Patrizio Maria – Celebre chitarrista, una vita sul palco insieme a Ivan Graziani e Little Tony

Due album all’attivo con migliaia di copie vedute, tournée assieme ad alcuni dei più grandi cantautori italiani

17 / 12 / 2018
Patrizio Maria 41 anni Chitarrista

Due album all’attivo con migliaia di copie vedute, tournée in tutta Italia assieme ad alcuni dei più grandi cantautori italianie quel sound originale e raffinato che distingue dasempre la sua musica. Si chiama Patrizio Maria, 41 anni, abruzzese di San Benedetto del Tronto, da 22 anni nella capitale e da 5 a Fonte Nuova. “Mi ritengo un cantautore senza sedia” dice di sé il musicista laureato in filosofia e conosciuto anche per le preziose collaborazioni tra cui quelle con Little Tony, Alberto Camerini e soprattutto Ivan Graziani, figura centrale della sua vita e della sua carriera, di cui ha aperto un intero tour a soli 15 anni. Cantante, chitarrista, corista e autore, Patrizio Maria ha cominciato giovanissimo a far conoscere i suoi primi brani nella costa adriatica. Ad oggi, ha pubblicato
due dischi da solista – “India Londinese” uscito nel 2009 e “Banana Confused” presentato nel 2012 e girato interamente a Londra – e sta lavorando ad un terzo album.
“Il mio genere? Non credo di appartenere a nessuna categoria. Sono un piccolo marchio di fabbrica con tanti amori musicali”.

Chi è stato per lei Ivan Graziani?

A livello personale una figura che mi ha dato tantissimo. E che ha lasciato un vuoto incolmabile. Una persona pronta a darti sempre una pacca sulla spalla anche quando le cose andavano male.
Ma non era il tipo che si prendeva la briga di darti consigli, non aveva questa vena da artista famoso. Le cose me le mostrava e io le rubavo con gli occhi. E’ stata una figura paterna che ha indirizzato la mia vita. Un generoso, mai soffocante ed autoritario. Mi diceva sempre: “sei il mio terzo figlio”. Ero scapestrato e ribelle, e questo a lui piaceva molto.

Parliamo del vostro primo incontro.

Con Alberto Camerini Era un’estate particolare. Volevo lavorare, ancora non l’avevo mai fatto. Per tre giorni, prima che mi mandassero via, ho fatto l’aiuto bagnino in uno stabilimento di Alba Adriatica dove l’ho incontrato per la prima volta. Ero un ragazzino riservato e timido. Lui se ne stava lì con la sigaretta, il cappello di paglia e gli occhiali rossi. E ha cominciato a darmi fastidio, invitandomi a pulire meglio la spiaggia. E io, mentre lo facevo, canticchiavo le sue canzoni finché a un certo punto mi dice: “mi hai stufato, i miei pezzi li conosco”. Poi si è scusato e mi ha offerto un tè.

A 15 anni già conosceva i suoi brani?

All’età di 4 anni mi portarono a un suo concerto. Fu il primo della mia vita. Com’è finito quel primo incontro sulla spiaggia? Abbiamo parlato a lungo. E ho scoperto che conosceva mia madre. Infatti mi chiese di rivederla quella sera stessa a casa nostra. Ovviamente non credevo venisse davvero. Finché non ho visto la sua Mercedes arrivare sotto casa e lui scendere con una torta al limone. Quella sera ha voluto ascoltare una mia canzone. Cantai “L’amore delle piccole cose”. Restò affascinato. E ne suonai altre.

Poi che è successo?

E’ sparito per sei mesi. Possedevo il suo numero, ma non l’avevo mai chiamato. Poi un giorno mi cercò e passò a prendermi. Siamo andati a una reunion della band dove suonava da piccolo, e mi ha presentato come il ragazzo che avrebbe aperto i suoi concerti. Gli dissi che era pazzo, che avevo solo 15 anni. Rispose che avrebbe deciso lui per me. E così siamo partiti in tournée insieme.

Che esperienza è stata aprire i suoi concerti in giro per il Paese?

Suonavo e cantavo pezzi miei, tra merendine e lattine che arrivavano sul palco. Da nord a sud mi dicevano: “zingaro scendi del palco, vogliamo Ivan”. La tournée è durata un anno e ogni sera prendevo insulti. Ivan mi ha dato la possibilità di girare moltissime piazze e nello stesso tempo coltivare il mio studio al liceo artistico. Di lì in poi ho ricevuto supporto musicale. Stava producendo un mio lavoro che abbiamo registrato nel suo studio. Abbiamo fatto anche alcuni pezzi insieme. Il disco però non è mai uscito perché poi la sua malattia si è aggravata. E il 1 gennaio ’97 se n’è andato.

Che anni furono quelli successivi alla scomparsa di Ivan Graziani?

Anni di black out. Non volevo più suonare. Mi ero trasferito a Roma ed avevo appeso le chitarre al muro. Poi un giorno dopo due anni – nel ’99 – Maurizio Montanesi, storico fonico che ha lavorato con Ivan per tanti anni, ha fatto incursione a casa mia. Mi ha preso a schiaffi dicendomi che avrei dovuto fare quello che mi aveva detto prima della sua morte. E mi ha consegnato una lettera che Ivan aveva scritto per me. Così ho ripreso a scrivere canzoni e fare tour. Ho lavorato tre anni con Alberto Camerini, e dal 2002 al 2014 ho fatto parte della band di Little Tony. Ho pubblicato due album e sto lavorando ad un terzo.

“Io c’ho l’ansia” è il suo brano più famoso. Perché l’ha scritta?

Ho sofferto molto di attacchi di panico e ansia. Ma oggi, a 41 anni, la ritengo una cosa positiva. Dico sempre che si cura con i colori e la cioccolata. Io l’ho esorcizzata così, mettendola in musica. Poi grazie a Maurizio Montanesi è uscito un singolo trasmesso sulle più importanti radio nazionali, che ha fatto parte del mio primo album “India Londinese”. 14 mila copie vendute.

L’altro pezzo che spopola è “Dandy”…

Dandy sono io. Un personaggio che si barcamena in una società vuota, finta. Il dandismo per me è vivere il presente. Un inno alla bella vita, non intesa in modo superficiale ma basata sulla creatività. Oggi invece si vive di noia, dentro i social network. Nessuno legge più, nessuno strimpella uno strumento.

Le influenze più importanti per Patrizio Maria?

Seguo i movimenti artistici e culturali dei primi del 900. La patafisica, il surrealismo, il futurismo, il dadaismo. Mi piace farmi influenzare da queste cose qui. Cerco sempre di dare quel tocco cinematografico alla mia scrittura, attraverso la narrazione e le metafore. Parlo della mia vita e di quella delle persone che mi circondano. Nulla è inventato.

Lei che è stato al fianco di un pezzo da novanta della musica italiana, come vede i cantanti di oggi?

Dico sempre che ho avuto la fortuna di entrare nell’ultima fascia buona del cantautorato italiano. Io amo chi ha qualcosa da dire. Ma oggi è il contrario, sei famoso già alla seconda apparizione, ma non dici nulla. Chi ha dato al pubblico una parte di sé che non esiste, ha perso. Io ho preferito basare la mia carriera sulla coerenza e non sul successo. Ho detto più no che si. Ho scelto. E non ho rimpianti.