Gli ultimi giorni a Tivoli di Zenobia, la regina che tenne in scacco l’impero romano

27 / 02 / 2019

Guidò un grande regno nel cuore orientale dell’impero romano, a cui riuscì a strappare Egitto e Asia; alla fine, però, Aureliano riconquistò i territori persi e nel 274 la portò a Roma in catene. Morì a Tivoli. Diverse le ipotesi sull’ultima parte della sua vita.

Alla fine, di quel regno in cui oro e spezie scorrevano come un fiume argenteo, non rimase che il deserto. Un mondo carovaniero la cui nascita si perde nei millenni e attorno al quale sono fiorite tante civiltà. Sotto la regina Zenobia (240-274 d.C.), la città di Palmira visse il periodo più luminoso della sua storia: le sue strade erano percorse quotidianamente da una moltitudine di popoli (arabi, armeni, semiti, persiani), e lungo il suo leggendario “Grande Colonnato” passavano ogni giorno spezie e incenso, perle e pietre preziose, tappeti e stoffe, marmi e legnami pregiati.

Dal Caucaso alle rive del Nilo – Il sogno di Zenobia, ultima regina d’Oriente ed ex consorte del generale romano Settimio Odenato (morto in circostanze mai chiarite, che suggeriscono la regia della stessa Zenobia), fu quello di guidare la rinascita di un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo. Zenobia aveva portato via all’impero Egitto e Asia, per obbligare l’Imperatore a riconoscere i diritti dei suoi figli sulle vie carovaniere, esistenti quando Roma non era ancora Roma. Voleva a tutti i costi che a suo figlio Vaballato fosse assegnato il titolo di Imperatore per la parte orientale. Ma la sua aspirazione si infranse su un grave errore di valutazione politica: Zenobia aveva infatti considerato l’impero ormai prossimo al collasso. È vero, erano anni in cui a Roma sgomento e rassegnazione dominavano. L’impero iniziava ad essere un colabrodo, e soffriva la spinta dei popoli barbari al punto che l’Imperatore costrinse il Senato a riaprire i Libri Sibillini, una raccolta di scritti misteriosi che si consultavano come ultima risorsa in tempo di calamità.

La vittoria di Aureliano – Ma l’ultima ora della Città Eterna non era ancora scoccata. Dopo la morte di Claudio, sul trono dei Cesari si era seduto Aureliano, detto “mano alla spada” per l’ardore guerriero. Il nuovo imperatore riorganizzò rapidamente le legioni, e con i suoi generali riconquistò le fertili terre bagnate dal Nilo e gli altri territori persi in precedenza, dalla Bitinia al Bosforo. Dopodiché, tra le mille insidie di un viaggio in pieno deserto, giunse sotto le mura di Palmira per l’ultimo atto della sua campagna orientale. L’inevitabile esito fu la sconfitta di Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove Aureliano la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo.

Gli ultimi giorni a Tivoli – Gli storici sono incerti su quale sia stato il destino di Zenobia dopo essere stata tradotta da Roma a Tibur: per alcuni morì suicida, per altri fu assassinata, ma c’è addirittura chi ipotizza che finì i suoi giorni come una “normale” matrona romana. L’imperatore Aureliano, infatti, stregato dal carisma di quella donna straordinaria, capace di guidare di persona le proprie armate in battaglia come di scrivere compendi di storia e di filosofia, l’avrebbe graziata e protetta. La ‘Historia Augusta’ racconta che Aureliano diede a Zenobia una villa vicino a Villa Adriana, dove ella avrebbe vissuto tranquillamente insieme ai suoi figli. Zonara scrisse che Zenobia sposò un nobile romano, secondo Syncellus andò invece in sposa a un senatore. Ricercatori come Volpe e Del Re collocano la sua villa vicino al Casale S.Antonio, al centro del Piano delle Conche, mentre secondo altri si trovava vicino ai Colli di S.Stefano; per altri ancora, in un’ala di Villa Adriana. Quello che è certo è che ancora oggi, tra le vette del Tauro e dell’Hermon c’è chi giura di vederla, fiera ed elegante come sempre, apparire e subito dopo scomparire come un miraggio in sella al suo cavallo bianco. Ma come ha scritto lo storico inglese Pat Southern, forse “la vera Zenobia rimarrà inafferrabile, e in definitiva resterà per sempre irraggiungibile”.

Sebastiano Palamara