Diari di viaggio: “Il momento più bello? Il giro in mongolfiera in New Mexico”

01 / 08 / 2017

I chilometri infiniti delle highways che attraversano spazi immensi e incontaminati, la natura mozzafiato dei parchi e delle montagne, i cowboys e gli indiani, le luci e gli skyline delle grandi città. L’America ha mille volti e mille anime, è un’essenza che sfugge a una definizione, un mito per chi, come noi, la guarda dall’altra parte dell’atlantico attraverso gli occhi del cinema, delle serie tv, della musica.

Per Matteo di Tomassi, ventinovenne di Gerano, gli USA sono una vera passione: negli ultimi cinque anni ha percorso il paese in lungo e in largo con ben 6 viaggi ed è sicuro che ci ritornerà perché ci dice “ogni volta non basta, si torna a casa con la consapevolezza di avere ancora molto altro da scoprire”.  Matteo ci ha raccontato il suo ultimo viaggio, nel giugno scorso, durante il quale insieme al suo amico Enrico Proietti ha percorso in 28 giorni on the road un itinerario nel sud coast to coast dalla Lousiana fino a Las Vegas, alla ricerca dell’autentico spirito americano, della culture ricchissime e meno conosciute dell’entroterra, di quella libertà fatta di asfalto e chilometri che è forse uno dei più grandi e celebri miti dell’America.

Matteo, come nasce la tua passione per gli Stati Uniti?
Ho cominciato a sognare un viaggio in America sin da bambino, guardando l’NBA americana di cui sono un fan accanito. Crescendo mi sono appassionato sempre di più a questa cultura che per alcune cose è simile alla nostra, mentre per altre è completamente diversa. Amo gli USA per la sua anima multiculturale e per la diversità dei suoi paesaggi: c’è tutto dal deserto ai laghi, le montagne e le grandi città, non puoi non amare gli Stati Uniti.
image2A giugno sei partito per la sesta volta con destinazione USA insieme al tuo amico Enrico. Che zona hai esplorato questa volta?
Mi sono concentrato sulla parte sud facendo un percorso coast to coast dalla Louisiana fino alla California, passando per Texas, New Mexico, Arizona, Colorado, Utah. Ad attirarmi di questa zona le bellezze naturali, gli spazi incontaminati, ovviamente il Gran Canyon, ma anche il desiderio di scoprire il lato selvaggio degli Stati Uniti, la parte degli stati più interni.

Avevi programmato l’itinerario nel dettagli o sei andato all’avventura?
Quando viaggio amo programmare l’itinerario nei dettagli, pensare tutti gli eventuali spostamenti e prenotare gli alberghi, non mi piace trovarmi impreparato quando sono così lontano da casa! Vivo il viaggio anche come una vacanza, preferisco essere tranquillo e rilassarmi senza trovarmi in situazioni di disagio o di pericolo. Credo che sia anche questione di carattere, non giudico chi preferisce i viaggi “all’avventura estrema” , ma penso che non facciano per me.

Come avete gestito gli spostamenti?
Abbiamo affittato una macchina e fatto il percorso “on the road” alternandoci alla guida, credo che sia la modalità più bella per viaggiare in America, per scoprirla a partire da uno dei suoi simboli, le lunghissime highways circondate da spazi naturali sterminati. Spesso si passano intere giornate in macchina ma è anche questo il bello: godersi il viaggio, il paesaggio che cambia, scoprire che non ha importanza solo la destinazione, ma anche il percorso fatto per raggiungerla.

Quale è stato il momento più bello del viaggio?
Sicuramente un’esperienza indimenticabile è stata il giro in mongolfiera in New Mexico, uno dei più bei momenti di tutti i miei viaggi negli USA. All’inizio ero un po’ preoccupato ma una volta vinta la paura lo spettacolo dall’alto è stato meraviglioso, lo rifarei altre mille volte. Tre anni fa avevo provato un’esperienza simile con un giro in elicottero sul Gran Canyon.

Una sorpresa che non ti aspettavi e ti ha colpito positivamente?
Mi ha colpito molto la differenza tra le popolazioni degli stati centrali come Colorado, Nevada e Arizona rispetto a quelle delle grandi città: in questi stati la popolazione è molto più legata alle proprie tradizioni, si respira l’aria dell’autentica cultura americana. In questo senso ho apprezzato molto Cady, la città in cui è stato inventato il rodeo, in cui sembra di trovarsi proprio in film western con gli abitanti che indossano i cappelli da cow boy a cui tengono moltissimo, li considerano come un simbolo della loro tradizione, guai a chi glielo tocca! Diversissima ma altrettanto meravigliosa invece la cultura del popolo degli indiani Navajo, che gestiscono il parco della Monument Valley in Utah.

Dopo tanti viaggi in America puoi considerarti un vero esperto: che consigli daresti a chi vuole fare un primo viaggio negli USA?
Consiglierei un viaggio on the road perché è il modo più autentico di vivere l’America, la guida non è impegnativa perché le strade sono ampie ed è più facile perdersi nelle nostre intricatissime strade europee che lì, soprattutto se si usa il navigatore. Per l’itinerario di un primo viaggio è perfetto il classico Coast to Coast partendo da New York e toccando le mete più celebri e irrinunciabili del paese: Arizona, Gran Canyon, Monument Valley e California. È un percorso che si può fare anche in 20 giorni se ben programmato.

Prossima meta?
Il mio prossimo viaggio sarà alle Bahamas: amo le isole tropicali, sono stata in Polinesia e adesso sogno le Hawai. A maggio invece andrò in Giappone, sono molto curioso di scoprire un mondo così diverso dal nostro come una civiltà orientale.

 

Di Elena Giovannini