Lo sapevate che … Curiosità sul Carnevale di Tivoli

31 / 01 / 2017

Carnevale, tempo di maschere, carri, scherzi e folklore. Un momento di festa e divertimento che a Tivoli, si ripete ogni anno, consolidando una tradizione che rende il Carnevale tiburtino tra i più belli del Lazio insieme a quelli di altre città come Frosinone, Velletri, Civita Castellana, Ronciglione e Pontecorvo.

Nelle prossime settimane, fino al 28 febbraio, un ricco programma di manifestazioni coinvolgerà Tivoli, Bagni, Villa Adriana e Campolimpido con sei sfilate di carri allegorici, evento quest’ultimo particolarmente atteso non solo in città ma anche nell’hinterland tiburtino.
In attesa che la festa abbia inizio, eccovi qualche curiosità sul Carnevale di Tivoli e la sua storia.

–    Al cardinale Ippolito d’Este, colui che fece edificare la villa omonima con tutte le sue meraviglie architettoniche ammirabili ancora oggi in tutto il loro splendore, viene attribuito il merito di aver fatto conoscere i riti del Carnevale alla popolazione di Tivoli. Alla stregua di altri eminenti membri del clero dell’epoca, il cardinale d’Este si circondava di personaggi appartenenti al rango nobiliare o all’alto borghesia di Roma, città nella quale le usanze carnevalesche erano già praticate in epoca rinascimentale. Alcune di queste personalità venivano invitate dal prelato nella sua lussureggiante residenza tiburtina nel periodo pre quaresimale e qui festeggiavano il Carnevale con balli e feste in maschera, coinvolgendo anche gli abitanti del luogo.

–    E’ la festa di Sant’Antonio, a metà gennaio, a dare inizio al periodo carnevalesco tiburtino. In passato, protagoniste di tale avvenimento erano le cosiddette “Ghiogghiare” ovvero gruppi di giovani donne che attraversavano le vie cittadine con tamburelli e triccheballacche. La confusione che si generava, serviva ad avvisare gli abitanti che il Carnevale era iniziato e che, finalmente, era giunto il momento di cominciare a far festa fino all’inizio della Quaresima.

–    Tra Sette e Ottocento, le manifestazioni del Carnevale tiburtino si svolgevano in gran parte in Piazza Domenico Tani, sede del mercato cittadino. Qui avveniva l’avvenimento clou dei festeggiamenti ovvero l’accensione di un pupazzo di carta, rappresentazione allegorica del Carnevale stesso. Il rogo di un totem o di altre riproduzioni realizzate in materiale infiammabile costituisce tuttora uno dei rituali in stile carnevalesco più praticati specie nei piccoli centri di tutta Italia.

–    Le prime sfilate di carri allegorici furono realizzate, a Tivoli, negli anni seguenti all’Unità di Italia. Già in quel periodo, l’evento richiamava una grande folla di spettatori, affascinati dalla possibilità di assistere a uno spettacolo inconsueto e strabiliante che, in Italia, fu introdotto dalla città di Viareggio, capitale mondiale del Carnevale, nel 1873. La tradizione dei carri subì, inevitabilmente, un’interruzione durante le due guerre mondiali. Dagli anni Cinquanta, le sfilate, allestite dai comitati costituiti ad hoc per il Carnevale, ripresero con grande entusiasmo fino ai giorni nostri nonostante qualche sospensione dovuta a motivi organizzativi.

–    La maschera simbolo del Carnevale di Tivoli è lo Zibaldone, un personaggio che, come altri, con il suo aspetto non convenzionale, rappresenta il divertimento e l’allegria ovvero gli elementi fondamentali del periodo carnevalesco. Le caratteristiche principali dello Zibaldone sono gli eccentrici pantaloni a pois, la pancia sporgente e un’eccentrica capigliatura bionda che contrasta con il volto truccato.

 

 Alessandro Bianchi