Salute: Il colesterolo, conoscerlo per non temerlo

19 / 03 / 2019
Dove iniziano i problemi

I danni per la salute cominciano quando il colesterolo, se presente in eccesso, inizia ad accumularsi sull’endotelio delle arterie fino a formare degli ateromi, vere e proprie placche che impediscono la naturale elasticità dei vasi e riducono il flusso sanguigno attraverso le arterie colpite. Per comprendere come si deposita il colesterolo capiamo meglio come esso “viaggia” nel sangue. Trattandosi di un lipide, esso è scarsamente solubile in acqua. Per questo motivo, al fine di essere trasportato nel sangue verso i tessuti, ove esplica le proprie funzioni fisiologiche, deve legarsi a delle lipoproteine. Le lipoproteine in questione vengono classificate a seconda della loro densità e quindi note come LDL (Low Density Lipoprotein, il cosiddetto “colesterolo cattivo”) a bassa densità, e HDL (High Density Lipoprotein, meglio noto come “colesterolo buono”) ad alta densità. Quando esiste un buon equilibrio fra le due frazioni di lipoproteine tutto funziona in maniera ottimale, poiché le LDL trasportano il colesterolo ai tessuti e le HDL ripuliscono le arterie dall’eccesso di questo lipide, riconducendolo perlopiù al fegato dove viene “smaltito”. In realtà, questa è una scarna semplificazione di un processo molto più complesso che coinvolge le VLDL (lipoproteine a densità molto bassa), le IDL (lipoproteine a densità intermedia) ed i chilomicroni che raccolgono principalmente trigliceridi e il colesterolo introdotto con i pasti. Nel momento in cui questo mirabile e sofisticato meccanismo fisiologico inizia a non funzionare più nel modo corretto, come è stato anticipato in precedenza, il colesterolo si deposita sull’endotelio delle pareti arteriose con danni che, nei casi più gravi, possono arrivare a colpire il cuore o il cervello, rispettivamente a seguito di infarto cardiaco e ictus.

Come interpretare i valori del colesterolo “buono” e di quello “cattivo”?

È tendenza generale quella di dare solamente importanza al colesterolo totale, ossia la somma di HDL, LDL e VLDL, ma oltre a questo dato sarebbe opportuno valutare le singole frazioni. In particolare:
• Sono auspicabili valori elevati di HDL, al di sopra dei 60 mg/dl, necessari per svolgere la sua autorevole funzione di “spazzino” delle arterie; perciò livelli al di sotto di 40 mg/dl negli uomini e 50 mg/dl nelle donne devono mettere in guardia poiché correlati ad un aumentato rischio cardiovascolare.
Discorso opposto invece per il colesterolo LDL, la cui concentrazione dovrebbe mantenersi bassa ed in particolare al di sotto dei 130 mg/dl nelle persone sane, 100 mg/dl per soggetti che presentano un rischio cardiovascolare medio e 70 mg/dl per chi invece è sottoposto ad alto rischio.
Esiste un ulteriore metodo per quantificare la probabilità di subire una malattia a carico del cuore o dei vasi, ed è quello di dividere la quota di colesterolo totale con quella di HDL: quanto più basso è il risultato, tanto minore sarà il rischio.
Ad esempio un soggetto che presenta colesterolemia totale di 210 mg/dl ed un HDL pari a 70 mg/dl avrà un indice di rischio pari a 3. Un individuo, invece, con livelli di colesterolo totali pari a 180 mg/dl e HDL 30 mg/dl presenterà un indice di rischio uguale a 6, decisamente superiore al primo caso pur presentando colesterolemia totale nettamente inferiore.

Cosa fare per mantenere sotto controllo il colesterolo

Una sana e corretta alimentazione, unita ad un adeguato esercizio fisico sono il primo passo per mantenere il colesterolo sotto controllo. Qualora l’aver adottato queste misure non dia i risultati sperati, dopo un’accurata valutazione medica, si potrà ricorrere all’uso di integratori o, nei casi più seri, di farmaci che riconducano questi valori nella norma. Nel prossimo articolo tratteremo questi punti in maniera più approfondita.