Deshedus, da Mentana a Milano per vivere il sogno del rock

SELEZIONATI da un noto produttore per registrare un singolo

06 / 02 / 2019

Ascoltarli è un viaggio nel tempo che riporta nelle atmosfere progressive rock degli anni 70.

Alessio Mieli, 22 anni, fondatore, compositore, cantante e chitarrista, Federico Pefumi, (19)

batterista e studente di informatica, Gabriele Foti, (16) bassista e studente del liceo Peano di Monterotondo: sono loro i tre talentuosi Deshedus, pronti ad entrare in studio a Milano per la registrazione del loro primo EP insieme a Mauro Paoluzzi, noto produttore (Nannini, Vecchioni, Bluvertigo ecc).

Il loro sogno è iniziato nella cameretta di una casa come tante a Mentana, dove Alessio, grande fan dei Pink Floyd, studiava chitarra e composizione e aveva allestito un vero e proprio studio di registrazione in cui auto-produceva le sue canzoni. Poi a giugno 2018 è arrivata la grande opportunità, il provino a Milano in cui lo stile progressive rock dei suoi pezzi è piaciuto a Mauro Paoluzzi. Proprio parlando con il produttore è nata l’idea di fondare una band, così il 30 dicembre Alessio era già sul palco in un locale di Roma insieme a Federico e Gabriele: erano nati i Deshedus.

Ora l’avventura continua con la produzione del loro primo EP che sarà mixato da Pino Pischetola, detto “Pinaxa”, (che ha lavorato con i Depeche Mode), e che vedrà la collaborazione del paroliere Elio Aldrighetti e della web producer Arianna Antinori, star del panorama rock-blues internazionale. Alla vigilia di questa grande avventura ci hanno raccontato i loro progetti per il futuro.

Ragazzi, cosa significa Deshedus?

Il nostro nome deriva da una divinità babilonese “Shedu”, il demone protettore delle case. Visto che siamo un gruppo abbiamo reso il nome al plurale “Shedus” e abbiamo inserito l’articolo, “de” in francese e non in inglese.

Come definireste il vostro genere musicale?

La nostra musica è progressive rock e riprende le sonorità degli anni 60 e 70, ci ispiriamo ai King Crimson e ai Pink Floyd. La prima impressione che ha avuto Mauro ascoltando i pezzi di Alessio è che fosse stato “ibernato” negli anni 60 e scongelato un anno fa, un po’ come il famoso personaggio Marvel Capitan America.

Oggi a 19 anni ascoltare rock non è una scelta usuale, vi è capitato di sentirvi “incompresi” dai vostri coetanei?

La maggior parte dei nostri amici ascolta il rap o il pop commerciale, quindi a volte la nostra musica è vista come qualcosa di “strano”. Ma non ci siamo mai vergognati, anzi siamo fieri di ciò che facciamo e abbiamo sempre risposto a tono alle provocazioni, ma con il massimo rispetto: al di là del genere ascoltato, che è una scelta personale, crediamo che l’amore per la musica ci accomuni tutti e sia universale.

Gabriele, tu sei il più giovane della band, cosa rappresenta per te la musica?

La musica per me è un mezzo di trasmissione delle emozioni e dei sentimenti, come la pittura e la poesia. Mi piace perché è immediata e universale: forse non tutti possono interpretare il significato di una poesia o capire un dipinto, ma tutti possono emozionarsi cantando una canzone o anche solo ascoltandola.

Federico, si può dire che sei cresciuto con le bacchette della batteria in mano: come è per te suonare nel gruppo e cosa ti aspetti da questa esperienza?

Sono entusiasta di far parte di questo gruppo che ha subito dimostrato serietà e passione per il progetto, mi aspetto di crescere tanto sia tecnicamente che personalmente, e spero di riuscire ad emozionare il pubblico così come io mi emoziono quando suono con i Deshedus.

Alessio, ci sveli una canzone dell’Ep a cui state lavorando a cui sei particolarmente legato?

Una canzone molto delicata per me è “il ragno”, l’ho scritta per dare voce ai miei sentimenti in un momento in cui una persona a me molto cara ha sofferto di attacchi di panico. Anche “il matto” è ispirato alla mia esperienza di vita, a un uomo del mio paese affetto da problemi psicologici. Guardandolo mi sono chiesto: e se fosse lui quello sano e noi quelli sbagliati? In fondo abbiamo un matto dentro, forse siamo solo più bravi a fingere di essere normali e ci nascondiamo per paura. Nella canzone “Proprietà Privata” parli di libertà ma anche di responsabilità per le proprie scelte.

Come ti è venuta questa idea?

Questo pezzo è una dichiarazione di libertà, perché la vita di tutti, come dice il testo è una “proprietà privata”, poi sta a noi aprire i cancelli dei nostri sentimenti e condividere esperienze con chi scegliamo come compagni di vita. è una canzone su cui ho lavorato molto, perché avevo in mente la parte strumentale ma non il testo: è stato una folgorazione improvvisa durante una mostra d’arte giapponese a Roma.

Quale è il vostro sogno per il futuro?

Riuscire a trasmettere emozioni, parlare al cuore delle persone, perfezionare il nostro obiettivo artistico. Speriamo che l’Ep sia un modo per comunicare chi siamo, lanciando una sfida “alternativa” al panorama musicale italiano. Con l’uscita del disco ci concentreremo sui live per portare la nostra musica a più orecchie possibili, poi lasceremo che sia