Lo sapevate che la Porta dell’Ospedale di Tivoli era uno degli antichi ingressi della città

08 / 06 / 2017

Quante volte arrivando a Tivoli dalla via Tiburtina Valeria vi sarà capitato, prima di raggiungere a piedi o in auto, il centro cittadino di imbattervi nell’Ospedale San Giovanni Evangelista che sovrasta il Lunganiene. Due sono le entrate del nosocomio tiburtino, quella laterale che immette al Pronto Soccorso e l’altra, situata poco lontano dalla rotatoria stradale, che conduce ai padiglioni della struttura. Quest’ultima è stata ricavata da una precedente arcata al cui interno è collocato un antico portale ligneo ora in pessimo stato di conservazione.

Ebbene non tutti sanno, pur essendoci passati vicino varie volte, che quell’arco e quel portale rappresentano un ulteriore patrimonio storico per la città. Nel Medioevo e in età moderna, infatti, l’attuale varco di entrata all’Ospedale rappresentava una delle porte d’ingresso a Tivoli, in particolare per gli avventori che provenivano dall’area empolitana ovvero da Castel Madama e dintorni. Più precisamente, quella porta assolveva a una funzione ben precisa e assai comune nelle realtà cittadine dell’epoca. Era infatti una delle cosiddette porte daziarie ovvero avamposti che imponevano a coloro che li oltrepassavano il pagamento di una tassa, il cui importo era stabilito dalle autorità comunali, che gravava soprattutto sui beni e le merci trasportate dai mercanti o dai produttori locali, le quali erano destinate alla stessa Tivoli oppure ad altre città, prima fra tutte Roma cui approdavano soprattutto i prodotti agricoli provenienti dall’hinterland.

Un obbligo, quello del pagamento della tassa, sempre avversato da coloro su cui gravano le imposte. Fu per questo motivo che quella porta d’ingresso a Tivoli fu incendiata nel Cinquecento dagli abitanti di Castel Madama che non volevano più sottostare al pagamento dell’odiosa gabella. Un affronto cui i tiburtini reagirono prontamente con spedizioni punitive che portarono all’uccisione di alcuni abitanti castellani. Ritorsioni ed episodi di violenza che precedettero la ricostruzione della porta che fu completata nel 1540 con un’effigie emblematica a corredo “Ignitas Portas extinsit sanguine Tibur” ovvero “Tivoli estinse col sangue le porte bruciate.”

Da allora il portone daziario è rimasto sempre al suo posto, divenendo vittima indifesa del trascorrere inesorabile del tempo e della poca manutenzione. Per questo motivo si è deciso, finalmente, di porre fine a questa situazione di degrado e di procedere alla restaurazione della Porta, nell’ambito di un maxi intervento, finanziato dalla regione Lazio, che interesserà anche l’interno dell’Ospedale con la ristrutturazione antisismica dei locali e il miglioramento dei servizi sanitari offerti. L’inizio dei lavori è stato annunciato lo scorso aprile e la loro conclusione è prevista tra 18 mesi. La priorità va ovviamente all’Ospedale ma l’auspicio ulteriore è anche quello di ridare decoro a un altro cimelio tiburtino.

 Alessandro Bianchi