Lo sai che.. che una regina dell’antica Palmira fu tenuta in ostaggio a Tivoli

07 / 03 / 2017

La città di Palmira patrimonio mondiale dell’umanità per le vestigia romane  che ne adornano il paesaggio desertico, è oggi tristemente nota per essere diventata, da mesi, uno dei luoghi più martoriati della guerra civile che sta dilaniando la Siria. Conquistata dai guerriglieri dell’Isis che hanno distrutto alcuni degli antichi monumenti per cancellare ogni traccia della civiltà occidentale, Palmira è stata recentemente riconquistata dall’esercito di liberazione siriano, coadiuvato dalle forze aree inviate dalla Russia.

La battaglia cruenta, le cui immagini sono visibili ogni giorno, nei telegiornali e sul web, ha scalfito ma non cancellato la storia millenaria di una città meravigliosa, legata  – pensate – a Tivoli da un personaggio, Zenobia, che di Palmira è stata regina negli anni del suo massimo splendore. Era il 268 d.c. quando Zenobia divenne sovrana di Palmira in seguito al matrimonio con il re Odenato, di quarant’anni più anziano di lei. Donna di grande bellezza, Zenobia, si vantava di discendere da Cleopatra d’Egitto, particolare quest’ultimo che contraddistinse la sua ambizione di potere e la volontà di difendere il suo popolo dalle mire egemoniche dei romani, presenti in gran parte del Medioriente.

Morto il marito Odenato – assassinato in una congiura ordita, pare, dalla stessa consorte – Zenobia si autoproclamò Augusta (imperatrice), avviando una serie di conquiste militari nei territori circostanti (Palestina. Cappadocia. Bitinia) che la portarono inevitabilmente a scontrarsi con Roma che non esitò a reagire. La guerra, inevitabile, con l’impero, al tempo governato da Aureliano, avvenne nel 272. I romani riconquistarono i territori precedentemente assoggettati da Zenobia e sconfissero, definitivamente, l’esercito di Palmira nella battaglia di Antiochia, preludio allo stanziamento delle legioni nella città siriana. Assediata dai romani, Zenobia, in fuga verso la Persia, venne raggiunta e catturata insieme al figlio. Su di lei pendeva una condanna a morte ma l’imperatore Aureliano decise di risparmiarle la vita e condurla a Roma per farne il simbolo vivente delle sue conquiste mediorientali.
Stando alle cronache dell’epoca, ammantate di leggenda, Zenobia fu condotta a Roma in catene d’oro. Esistono diverse versioni sulla sua sorte, vista l’assenza di fonti documentali certe. Una di esse riferisce che Zenobia si lasciò morire o venne uccisa a Roma per il suo rifiuto nel riconoscere l’unica autorità dell’imperatore Aureliano. Un’altra, racconta che Aureliano stesso, innamoratosi della regina, le concesse di vivere in una sorta di esilio dorato nell’antica Tibur. Qui Zenobia divenne un’influente matrona, sposò un governatore romano e condusse un’esistenza agiata, circondata dall’ammirazione degli abitanti tiburtini. A parziale conferma del soggiorno a Tivoli di Zenobia si ergono i ruderi delle cosiddette Terme di Agrippa (nei pressi di Tivoli Terme) conosciute anche con il nome di “Bagni della Regina.” E’ verosimile che, proprio qui, sorgeva la villa di Zenobia, nella quale la sovrana di Palmira trascorse i suoi giorni fino alla morte che dovrebbe essere avvenuta proprio a Tivoli nel 275, tre anni dopo il suo arrivo in Italia. Sulla morte di Zenobia circola anche un’altra leggenda, stando alla quale la regina venne decapitata e fatta seppelliere a Villa Adriana dall’imperatore Aureliano.

 

Alessandro Bianchi