GUIDONIA – Case popolari, “pacco” agli assegnatari: il Comune vuole sgomberare pure chi paga

08 / 01 / 2020

Ordine di rilascio per Loredana Anselmi, 50enne inquilina di Largo Trieste 14 a Villalba. Ma affitti richiesti e presunte morosità non tornano: nel 2010 l’Ufficio Casa le chiese 819,61 l’anno e oggi ne pretende 844 euro e 20

Immaginate di essere una di quelle persone puntuali nei pagamenti e talmente puntigliose da conservare i bollettini degli ultimi vent’anni per dimostrare in qualsiasi momento di essere in regola con l’affitto.
Immaginate pure di scoprire un bel giorno di risultare un moroso incallito, uno di quelli che paga una mensilità e ne salta le restanti 11, e di aver perso così il diritto alla casa popolare.
Non andate troppo lontano con la fantasia, perché succede davvero. Sta capitando a Loredana Anselmi, una casalinga 50enne regolare assegnataria di un alloggio all’Edificio 1 Scala C nel complesso di Edilizia residenziale pubblica di largo Trieste 14 a Villalba.
L’inquilina di fatto non è più inquilina, è un’abusiva nella casa dove risiede dal 1973 e all’interno della quale oggi abita insieme al marito Roberto Chiacchio, operatore ecologico anche lui 50enne, e con la figlia di 17 anni.
Non solo, il 4 dicembre scorso il dirigente ai Servizi sociali Paola Piseddu con l’ordinanza numero 380 le ha imposto lo sgombero immediato dell’appartamento entro e non oltre 30 giorni dalla notifica del provvedimento e la contestuale riconsegna delle chiavi presso gli uffici comunali di viale Roma 145, a Guidonia.
In realtà l’ordinanza ancora non le è stata notificata e ha scoperto di aver perso il diritto alla casa popolare attraverso un servizio pubblicato dal settimanale Tiburno lo scorso martedì 10 dicembre, quando ha trovato le iniziali del suo nome e cognome – L. A. – tra quelle di altri 21 assegnatari regolari, anch’essi morosi a parere degli uffici comunali per cui senza più titolo ad abitare negli alloggi regolarmente assegnati.
A dirla tutta, la decadenza dall’assegnazione risale addirittura al 19 febbraio 2016 quando con l’ordinanza numero 41 – a detta del dirigente Paola Piseddu regolarmente notificata il 26 marzo 2016 attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno – furono messe nero su bianco le sue presunte morosità accumulate tra il 1999 e il 2015 per un totale di 10 mila 187 euro e 26 centesimi.
Per gli amanti del dettaglio, secondo i calcoli dei dipendenti comunali Loredana Anselmi non avrebbe pagato 500,77 sia nel 1999 che nel 2000; altri 122,16 li avrebbe evasi nel 2001, mentre nel 2002 non avrebbe saldato 237,66.
E ancora: 384,88 nel 2003, 557,92 nel 2004, 372,97 nel 2005, 765,02 sia nel 2006 che nel 2007. Le presunte morosità risultano anche negli anni a seguire: 529,86 nel 2008; 519,01 nel 2009; 844,20 nel 2010; 684,26 nel 2011; 155 nel 2012; 812,85 nel 2013 e altri 471,19 nel 2014.
La “ciliegina sulla torta” però sono i mille 963 euro e 72 centesimi che il Comune rivendica per l’affitto relativo all’anno 2015: una cifra fuori da ogni logica considerando che la media del canone annuale degli ultimi vent’anni – carte alla mano si è attestata tra un minimo di 355,21 a un massimo di 819,61.
Ma non è tutto. Per rendere meglio l’idea vale la pena evidenziare che per l’anno 2010 l’Ufficio Casa aveva richiesto a Loredana Anselmi il pagamento di 819 euro e 61 centesimi, eppure oggi lo stesso Ufficio le contesta morosità pari a 844 euro e 20 centesimi: insomma una somma superiore all’importo stabilito.
Stesso discorso vale per le annualità 2016 e 2013, tanto per citare due esempi emblematici. Nel primo caso il Comune chiedeva 693 euro annuali e oggi le contesta un mancato pagamento di 765,02. Nel secondo caso l’importo totale da pagare era stato fissato in 789,17 mentre oggi risulta un ammanco di 812,85. Insomma, le morosità contestate superano di gran lunga gli importi stabiliti per i canoni di locazione.
Nelle ultime tre settimane il dirigente ai Servizi Sociali Paola Piseddu ha emesso 39 ordinanze di sgombero a carico di altrettanti inquilini assegnatari, compresa Loredana Anselmi: la 50enne di Villalba giura di aver conservato tutti i bollettini pagati insieme alla documentazione rilasciata dall’Ufficio Casa ogni anno in sede di presentazione del Cud e di ricalcolo del canone.
E se qualcuno dei 39 decaduti dal diritto alla casa popolare non fosse stato scrupoloso allo stesso modo da custodire i pagamenti come una reliquia? Come potrà il malcapitato dimostrare di essere un inquilino modello?

