Cave Guidonia – I sindacati: “Solo noi abbiamo portato proposte di rilancio”

Nella giornata di ieri, giovedì 31 gennaio 2019, si è discusso del tema cave in Regione dove, secondo le sigle FENEAL-UIL, FICLA-CISL, FILLEA-CGIL, oltre a “Generiche dichiarazioni sul rilancio del distretto, di fatto si è parlato quasi esclusivamente di controlli e procedure di ripristino, una voce vera fuori dal coro è stata la nostra che abbiamo portato al tavolo delle proposte vere di rilancio del lavoro”.

IL PROGETTO DI RILANCIO DELLE SIGLE SINDACALI – I sindacalisti Vernile, Mancini e Coltella spiegano: “un progetto di lungo periodo che arresti l’esportazione di materiale grezzo proveniente dal nostro territorio favorendo la lavorazione in loco del travertino estratto, con conseguenze positive sull’occupazione.  Le nostre proposte, inquadrate nelle direttive dettate dal provvedimento n.34/2018, non sono di corto respiro come la maggior parte di quelle ascoltate in audizione ma disegnano una prospettiva che vede la lavorazione al centro del distretto estrattivo e non ai margini come avviene oggi, inoltre contengono al loro interno in maniera intrinseca una diversa concezione di estrazione, più aderente alle mutate condizioni urbanistiche e ambientali del territorio”.

LE OSSERVAZIONI PRESENTATE – “Pensare al rilancio del settore limitando l’orizzonte ai recuperi ambientali ed ai controlli senza indicare una strada di possibile sviluppo significa decretarne la fine; mentre invece riteniamo che un nuovo modello di sfruttamento dei giacimenti non finalizzato alla mera estrazione di pietra, ma disegnato sulla valorizzazione del prodotto finito quale risultato di secoli di storia e cultura oltre che di professionalità nel trattamento del materiale sia la strada maestra da percorrere. Questa visione antica e al tempo stesso moderna del settore deve passare attraverso un processo di radicale modifica di questo modello produttivo, investendo in innovazione tecnologica e formazione professionale finalizzate all’incremento del valore aggiunto del Travertino facendolo diventare marchio inconfondibile di Roma e del Lazio. Questa visione non può essere realizzata se non attraverso investimenti sulla creazione di un marchio univoco di qualità e provenienza, il tutto passando per una modifica della legge regionale che imponga la lavorazione in loco del materiale estratto e riducendo progressivamente, l’esportazione di materiale grezzo; favorendo con investimenti promozionali e culturali tale processo, che potrebbe coinvolgere altri distretti e materiali facendo rinascere il polo di Tivoli/Guidonia, come centro lavorazione moderno e competitivo sui mercati internazionali non in termini di costi, dove saremmo sicuramente perdenti, ma in termini di qualità”.

I PUNTI DELLA PROPOSTA DI MODIFICA:

• istituzione, con legge regionale specifica, del marchio di qualità del TRAVERTINO ROMANO, che garantisca con apposito disciplinare, gli aspetti qualitativi, ambientali ed etici del prodotto nonché la sua tracciabilità.
• Sostegno, anche a valere su risorse dei Fondi Europei, all’innovazione tecnologica e professionale di imprese e lavoratori con particolare riferimento a nuovi prodotti e al riutilizzo razionale dei surplus di lavorazione, favorendo l’avvio di una economia circolare non più rinviabile per le condizioni economiche e ambientali del territorio.
• Definizione con legge regionale di quote crescenti di materiale da lavorare direttamente in loco dedicando in questo modo una quota certa, di materiale estratto, ad un progetto di filiera che sviluppi competenze professionali e occupazione stabile.
In alternativa al punto precedente:
• l’istituzione, con legge regionale di un apposito consorzio obbligatorio per l’estrazione e la lavorazione del travertino e/o delle pietre ornamentali del Lazio, subordinando il rilascio di nuove concessioni, come pure le proroghe e i rinnovi all’adesione a detto consorzio”.

(Foto di repertorio)