Guidonia, il giorno del giudizio per l’ex sindaco Rubeis

La Procura di Tivoli non ha dubbi: Eligio Rubeis raccomandava amici e candidati presso aziende che gli erano debitrici. Imprese per le quali si “spendeva” e dalle quali pretendeva riconoscenza.
Domani, venerdì 22 febbraio, al Tribunale di Tivoli sarà il giorno del giudizio per l’ex sindaco di Guidonia Montecelio arrestato all’alba del 20 luglio 2015 per corruzione e concussione.
Davanti ai giudici Nicola Di Grazia, Claudio Politi e Marianna Valvo che domani emetteranno la sentenza tireranno le somme la pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore Luigi Pacifici e l’avvocato Sante Foresta, legale di fiducia dell’ex sindaco.

 LE INTERCETTAZIONI – Un ex sindaco che si “inguaiò” da solo mentre parlava al telefono e proferiva frasi come “Sò Eligio e se me rode er culo…”.
Frasi intercettate e registrate che secondo gli inquirenti denotavano “la frenetica ed incessante attività del Rubeis che utilizza in modo disinvolto e autoritario la funzione pubblica per perseguire i propri interessi personali nonché quelli di amici e conoscenti, abusando in modo tracotante dei poteri ricollegabili alla propria qualità”.

 

I DUE CAPI DI IMPUTAZIONE

IL PRIMO CAPO DI IMPUTAZIONE – Due i capi di imputazione di cui l’ex sindaco deve rispondere. Il primo riguarda l’assunzione di una 26enne di Villalba all’Ipercoop presso il centro commerciale “Tiburtino”. Secondo la tesi della Procura, la struttura aveva una pregressa situazione di abusivismo commerciale da regolarizzare, il direttore dell’epoca fu intercettato nell’ufficio dell’ex sindaco mentre illustrava il piano di rimodulazione degli spazi commerciali di vendita per superare l’irregolarità, un lavoro che richiedeva tempo e che per questo il manager avrebbe chiesto a Rubeis di tenere lontana una vigilessa particolarmente zelante nei controlli e nei verbali.
Il sindaco lo rassicurò, ma al tempo stesso chiese se la 26enne di Villalba, nipote di un dirigente del “Guidonia Calcio”, fosse stata assunta come richiesto in precedenza.
La giovane verrà “sistemata” all’Ipercoop non prima dell’ennesimo “sollecito” di Rubeis. “Fatela chiamà, se no porco D… ‘sto centro pijo e glielo chiudo, eh”, recita testuale l’intercettazione telefonica del 10 marzo 2015.

IL SECONDO CAPO DI IMPUTAZIONE – Il secondo capo di imputazione riguarda un’altra assunzione e vede come “favorita” una 29enne di Villanova, già candidata alle elezioni di maggio 2014 nella lista civica di Rubeis. La ragazza aveva sostenuto un colloquio con l’Italian Hospital Group come infermiera, ma per avere più chance il 19 maggio 2015 si fece accompagnare nell’ufficio del sindaco da un ex assessore.
Durante l’incontro Rubeis al telefono contattò Marco Fortunato, il Direttore sanitario della casa di cura esponendogli la situazione. L’indomani il manager lo richiamò rassicurandolo sull’assunzione e chiedendo al sindaco di attivarsi per mandare in pagamento alcune fatture scadute per un totale di 900 mila euro. Sempre secondo l’accusa, l’ex sindaco lo tranquillizzò e contattò l’allora dirigente alle Finanze Gilberto Pucci per sollecitare la liquidazione, ma il funzionario gli fece notare che sussistevano alcuni problemi e l’ex primo cittadino ribadì: “Paga, sennò ci faccio brutta figura”.
Nel processo al sindaco Pucci, arrestato il 20 aprile 2017 nell’ambito dell’operazione “Ragnatela” e poi licenziatosi dal Comune di Guidonia Montecelio, è considerato parte offesa, perché sarebbe stato pressato dal sindaco affinché fossero pagate alla Ihg fatture per quasi un milione di euro.
L’ex dirigente alle Finanze è imputato per concussione nel processo “Rubeis-Bis” proprio insieme all’ex primo cittadino perché furono liquidati 50 mila euro in più nel maxi importo a sei zeri.
Un pagamento, giustificato da Pucci come un mero errore contabile, che la Procura considera invece un accordo corruttivo sulla base del quale Rubeis avrebbe garantito alla clinica una “corsia preferenziale” nei pagamenti in cambio dell’assunzione come infermiera di una candidata della sua lista civica.
Per aver incassato quei 50 mila euro il 28 giugno 2016 Marco Fortunato patteggiò davanti al Giudice Mario Parisi una pena di un anno e nove mesi per concussione, mentre all’Italian Hospital Group fu applicata una sanzione pecuniaria di 17.200 euro.

LE DEPOSIZIONI – Prima della discussione è prevista la deposizione del consigliere comunale del Partito democratico Emanuele Di Silvio e degli ex colleghi di partito Domenico De Vincenzi e Patrizia Carusi. I tre sono stati tirati in ballo nell’udienza del primo febbraio scorso da Massimiliano Benedetto, il 48enne autista di Colle Fiorito, ex escavatorista all’Inviolata per tre anni alle dipendenze della Cavatras srl, una delle aziende del gruppo di Manlio Cerroni, almeno fino al 15 marzo 2014, quando insieme ad altri 18 colleghi fu licenziato in seguito alla chiusura della discarica.
Si tratta del testimone chiave che attirò l’attenzione della Procura sull’operato dell’ex sindaco: tre anni e mezzo fa le sue dichiarazioni accusatorie inizialmente vennero considerate concordanti e precise e fecero scattare le indagini con l’installazione di una “cimice” nell’ufficio dell’ex primo cittadino e con le intercettazioni telefoniche culminati con l’arresto del 20 luglio 2015 e la detenzione domiciliare per un anno e mezzo.
Ma le sue dichiarazioni vennero successivamente archiviate per mancanza di riscontri.
Tre settimane fa Massimiliano Benedetto ha ribadito le accuse contro Rubeis giurando di aver assistito agli incontri all’interno della discarica tra l’ex sindaco e i “Re dei Rifiuti” Manlio Cerroni e Angelo Deodati, assicurando di averlo visto almeno in tre occasioni venire a ritirare “bustarelle” da sei mila euro e di avergliene consegnata una per conto di un collega.
“Quella era da 8 mila euro in banconote da 50 e 100 euro che ho contato personalmente prima della consegna”, ha detto Benedetto. All’epoca e anche ora l’ex escavatorista ha giurato di essere stato in possesso di foto e video compromettenti che nel 2014 avrebbe mostrato anche a Di Silvio, De Vincenzi e Carusi.
Domani i tre dovranno confermare o meno la sua versione.