Nel garage dei Gentili Brothers: un viaggio nella storia delle due ruote

Alessandro Gentili 40 anni Imprenditore

Alessandro Gentili, quarantenne Sanpolese, insieme al fratello Federico (39) gestisce l’azienda di famiglia che si occupa di meccanica e produzione di gruppi elettrogeni. Quando ha del tempo libero dal lavoro si dedica alla passione per le due ruote, eredità di famiglia, e all’hobby di costruire modellini di aeroplani a motore: ne ha una vera collezione! La sua filosofia di vita? “se la vita ti da limoni, fai la limonata” perché, come ci racconta, “bisogna saper sfruttare le proprie abilità e il proprio talento, il mio è sempre stato la meccanica”.

Odore di benzina e polvere, pile di bulloni e motori d’epoca smontati in attesa di una nuova vita. E’ un tempio dedicato alla storia delle due ruote il garage di Alessandro e Federico Gentili, eredi di una passione di famiglia che dura da ben tre generazioni. L’Honda che avete visto in copertina, tenuta come un gioiellino, era del loro papà e l’adorabile Pit Bull che sta in bella posa insieme a lei si chiama Iggy in onore del celebre cantante Iggy Pop e dell’amore comune per la musica rock. I due “brothers” da sempre trascorrono il loro tempo libero dal lavoro nel loro laboratorio dove personalizzano, riparano o ricostruiscono moto d’epoca che negli anni hanno dato vita ad un piccolo “museo della Moto Selvaggia”, dove la storia dei motori si intreccia con ricordi di famiglia: ci sono i modelli che hanno segnato un’epoca come la Triumph del 1955 e la Triton del 1959, o la Guzzi del 1940 del nonno oltre alla Honda del 1970 con cui papà Fabrizio portava la mamma nelle loro prime uscite da fidanzati. Alessandro ci ha raccontato la nascita della sua pFaccio delle gite domenicali con le mie moto, ma per spostarmi utilizzo una normalissima Panda, preferisco che siano la mia passione e non la mia quotidianità. Anni fa ho fatto un tour in Sardegna insieme ad un amico con la mia Harley del 1988.assione e di questo luogo unico, dove per viaggiare nel tempo basta girare una chiave e accendere il motore.

 

Odore di benzina e polvere, pile di bulloni e motori d’epoca smontati in attesa di una nuova vita. E’ un tempio dedicato alla storia delle due ruote il garage di Alessandro e Federico Gentili, eredi di una passione di famiglia che dura da ben tre generazioni.

L’Honda che avete visto in copertina, tenuta come un gioiellino, era del loro papà e l’adorabile Pit Bull che sta in bella posa insieme a lei si chiama Iggy in onore del celebre cantante Iggy Pop e dell’amore comune per la musica rock.

I due “brothers” da sempre trascorrono il loro tempo libero dal lavoro nel loro laboratorio dove personalizzano, riparano o ricostruiscono moto d’epoca che negli anni hanno dato vita ad un piccolo “museo della Moto Selvaggia”, dove la storia dei motori si intreccia con ricordi di famiglia: ci sono i modelli che hanno segnato un’epoca come la Triumph del 1955 e la Triton del 1959, o la Guzzi del 1940 del nonno oltre alla Honda del 1970 con cui papà Fabrizio portava la mamma nelle loro prime uscite da fidanzati.

Alessandro ci ha raccontato la nascita della sua passione e di questo luogo unico, dove per viaggiare nel tempo basta girare una chiave e accendere il motore.

 

Alessandro, tu e tuo fratello Federico siete praticamente “nati” sulle due ruote..

Sì, a 4 anni già guidavo la mia minimoto meglio di come camminavo. Io e Federico siamo cresciuti nell’officina di famiglia specializzata nella costruzione di motori e gruppi elettrogeni e lì nonno Silvano, papà Fabrizio e zio Mario ci hanno trasmesso la loro passione per i motori, insegnandoci a riparare e costruire. Ad affascinarmi è più la meccanica che la guida: di tutte le moto che ho avuto, non ne ho mai comprata nessuna nuova, le ho tutte riparate o costruite io.

