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Matteo Bonavolontà in Cina ad allenare i portieri del futuro.

03 / 01 / 2019
Matteo Bonavolontà 34 Preparatore della nazionale Cinese portieri Under 15

Ha iniziato la carriera di preparatore dei portieri giovanissimo ad appena 25 anni e ora che di anni ne ha 34 si è già conquistato una grande opportunità lavorativa.

Infatti è diventato il preparatore dei portieri Under 15 della Nazionale Cinese. Matteo Bonavolontà da qualche giorno si è trasferito tra Pechino e viaggia spesso a Najing, una città a centro chilometri da Shangai dove si trova il centro sportivo all’avanguardia della Federazione di calcio cinese.

Eretino doc, Matteo è cersciuto a Monterotondo Scalo e si è diplomato al Cardano. La passione per il calcio gli è stata tramandata da padre, allenatore per molti anni nelle giovanili del Monterotondo Scalo e del Monterotondo, che spesso lo portava con lui in panchina quando allenava i giovanissimi regionali del Monterotondo Scalo e aveva solo 5- 6 anni. Così dopo una breve parentesi nel judo a 9 anni ha iniziato la carriera nella scuola calcio della Lodigiani che a quei tempi era tra i settori giovanili più importanti d’Italia.

Da bambini tutti vogliono essere centravanti, tu perché hai scelto il portiere?

Perché piaceva tuffarmi ed ero attratto dai guanti e dalle maglie colorate e diverse dagli altri che avevano i numeri 1 di quel tempo come Campos del Messico su tutti , ai Mondiali Usa 94.

Prima di diventare preparatore, com’è stata la tua carriera da portiere?

Per otto anni ho militato nella Lodigiani arrivando fino alla categoria Allievi nazionali dove nell’ultima stagione abbiamo battuto la Roma di Aquilani. Lì ho avuto la fortuna di avere ottimi preparatori e allenatori. Poi sono passato nella Beretti della Sassari Torres. Giocavamo a Roma ed eravamo tutti ragazzi romani provenienti dai settori giovanili più importanti di Roma. Poi ho avuto due brevi parentesi con l’ Ascoli Primavera e poi a Lecco in C1, ma che purtroppo è fallito per debiti subito dopo la preparazione pre-campionato.

Quindi ho trascorso due stagioni in Serie D con il Guidonia e l’Ostia Mare per poi passare al Tor Di Quinto in Eccellenza, poi Fonte Nuova in Promozione, Castelnuovese dove ho iniziato ad allenare, Capena e Passo Corese in Prima Categoria per chiudere volutamente visto che non avevo mai giocato con la squadra del mio paese la mia breve ma intensa carriera all’Eretum a 28 anni.

Come sei diventato preparatore?

Avevo sempre una grande ammirazione per gli allenamenti da portiere, spesso quando mancava il preparatore organizzavo tutto l’allenamento da solo con poi il supporto dell’altro portiere della squadra. Se non mi allenavo nello specifico soffrivo come se mi mancasse qualcosa. Poi anche alcuni gravi infortuni mi hanno spinto verso l’abbandono del calcio giocato e a intraprendere l’attuale carriera. La carriera da preparatore è iniziata mentre ero ancora in attività, a soli 25 anni.

Come preparatore specifico dei portieri iniziai nella scuola calcio della Ss Lazio dove sono stato chiamato da un mio ex allenatore che avevo alla Lodigiani che a quel tempo era coordinatore dell’area portieri, e ho iniziato ad allenare i portieri della categoria pulcini.

E’ iniziato tutto da qui?

È stato emozionante fin da subito. Nel giro di tre anni sono riuscito a prendere tutte le qualifiche da allenatore fino ad arrivare alla più prestigiosa di Allenatore dei Portieri Professionista Uefa/Figc a Coverciano nel tempio del calcio. Nel luglio 2013 su consiglio di mio padre, allenatore con circa trent’anni di esperienza nei settori giovanili e sempre presente nelle mie scelte, abbiamo deciso di organizzare a Monterotondo il primo stage per portieri e ho coinvolto altri tre preparatori con le mie stesse idee.

