Lo sapevate che l’aquila dello stemma di Tivoli richiama Federico Barbarossa

24 / 01 / 2017

E’ un’usanza antichissima quella di stati, popoli, città e famiglie di dotarsi di uno stemma che, corredato da vari elementi, ne identifichi peculiarità storiche e territoriali, tali da favorire un senso di identificazione e appartenenza in coloro che ne fanno parte.

Tra quelli delle città laziali, lo stemma di Tivoli è certamente uno dei più antichi, caratteristica questa, di fatto, inevitabile vista l’importanza che l’antica Tibur aveva avuto già in età romana con le vestigia di quell’epoca che ancora ne adornano il territorio. Alcuni di esse figuravano già in uno dei primi stemmi di Tivoli nel quale erano presenti due torri poste a ridosso su di un ponte con tre arcate su un fiume. Sulle torri suddette erano impresse due scritte, Nobilitas e Libertas, funzionali a ribadire l’indipendenza sostanziale della città.
Lo stemma siffatto che richiamava Ponte Lucano rimase immutato fino al medioevo quando Tivoli, alla stregua di altre numerose città di un’Italia divisa in stati e potentati locali, fu interessata dalle vicende politico-militari che coinvolgevano coloro i quali volevano porre la loro autorità su un territorio che, proprio per l’eccessiva frammentazione, ben si prestava a mire egemoniche ed espansionistiche. In un contesto simile si inquadrava l’ascesa di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero che aveva individuato nell’Italia l’avamposto ideale per tornare a imporre un’autorità imperiale che si ispirasse proprio al glorioso passato romano, proposito ambizioso che, tuttavia, si scontrava sia con l’opposizione libertaria dei comuni che con quella del papato, restio a un ridimensionamento della propria autorità.   
Nel 1155, dopo aver ottenuto varie vittorie nell’Italia settentrionale, Federico si mise in marcia verso Roma per essere incoronato imperatore da papa Adriano IV, un atto simbolico che avrebbe sancito, di fatto, la sua supremazia su buona parte della penisola. Prima di giungere a Roma, Barbarossa si accampò a Tivoli, nei pressi di Ponte Lucano. L’arrivo dell’imperatore ebbe risvolti immediati. Benchè indipendente, il comune tiburtino era di fatto sottoposto alla giurisdizione papale, poco gradita ai cittadini nei quali preponderanti erano le simpatie ghibellini filo-imperiali.
Fu così che, con Barbarossa alle porte della città, Tivoli decise di sottomettersi alla sua autorità, offrendo inoltre all’imperatore e alle sue truppe, vettovaglie e altri beni necessari a proseguire l’avanzata. Per ricompensare la scelta del comune tiburtino, Barbarossa, oltre a realizzare interventi su mura e fossati, le concesse un privilegio quasi esclusivo, quello di inserire sul proprio stemma l’aquila imperiale. L’effigie fu posizionata tra le due torri e ancora oggi svetta sul simbolo rappresentativo della città tiburtina colorato di rosso e blu, tonalità che richiamavano quelle indossate dalle milizie comunali nel medioevo.   

 Alessandro Bianchi