Quale è stato il tuo primo grande amore in fatto di motori?

La Vespa Special rossa del 71 con cui andavo a scuola che ho ereditato da mia zia quando avevo 14 anni, oggi l’ho “trasmessa” a mio cugino. Il mio secondo grande amore è stata la Giulia Alfa Romeo GT del 1971, fu un regalo di mio padre quando ancora non avevo la patente. È l’auto con cui ho imparato a guidare e che conservo tutt’ora come un gioiello, se potesse parlare avrebbe davvero tante storie da raccontare… ma preferisco che rimangano chiuse dietro i suoi sportelli!

Nel vostro laboratorio vi dedicate soprattutto a moto vintage di tipo Special (Chopper, Bobber, Scrambler e Cafe Racer), perché questo tipo di due ruote?

Perché sono quelle maggiormente personalizzabili, non sono un prodotto di serie asettico, ma pezzi unici che con il nostro lavoro tornano a funzionare o diventano ancora più speciali tramite la “Customizzazione”, cioè la personalizzazione. È come un vestito fatto a mano da una sarta rispetto a uno comprato in una grande catena: la differenza è in ogni singolo dettaglio.

Hai mai pensato di trasformare questa passione in un lavoro?

Assolutamente no, preferisco che resti qualcosa al di fuori dalla quotidianità e dagli obblighi che ogni lavoro comporta. Non voglio trasformarlo in una routine, è un’attività che svolgo per piacere, con libertà ed entusiasmo.

Quali sono le difficoltà nel restauro di una moto d’epoca?

Restaurare una moto d’epoca significa confrontarsi con una meccanica arcaica, con pezzi rari: spesso ci vogliono settimane per trovare un pezzo, ma ogni volta è una sfida diversa e appassionante.

I pezzi d’epoca sono spesso unici e di valore, quali regole segui per personalizzarli o ri-costruirli?

La mia filosofia è quella di rispettare al massimo l’epoca del pezzo, senza snaturarlo. Miglioro ciò che è possibile migliorare e lascio invariato ciò che è già bello.

Quale è la moto più bella che ti è capitato di restaurare?

A un mercatino dell’usato ho trovato una Triton del 1959, che giaceva smontata all’interno di grandi scatoloni. Una fortuna rara perché il modello è una sorta di Sacro Graal delle moto, ce ne saranno 2 in tutta Europa. Ci sono voluti 6 anni per ricostruirla, ma è stato un sogno: la sensazione era quella di lavorare su un oggetto senza tempo, eterno. Come per un appassionato di musica riparare il pianoforte di John Lennon.

La vostra officina è un piccolo museo della “Moto Selvaggia”, come è nata la vostra collezione? Cosa rappresentano per te le tue moto?

Nella nostra collezione ci sono Ducati, Harley, Triumph, Honda di diverse epoche. Molte moto le abbiamo acquistate che erano rottami e restaurate, altre sono un’eredità di famiglia: ci sono alcune moto Guzzi di mio nonno degli anni 40, una Bianchi dei primi anni 50 di mio zio, l’Honda di papà degli anni 70. Per noi hanno un valore affettivo inestimabile, sono parte della famiglia.

Ne sceglieresti una, che senti più tua?

Per me sono come figlie, non potrei mai preferirne una, sono tutte bellissime!

Hai anche tempo di guidarle?

Faccio delle gite domenicali con le mie moto, ma per spostarmi utilizzo una normalissima Panda, preferisco che siano la mia passione e non la mia quotidianità. Anni fa ho fatto un tour in Sardegna insieme ad un amico con la mia Harley del 1988.

La moto dei tuoi sogni?

La leggendaria Brough Superior SS100, guidata dall’agente segreto inglese Lawrence d’Arabia. I 300 esemplari prodotti prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale erano considerati le Rolls Royce su due ruote e oggi sono il sogno dei collezionisti.