Abbiamo deciso di offrire un servizio che rispecchiava ciò che succede nelle squadre professionistiche, a partire dal kit, al pranzo, all’ordine in campo e anche fuori, al rispetto delle regole e allenamenti che curavano ogni dettaglio, soprattutto tecnico. È stato un grande successo e così ho deciso di creare una vera e propria associazione insieme a mio padre come presidente, mio cugino Stefano Troiani amministrazione e gestione eventi e la mia compagna Federica Contini, il mio faro, che cura la parte marketing e web.

Poi ogni anno ci siamo sempre più perfezionati e migliorati inserendo figure come la Psicologa sportiva, il nutrizionista, i preparatori fisici laureati Iusm, gli allenatori specifici per la tecnica podalica, il video analista, migliorando il sito web e la comunicazione investendo su strutture all’avanguardia come il Salaria Sport Village dove è la nostra sede per la Scuola portieri e eventi, insieme ad Isola Farnese.

“Imparando Accademy “perchè?

Il nome Imparando Academy non è per caso ma perché con il tempo siamo diventati una vera e propria Academy, svolgiamo varie attività tra cui la scuola portieri, gli stage, i day camp, l’international camp novità di questa stagione organizzato al Mancini Park Hotel a Roma in collaborazione con la Next Gk di Toronto, le manifestazioni e i corsi per i preparatori dei portieri in collaborazione con L’Apport (Associazione Italiana Preparatore Portieri) in cui sono anche referente su Roma.

Siamo in crescita ma la cosa entusiasmante che sono in crescita tutti i nostri portieri, sia numericamente, visto che quest’anno abbiamo superato quota cento, e soprattutto qualitativamente.

La nostra filosofia non si limita solo in campo ma va a 360 gradi, ci teniamo a formare atleti e portieri ma soprattutto uomini capaci di superare qualsiasi difficoltà della vita.

Come sei arrivato a questo ruolo di prestigio in Cina?

Mi reputo fortunato perché sono riuscito a trasformare la mia passione principale in lavoro e il successo che sto ottenendo negli ultimi anni con i ragazzi è dovuto al fatto che mentre lavoro con loro sono rimasto sempre me stesso, senza dimenticare le radici e da dove sono partito.

Una cosa che ho capito con il tempo e con tutte queste esperienze all’estero (sono stato anche per 6 mesi preparatore dei portieri della nazionale femminile del Trinidad e Tobago con lo staff di Carolina Morace e molti stage in Canada e America) che le misure della porta sono sempre 7,32 per 2,44 e quindi la metodologia di lavoro, la passione e l’amore per questo ruolo non va mai modificata, magari un giorno allenerò i portieri su Marte e l’unica cosa che cambierà sarà la forza di gravità.

Sono arrivato in Cina casualmente, un mio collega e amico Antonello Brambilla Preparatore dei portieri della prima squadra del Cagliari che non smetterò mai di ringraziare, sapeva che non avrei rinnovato il contratto con la Lazio e mi chiese il mio curriculum visto che gli era arrivata una proposta dalla federazione Cinese e la mia figura, le mie esperienze e le mie qualifiche rispecchiavano in pieno ciò che cercavano.

Così dopo i primi contatti e colloqui telefonici al mister responsabile dello staff gli è piaciuto il mio cv e la mia filosofia e progetto di lavoro e dopo neanche mese sono partito ed ora mi trovo qui. E a pensare che avevo il biglietto aereo prenotato per il Canada dove dovevo andare a lavorare per un progetto e rimanere per circa due mesi con un Academy vicino Toronto dove spesso vado in estate a fare i summer camp.

Il tuo futuro lo vedi lì?

Un mio vecchio allenatore mi sempre diceva che in una squadra puoi rimanerci 10 giorni, 10 mesi o 10 anni.

