Quando Giovanni De’ Medici divenne Leone X, Papa gay e godereccio

13 / 03 / 2019

“Dio ci ha dato il papato, ora iniziamo a godercelo”: così Giovanni de’ Medici si rivolse al cardinale Giuliano, suo cugino, quando seppe di esser stato eletto al soglio pontificio, successore di Giulio II.

La carriera ecclesiastica di Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini, fu a dir poco folgorante: a sette anni prese i voti sacerdotali, a tredici Innocenzo VIII lo fece cardinale, a 36 appena compiuti già sedeva sul soglio pontificio.

“Dio ci ha dato il papato, ora iniziamo a godercelo, caro cugino” – Vista la costanza con cui mantenne la promessa implicita nella celeberrima frase che inaugurò il suo pontificato, non si può certo dire che Giovanni non fosse uomo di parola: al nuovo Papa, infatti, piacevano i divertimenti, le feste, le battute di caccia, e non solo. Più dei noiosi concistori e delle quotidiane incombenze della Santa Sede, Leone X apprezzava soprattutto alcool e uomini.

La rabbia dell’amante – Raccontano diversi cronisti che trascorse la prima notte di pontificato in compagnia di uno dei suoi amanti, il senese Alfonso Petrucci, nominato cardinale di Santa Romana Chiesa giusto l’indomani mattina. Anni dopo, il Petrucci, annebbiato dalla rabbia e dalla gelosia per esser stato buttato fuori dal letto del vicario di Cristo – per giunta rimpiazzato da un amante più giovane – tentò di assassinare il papa, corrompendo il medico fiorentino Battista Vercelli, incaricato di curare le emorroidi di cui Leone X soffriva. Il piano omicida del Petrucci – poi fallito grazie all’intercettazione da parte del servizio segreto vaticano di un carteggio intercorso tra i due congiurati – prevedeva che il Vercelli iniettasse un potente veleno nelle piaghe aperte del papa. Diversi testimoni raccontano che Leone X riusciva ad andare a cavallo solo se appoggiato di lato, a causa delle terribili ulcere anali di cui soffriva, conseguenza indesiderata dei numerosi incontri amorosi che lo vedevano protagonista; e che fu addirittura portato in lettiga alla cerimonia che lo incoronò come successore di Pietro, il 21 marzo 1513.

Le feste – Leone X ebbe fama di scialacquatore indefesso dei denari vaticani, sperperati in enorme quantità per soddisfare le sue insaziabili voglie mondane, così come quelle dell’intera Curia: per rimediare alla mancanza di pecunie, dovette costringere le circa 7000 prostitute di Roma a versare parte dei propri guadagni (il 40%) alla massima autorità della Chiesa, cioè a lui. Leone X dimostrò inoltre di essere un solerte organizzatore di feste grandiose, ben poco votate a castità o meditazione. Organizzava spesso balli in costume, ai quali invitava i cardinali, dove giovani uomini e donne si presentavano con il volto coperto e il corpo completamente nudo. Possedeva inoltre “un grande archivio, dove raccoglieva materiale sui “peccatucci” dei cardinali”, scrive lo storico Eric Frattini; durante una di queste feste, continua Frattini, “per dessert fu offerta una delle prostitute più belle della città. La donna, completamente nuda e con il corpo cosparso di burro, fece la sua comparsa su un vassoio d’argento portato da sei giovani. Fu organizzato un gioco: chi fosse riuscito a catturarla, avrebbe trascorso la notte con lei”. Per la cronaca, il vincitore risultò essere il cardinal Cybo, da quel momento mai più oppositore del papa.

Mecenatismo e amore dell’arte – Leone X amava rappresentazioni teatrali che spesso viravano più sull’indecenza che sulla commedia; tra gli autori che più amava c’era il cardinale Dovizi da Bibbiena, anch’egli amante del lusso e del sesso più sfrenato. Una delle opere dedicate dal Bibbiena a Leone X si intitolava La vergine e gli otto eremiti: sopra un palcoscenico montato all’interno degli appartamenti papali, la “vergine” era l’amante di otto uomini, che poi si uccidevano l’un l’altro. Il Bibbiena era uno dei migliori amici del grande Raffaello, al quale commissionò la decorazione dei propri appartamenti in Vaticano: una delle stanze più belle, detta “il gabinetto del cardinale”, raffigurava Venere in rapporti erotici con altre divinità, a loro volta impegnate a giocare voluttuosamente con piccoli animali. Il poeta Pietro Aretino scrisse, su mandato di Leone X, i Sonetti erotici, che accompagnavano i disegni di sedici posizioni erotiche eseguiti dal pittore Giulio Romano; Leone X suggerì all’Aretino di scrivere un’altra versione che illustrasse le posizioni possibili tra soli uomini.

Le indulgenze – A Leone X si deve inoltre la più grande vendita di indulgenze della storia della Chiesa. A chiunque fosse in grado di pagare, il papa garantiva l’assoluzione per assassinii, furti, stupri di donne e bambini. Gli eccessi del suo papato – che d’altra parte fu del tutto in linea con lo stile dei suoi predecessori, dal Borgia a Della Rovere – portarono Lutero ad affiggere le 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg, atto di nascita dello scisma protestante. Una piccola curiosità: durante il suo pontificato, durato fino al giorno della sua morte (1 dicembre 1521) nominò 31 nuovi cardinali; a lui si attribuisce la frase “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”. Già, che fossero trenta o trentuno, erano pur sempre protetti dallo Spirito Santo.

Sebastiano Palamara