Lo sapevate che il Commercio della Neve coinvolgeva in passato alcuni luoghi dei Monti Lucretili

08 / 02 / 2017

Ai contemporanei potrà sembrare un lavoro bizzarro, inconsueto e quasi immaginario, eppure per secoli, fino all’avvento delle prime macchine frigorifere collocabile a metà Ottocento, veniva praticato, nel Lazio, il cosiddetto Commercio della Neve, finalizzato alla conservazione e alla vendita di una materia prima, la neve stessa, che, trasformata in ghiaccio, in epoche prive di confort e tecnologia, era necessaria innanzitutto alla conservazione dei cibi ed utilizzabile anche in altri ambiti come quello terapeutico in quanto possibile surrogato antipiretico per la cura della febbre.

Il commercio della neve era diretto prevalentemente verso Roma e coinvolgeva i paesi montani dell’hinterland, in particolare, nel nordest, alcuni territori ora compresi nel Parco dei Lucretili nei pressi di Monte Pellecchia, una delle vette più alte dell’area protetta. La raccolta della neve avveniva ovviamente nella stagione invernale e coinvolgeva numerose maestranze che davano vita a una vera e propria “catena del ghiaccio.” In seguito alle precipitazioni, la neve veniva compressa e trasportata in appositi pozzi o cavità naturali (le cosiddette “conserve”) per essere ulteriormente compattata. Il clima freddo, favorito dall’altitudine, e una continua opera di sorveglianza da parte dei lavoranti, consentiva alla neve di solidificarsi e trasformarsi, in breve tempo, in blocchi di ghiaccio di varie dimensioni e peso. Quest’ultimi, quando richiesto, venivano caricati sui carri e trasportati nel luogo di destinazione durante le ore notturne per evitare, il più possibile, la liquefazione del ghiaccio.

 

Il Monte Pellecchia, compreso tra i territori di Licenza, Scandriglia e Monteflavio, ha rappresentato a lungo un’autentica fabbrica della neve in ciò favorito oltreché dalle ricorrenti precipitazioni anche dalla presenza, numerosa, di cavità e altri avamposti naturali nei quali immagazzinare il prezioso materiale da commerciare.  Particolarmente attivo risultava il paese di Monteflavio la cui neve-ghiaccio, veniva ritenuta, a Roma, di qualità più pregiata di quella proveniente da un altro territorio in cui il commercio della neve era alquanto fiorente, quello dei Castelli Romani.

 

A conferma dell’importanza che questa attività aveva per Monteflavio vi è l’edificazione di una cappella dedicata alla Madonna della Neve (ora sconsacrata), costruita come ringraziamento per l’intercessione della Vergine alle abbondanti nevicate che, negli anni, avevano consentito il proficuo svolgersi dei commerci, eventualità quest’ultima non sempre praticabile per la possibile mancanza di precipitazioni che non permetteva agli appaltatori delle commesse capitoline di poter rispettare gli impegni precedentemente presi con il committente al quale, peraltro, doveva essere versata un’imposta a garanzia dell’approvvigionamento.

                                                                           Alessandro Bianchi