Ho imparato che nel calcio non si possono fare programmi o progetti, bisogna dare il massimo sempre essere ambiziosi ma pronti al cambiamento, il mio futuro lo vedo in Italia magari in un grande Club, comunque qui c’è un grande progetto e non mi dispiacerebbe rimanere un bel po’.

Bisogna fare i risultati e meritarselo e poi lo vedremo a fine contratto. Comunque in Italia tornerò almeno 3-4 volte l’anno perché devo laurearmi: sono iscritto al secondo anno della UniSanRaffaele scienze motorie indirizzo calcio telematica.

Quanta differenza di qualità c’è nel loro calcio rispetto a quello italiano e poi, secondo te, è un divario che si colmerà?

Differenza ancora ce ne è molta. Stanno investendo tantissimo nel calcio ma ci vuole tempo, programmazione e pazienza soprattutto con i giovani. Ho avuto un grande impatto con i miei allievi non mi aspettavo tutta questa disponibilità al lavoro e voglia di imparare, sono impressionanti, sono dei soldati e imparano molto in fretta. La differenza principale dal calcio italiano è che c’è molta meno tattica e tecnica di base insufficiente.

Dove stai vivendo?

Vivo come base a Pechino città fantastica anche se molto fredda, ma ci spostiamo spesso nelle altre città sia per i raduni che per visionare nuovi giocatori nei club. Non ci limitiamo solo al lavoro in campo, spesso ci confrontiamo con gli allenatori delle squadre e seguiamo i giocatori della nazionale in ogni loro impegno per monitorare la crescita.

Cosa ti è piaciuto di più e di meno?

Mi è piace molto la disciplina e il rispetto delle regole. E poi la forte intesa che ho trovato con il mio staff, il selezionatore è il portoghese Luis Felipe Goncalves che è un grande professionista e ha allenato nello Sporting Lisbona un certo Cristiano Ronaldo oltre a tanti altri campioni e quindi per me è un grande prestigio lavorare con lui e Tiago Capaz altro allenatore professionista portoghese. Meno la comunicazione che è molto difficile perché quasi nessuno parla inglese ma solo cinese e la cena alle 6. Per il resto ci si abitua a tutto.

Cosa ti manca dell’Italia?

Forse la cosa che mi manca di più oltre agli affetti è il sole e l’aria pulita, perché c è molto inquinamento quasi dappertutto e spesso la smog copre il sole e c è sempre una nube . Miglior portiere italiano? Dopo Buffon dico Donnarumma anche se ha tantissimi margini e deve migliorarsi ancora molto, ma diventerà tra i migliori al mondo. Il migliore al mondo oggi? Direi Allison a occhi chiusi se fosse rimasto alla Roma allenato da Savorani, ma anche Areola e Courtois sono da podio.

Migliore di sempre?

Buffon. Quali sono le qualità più importanti per un portiere moderno? La bravura a leggere la situazione e questa spesso è innata ma si può sempre un po’ migliorare. Poi altre doti importanti dopo la struttura fisica che è diventata predominante sono il coraggio nelle uscite, la personalità, saper giocare con i piedi e naturalmente la tecnica ma noi nei giovani è l’ultima cosa che vediamo perché quella si insegna.

Da allenatore, quanto conta l’allenamento e quanto il talento?

Il talento se non è seguito da duro allenamento si perde. Soprattutto nel ruolo del portiere dove i dettagli e la costanza fanno la differenza.

Quali consigli dai ai tuoi atleti?

Di affrontare ogni allenamento come fosse una finale di Champions League dando il massimo ed ogni pallone ogni esercizio ogni secondo e importante perché è materiale che mettono nel bagaglio e alla fine del percorso formativo solo chi ha un grande bagaglio, una grande costanza , una grande tenacia di non mollare mai sarà più pronto e preparato per l’Olimpo dei grandi. Poi un altra cosa fondamentale è capire che l’errore è sinonimo di crescita, lavorarci sopra e migliorarsi ma nello stesso tempo dimenticarlo in fretta.