomas Milian e al sodalizio artistico con Cannavale.

https://www.youtube.com/watch?v=vrAmhM8oaNM