Lo sai che … il Monte Catillo di Tivoli ospita rare specie naturalistiche

02 / 05 / 2017

Situato su un’altura alle spalle dell’abitato di Tivoli e facilmente riconoscibile per la croce metallica posta sulla sua sommità quasi a voler proteggere la città sottostante, il Monte Catillo dà il nome all’omonima riserva naturalistica protetta, istituita nel 1997. L’area si estende per  1320 ettari, ricade interamente nel territorio del Tivoli, confina con le vicine pendici dei Monti Lucretili ed è meta privilegiata di escursioni e passeggiate, in quanto facilmente raggiungibile dalla città.

Uno degli itinerari privilegiati per scalare il Monte Catillo è quello che si avvia nei pressi di Largo Massimo, vicino l’arco in travertino posto a pochi metri dall’ingresso di Villa Gregoriana.  Dall’arco, si sale in direzione del Villaggio Don Bosco e da lì si seguono le indicazioni del sentiero tracciato dal CAI con l’apposita segnaletica biancorossa, nota a chi è abituato a percorrere itinerari di montagna.

Percorrendo l’itinerario ci si può imbattere in alcune specie naturalistiche che rendono l’area di Monte Catillo un territorio particolarmente interessante per studiosi e appassionati di botanica e geologia. Sparsi tra la riserva, troviamo infatti esemplari di Olivo e Castagno selvatico, Ginepro, Orchidee selvatiche in via di estinzione, del cosiddetto Albero di Giuda e di Asfodelli gialli, una pianta che cresce in luoghi aridi e i cui fiori sbocciano nel periodo primaverile conferendo al paesaggio circostante un’impronta di colore di grande impatto.
Queste piante anticipano quella che è la principale peculiarità di Monte Catillo ovvero la presenza di esemplari di Sughera dalle foglie dentate, frutto di un’ibridazione tra cerro e sughera stessa. Nella fattispecie, la particolarità di questa specie risiede nel fatto che nasce e si sviluppa su di un terreno arido e calcareo quale quello appunto del Catillo, caratteristiche che le rende una vera e propria rarità botanica. Proprio per questo motivo, la cosiddetta Sughereta di Sirivindola (questo il suo toponimo) è stata indicata come “Biotipo” dalla società botanica italiana già dal 1971. Tra le ipotesi formulate per spiegare la presenza di queste piante vi è la vicinanza con le cascate dell’Aniene, capaci di generare una sorta di microclima specifico tale da influenzare la vegetazione dell’area più meridionale della riserva, non a caso quella dove è situata la sughereta stessa.
Un vero e proprio tesoro naturalistico, purtroppo meno esteso e rigoglioso rispetto al passato a causa dei ricorrenti incendi molti dei quali di origine dolosa che, ogni anno, puntualmente, in estate interessano il Monte Catillo, estendendosi nelle area circostanti. Una piaga ricorrente e difficile da debellare che deturpa irreparabilmente un’altra bellezza tiburtina.

Un vero e proprio tesoro naturalistico, purtroppo meno esteso e rigoglioso rispetto al passato a causa dei ricorrenti incendi molti dei quali di origine dolosa che, ogni anno, puntualmente, in estate interessano il Monte Catillo, estendendosi nelle area circostanti. Una piaga ricorrente e difficile da debellare che deturpa irreparabilmente un’altra bellezza tiburtina.

 Alessandro Bianchi