Cuore d’oro e pugni di ferro, Simone Fiori nell’Olimpo europeo della boxe

Nome e Cognome: Simone Fiori 29 anni Atleta

Con cinque titoli dei Medio- Massimi vinti in Italia nella sua categoria non ha praticamente rivali, ma anche all’estero si è sempre dimostrato un big del pugilato sia con la maglia della Polizia di Stato che con quella della Nazionale. Ora Simone Fiori ha messo in bacheca la medaglia più prestigiosa della sua carriera, il bronzo conquistato ai Giochi europei, la manifestazione tenutasi a Minsk, in Bielorussia, dal 21 al 30 giugno con 4.082 partecipanti di 50 nazioni diverse specialisti di 15 Discipline sportive.

Insomma una competizione valevole anche come Campionato Europeo di boxe.  Simone come atleta della Nazionale ha surclassato un avversario bulgaro, uno russo, uno slovacco ma in semifinale ha perso combattendo alla pari contro il rivale Dominguez, un pugile di origini sudamericane naturalizzato in Azeirbaijan. Un metro e 90 per 81 chilogrammi, trent’anni da compiere il prossimo dicembre, Simone Fiori è cresciuto e vive a Setteville Nord dove il padre Giuseppe, allenatore delle Fiamme Oro, gestisce la palestra “Gym Boxe” che ha sfornato campioni come Manuel Lancia. Il ragazzo ha seguito le orme del genitore e, dopo la maturità scientifica al Liceo “Ettore Majorana” e qualche esame alla facoltà di Scienze Motorie dell’università di Tor Vergata, nel 2009 ha chiuso coi libri vincendo il concorso per entrare in Polizia come atleta del Gruppo sportivo delle Fiamme Oro collezionando oltre 130 vittorie e una trentina di sconfitte. Fidanzato da sette anni anni con Sara Battaglia, una coetanea originaria di Bergamo trapiantata da quasi dieci anni a Roma, a settembre la coppia ha un doppio appuntamento: i Mondiali di pugilati e la nascita del loro figlio.

Simone, come ti sei avvicinato al pugilato?

Ero molto piccolo, avevo circa dieci anni e papà aveva appena aperto una palestra di pugilato che ho iniziato piano piano a frequentare anche perché per giocare a pallone non ero portato e non sono tuttora molto portato, diciamo che so usare meglio le mani che i piedi. Prima andavo qualche volta a settimana in palestra, poi tutti i giorni finché è diventato il mio lavoro e la mia passione.

La vittoria più bella? In questo torneo ho disputato incontri che mi hanno emozionato: ho battuto prima un avversario bulgaro, poi uno russo che era il favorito del torneo, quindi uno slovacco ai quarti finale. Ecco la vittoria più bella è stata proprio quella ai quarti di finale che mi ha consentito poi di vincere la medaglia, la più bella in assoluto nella carriera sia perché ha coronato un risultato importante che per la prestazione. Devo dire però che tutte le vittorie e le prestazioni mi sono rimaste impresse.

La sconfitta più cocente.

Ce ne sono state un po’ e sono avvenute tutte in prossimità della realizzazione di sogni, soprattutto quella che non mi ha consentito di andare alle Olimpiadi di Londra nel 2012 quando persi il torneo di qualificazione. Ho provato Londra e non ci sono riuscito, ora ci riprovo per le Olimpiadi di Tokio.

C’è stato un momento nella carriera sportiva in cui hai pensato: ora mollo tutto?

Sì, l’anno scorso perché continuavo a fare risultati sia a livello italiano che internazionale però la Nazionale non mi considerava più di tanto quindi volevo smettere.

Quando ha cominciato a prenderti in considerazione? Nel 2018 ho vinto l’ultimo campionato italiano e soltanto allora mi è stata fatta una nuova proposta che ho accettato e da gennaio sono tornato nel giro che conta, quello della Nazionale. Prima c’ero, poi per un periodo sono stato fuori perché portavano un ragazzo più giovane al posto mio.

Il momento più difficile nella tua vita. Quello dell’anno scorso non è stato un bel periodo: coi risultati che avevo essere messo da parte non era una gratificante sia dal punto di vista sportivo che umano, mi sono sentito preso in giro.

La tua carta vincente nel pugilato. La tecnica e la difesa.

Il tuo idolo nello sport. Muhammad Alì è l’icona del pugilato e della tecnica, è l’idolo di quasi tutti i pugili quindi anche il mio. Ma Roberto Cammarelle secondo me è uno dei pugili più forti che abbiamo avuto in Italia.

Il tuo punto di riferimento nella vita? La mia famiglia e la mia ragazza che, nonostante i suoi impegni di studio, mi è stata sempre vicina in tutte le scelte che ho fatto.

Come pugile come ti definisci? In che senso? Che voto ti dai? Intorno al 7 e mezzo, 8. Perché mi manca ancora un po’ di cattiveria, alcune volte sono troppo buono e spesso mi si ritorce contro.

E come uomo? Penso di essere un ragazzo con dei valori e che si è sempre comportato bene: insomma, cerco di dare sempre il buon esempio.

Il valore più importante? L a famiglia e il rispetto per essa.

Cos’è la boxe per te Oramai è diventata il mio lavoro e la mia vita. Si dice che la boxe aiuti a non prendere cattive strade: un messaggio ai ragazzi appassionati della “Nobile Arte”. La boxe, ma soprattutto lo sport in generale, aiuta i ragazzi a uscire dalla strada e dai vari problemi. Il pugilato è uno sport molto faticoso e pericoloso perché ci prendiamo a pugni, quindi ai ragazzi che vogliono farlo dico di impegnarsi e sapere che se si vuole fare il pugilato si fa uno sport di sacrifici verranno ripagati soltanto quando arriveranno le vittorie.

Prossimo obiettivo da atleta? I Mondiali a settembre: vorrei replicare e migliorare i risultati ottenuti a livello europeo.

I tuoi obiettivi nella boxe? Fare l’allenatore, mi piacerebbe molto insegnare. I tuoi obiettivi nella vita. A settembre divento papà e mi piacerebbe essere un buon esempio per mio figlio.

Qual era invece il tuo sogno da bambino? Era vincere il Campionato del Mondo, speriamo di riuscirci a settembre.