Lo sai che … Tivoli e Castel Madama entrarono in conflitto nel Cinquecento a causa del pagamento di una tassa

06 / 06 / 2017

Chi ha studiato la storia o è semplicemente appassionato degli eventi delle epoche passate sa che, in epoca moderna, ricorrenti conflitti opponevano cittadini e autorità per il pagamento di tasse e gabelle sempre più gravose e opprimenti nei confronti di coloro che si guadagnavano da vivere con tanta fatica e poche risorse a disposizione.

Non era affatto raro che simili discordie inerenti le entrate fiscali scatenassero liti di non facile soluzione anche tra le città, desiderose di rimpinguare le proprie finanze con ogni mezzo possibile. Fu proprio il pagamento conteso di una tassa a scatenare, nel 1500, un prolungato conflitto tra Tivoli e Castel Madama, in quella che è passata alla storia come la lotta per la Gabella del Passo.

All’epoca Castel Madama era conosciuta come Castrum Sancti Angeli. Il suo territorio era caratterizzato da un’agricoltura intensiva, i cui prodotti affluivano copiosamente a Roma per soddisfare le richieste della corte pontificia e dei tanti nobili casati che avevano notevole influenza nelle vicende politiche e sociali della Città Eterna. I beni agricoli di Castrum Sancti Angeli erano talmente apprezzati che papa Leone X (1513-1521) decise di esonerarli da ogni tassa che doveva essere pagata al loro passaggio nelle città che precedevano Roma. Tra queste vi era in primis Tivoli che non gradì affatto la decisione del pontefice e reagì di conseguenza, pretendendo quanto dovuto dai castellani i quali, per raggiungere la capitale, dovevano necessariamente oltrepassare la Porta Adriana posta sotto l’acquedotto degli Arci.

Le rimostranze dei tiburtini sortirono il loro effetto allorchè con l’elezione di Paolo III la tassa sul passaggio dei merci venne reintrodotta seppur provvisoriamente, una decisione che scontentò e non poco i castellani i quali non si fecero trovare impreparati. Per mantenere l’esenzione ed evitare l’esborso a favore di Tivoli, i castellani decisero di costruire un ponte sull’Aniene e cambiare così itinerario verso Roma senza attraversare la città confinante. I tiburtini, infastiditi dall’affronto, lo distrussero, acuendo ulteriormente le ostilità che sfociarono in autentiche rappresaglie, su tutte quella dell’uccisione di sei castellani.

Allorchè la vicenda diveniva sempre più intricata, nel 1555, l’allora vescovo di Tivoli, Giovanni Andrea Croce, con un atto d’autorità decise di appianare i conflitti con un provvedimento che stabiliva il pagamento della gabella da parte dei castellani in cambio della cessione di Tivoli alla stessa Castel Madama di alcuni terreni confinanti. Sebbene più affievolito rispetto al passato, il contenzioso tra le due città non si esaurì del tutto e si protrasse anche nel Seicento fino a risolversi successivamente sempre con l’intervento, decisivo, delle autorità religiose.

 

Alessandro Bianchi