Lo sapevate perché il Santuario di San Vittorino ha una forma architettonica avveniristica

12 / 01 / 2017

Il Santuario di San Vittorino è uno dei luoghi di culto più frequentati del nordest romano. Dedicato alla Madonna di Fatima, la sua fama va anche oltre l’hinterland della capitale e non solo per la spiccata devozione dei fedeli che, quotidianamente, lo visitano in gran numero. 
 
 

 

L’edificio, infatti, si caratterizza anche e soprattutto per la particolare forma architettonica che lo rende un unicum nel suo genere. La si può ammirare anche percorrendo l’autostrada A24 tra le uscite di Tivoli e Castel Madama, con gli avventori inevitabilmente attratti nell’osservare la cuspide della chiesa che svetta, imperiosa, tra ulivi e campi coltivati.

La costruzione del santuario che ricade nel territorio della diocesi di Tivoli, è stata avviata nel 1970 e conclusa nel 1979 su progetto dell’architetto Lorenzo Monardo, già progettista a Roma, nella stesso periodo di un’ulteriore chiesa, sempre dedicata alla Madonna di Fatima, tuttora ubicata nei pressi di Via Trionfale.

L’architettura del Santuario, avveniristica e inusuale per un luogo religioso, richiama non pochi motivi simbolici. Innanzitutto, la forma dell’edificio, priva della cupola, riprende quella di una tenda a pianta circolare, della stessa tipologia di quella che, stando ai testi sacri del cristianesimo, custodiva le Tavole della Legge ricevute da Mosè sul Monte Sinai, emblema dell’alleanza tra Dio e il suo popolo.

A sua volta, la cuspide che sormonta la chiesa, ha una forma slanciata che si eleva verso il cielo e sta a indicare il legame di vicinanza con il mondo ultraterreno verso il quale i fedeli rivolgono le loro preghiere e richieste di intercessione.

La combinazione tra la base circolare dell’ingresso e la particolarità della struttura sovrastante è inoltre funzionale a creare uno spazio interno ampio, senza barriere architettoniche, privo di navate e colonne, perfettamente fruibile dai fedeli. Anche questo espediente architettonico rappresenta un ulteriore richiamo alla devozione e alla possibilità di immergersi, pienamente, nel divino, nella meditazione e nelle preghiera.

Di fatto, è come se il Santuario avvolgesse i fedeli in un abbraccio reso ancora più vibrante dalla luce che penetra attraverso le vetrate colorate e inonda l’ambiente circostante nel quale si stagliano un sobrio altare di marmo bianco, un grande angelo a cui piedi vi sono le statue dei veggenti di Fatima e le pareti ornate con le stazioni della Via Crucis realizzate in bronzo dallo scultore Gabriele di Jagnocco.

 Alessandro Bianchi