Lo sapevate che l’Aeroporto di Guidonia era un centro aeronautico all’avanguardia a inizio Novecento

16 / 05 / 2017

Intitolato alla memoria del tenente colonnello Alfedo Barbieri, abbattuto sui cieli di Lubiana (Slovenia) nel 1916 durante la prima guerra mondiale , l’ Aeroporto di Guidonia ha compiuto, lo scorso anno, 100 anni dalla sua inaugurazione.

E’ una storia ricca di fascino quella dell’aeroporto guidoniano che ha vissuto, a inizio Novecento, anni di autentico fulgore nel quale è stato uno dei centri aeronautici più all’avanguardia d’Italia e d’Europa. Nato inizialmente come Campo di Aviazione e scuola per Allievi Piloti, l’aeroporto comincia a ampliare strutture e attività nel 1925, in epoca fascista, quando l’allora Commissariato dell’Aeronautica, decise di rendere permanente il provvisorio campo di aviazione, istituito nove anni prima per le concomitanti esigenze belliche, e renderlo un centro di innovazione nell’ambito aviatorio in cui ai corsi di addestramento al volo potessero affiancarsi sperimentazioni e utilizzo di nuove conoscenze e tecniche.

Fu così che, negli immediatamente a seguire, l’Aeroporto Barbieri potè dotarsi di strutture e mezzi, ai tempi vanto assoluto per l’industria aeronautica nazionale. Nel 1926 venne inaugurata una Galleria del Vento, mezzo indispensabile nel settore aerospaziale per la simulazione delle condizioni del volo e lo studio del comportamento di corpi e oggetti in particolari condizioni pressione, temperatura e forze esterne. Alla citata Galleria del Vento, venne affiancato un Ufficio Tecnico che poteva disporre di un laboratorio sperimentale nel quale testare le operazioni di intelaiaggio degli aeroplani (all’epoca costruiti in legno) nonché la funzionalità delle strumentazioni di bordo necessarie al volo.

A seguire, tra il 1927-28, all’aeroporto Barbieri fu costruita un’avveniristica pista di decollo pavimentata lunga 1300 metri. Nel frattempo, la sperimentazione proseguiva e venne messo a punto il prototipo di un aereo, l’S64, destinato a percorrere grandi distanze nonché collaudato il cosiddetto Autogiro, antenato dei moderni elicotteri. A uno dei primi voli dell’Autogiro costruito a Guidonia assistettero il re Vittorio Emanuele e Italo Balbo, ministro dell’aeronautica regime fascista. Tale fu il successo di queste iniziative che, nel maggio 1928, venne avviata all’aeroporto Barbieri, su indicazione dello stesso Italo Balbo, la costruzione degli impianti della cosiddetta Divisione Superiore Studi ed Esperienze (DSSE). Quest’ultima venne inaugurata nel 1935 e comprendeva 5 gallerie del vento, una galleria ultrasonica, una grande officina adibita a centro sperimentale e una stazione radiotelegrafica.

Grazie a queste strutture e a vari record di velocità e percorrenza aeronautica raggiunti dai mezzi costruiti al Barbieri e da lì partiti per raggiungere paesi lontani come il Brasile o il Giappone (impresa quest’ultima avvenuta nel 1942 trimotore SM75), l’Aeroporto divenne un vanto per il regime fascista con Benito Mussolini che, nel 1937, inaugurò, nei pressi del polo aerospaziale, l’attuale città di Guidonia, il cui nome è ispirato a quello di Alessandro Guidoni, capo e fondatore del Genio Aeronautico fascista, morto durante la sperimentazione di un paracadute.
Con l’inizio della seconda guerra mondiale, le attività dell’aeroporto inevitabilmente scemarono. Dopo la firma dell’armistizio l’8 settembre 1943, la struttura fu abbandonata, occupata dai tedeschi e successivamente bombardata dagli alleati. Dopo la guerra, l’aeroporto fu riaperto ma senza il fervore degli anni passati, ormai lontano ricordo. Oggi l’Aeroporto è sede di vari enti e ospita prove di selezione per coloro che vogliono arruolarsi in Aeronautica.

 Alessandro Bianchi