LA VOCE DELL’INQUILINA – “Ecco i bollettini pagati: gli impiegati controllino e verifichino ancora i Cud”

“Da casa mia non me ne vado. E’ assurdo che a perdere il diritto all’assegnazione sia proprio io che ho sempre pagato. Fa bene chi occupa e non dà un centesimo al Comune”.
E’ un fiume in piena Loredana Anselmi, la casalinga 50enne di Villalba alla quale l’Ufficio Casa ha tolto il diritto all’alloggio all’Edificio 1 Scala C nel complesso di Edilizia residenziale pubblica di largo Trieste 14 per una morosità pari a 10.187 euro e 26 centesimi.
Un alloggio assegnato nel 1973 al papà Domenico scomparso nel 1998, quindi intestato alla donna come prevede la legge regionale sull’Erp con regolare voltura del contratto a suo nome.
Loredana è venuta in redazione per metterci la faccia e rendere pubblico il paradosso burocratico in cui si ritrova. “Da assegnataria ad abusiva pur avendo pagato è il colmo – si sfoga – L’unico nostro reddito è quello di mio marito operaio e abbiamo sempre agito secondo legge”.
“Ogni anno – spiega la casalinga – mi reco all’Ufficio Casa dove ci rilasciano la cosidetta Scheda Equo Canone Regionale con il calcolo dell’affitto in base al reddito.
Consegno il Cud di mio marito ed è capitato il più delle volte che gli impiegati ricalcolassero l’importo dovuto per il canone annuale correggendo a penna la somma da corrispondere che io dividevo per 12 mesi pagando puntualmente.
Mi viene il dubbio che la stessa correzione a penna non sia stata eseguita anche nei terminali, altrimenti non si spiega come possa risultare morosa se ho sempre pagato”.
Loredana racconta di aver saputo dal settimanale Tiburno dell’ordinanza di sgombero a suo carico. “Mi hanno telefonato diverse persone che hanno letto il servizio del 10 dicembre – rivela – Ci sono rimasta molto male, perché io e mio marito siamo conosciuti da tutti come persone corrette che pagano regolarmente.
Così lunedì 16 sono andata all’Ufficio Casa che era chiuso, quindi sono tornata giovedì 18 portando con me tutti i bollettini pagati anno per anno insieme alle Schede Equo Canone Regionale, comprese quelle corrette a penna.
Gli impiegati mi hanno detto che devo attendere la notifica dell’ordinanza di sgombero dopodiché potrò fare i miei passi consegnando al protocollo le fotocopie di tutte le fatture pagate.
Soltanto allora, mi hanno spiegato, posso risolvere questo problema senza darmi troppe speranze in quanto sarebbero trascorsi troppi anni”.
Ora Loredana Anselmi e il marito Roberto Chiacchio attendono l’ordine di sfratto firmato Paola Piseddu. “In realtà – sottolinea la 50enne villalbese – l’ho chiesta all’Ufficio Casa quando sono andata giovedì, ma mi hanno risposto che non potevano rilasciarmela e avrei dovuto attendere la notifica.
E se non mi arriva?
L’altra ordinanza emessa nel 2016 con la quale fui dichiarata decaduta dal diritto alla casa popolare non l’ho mai ricevuta. Ricordo soltanto che vennero i vigili urbani a cercarci, non eravamo in casa e ce lo riferirono i vicini. Andammo al Comando della Polizia municipale e gli agenti ci dissero che il nostro alloggio gli risultava disabitato da dieci anni.
A quel punto ci recammo ai Servizi sociali portando i bollettini pagati, ci rassicurarono che c’era stato un errore e che era stato chiarito. Invece oggi mi ritrovo abusiva, ma è uno scherzo?
La soluzione? Gli impiegati devono rivedere tutti i Cud delmionucleo familiare e riconteggiare gli importi, ma soprattutto non rilasciare più le Schede Equo Canone Regionale con le correzioni a penna senza aver modificato le somme anche nei terminali. Noi siamo giovani e sappiamo come muoverci, ma mi metto nei panni di anziani senza parenti che hanno ricevuto un’ordinanza di decadenza dal diritto all’assegnazione e di sgombero: a loro chi li tutela?”.

IL RETROSCENA -Correzioni a penna, così l’Ente chiede gli affitti

La Scheda Equo Canone di Loredana Anselmi per il 2014 corretta a penna: da 1.963,72 a 785,49 annui

E’ un’ipotesi, ma nemmeno troppo peregrina. Se gli inquilini che giurano di aver pagato regolarmente vengono contestati migliaia di euro di morosità un motivo ci potrebbe essere.
Ed è nella cosidetta Scheda Equo Canone Regionale che ogni anno l’Ufficio Casa rilascia agli assegnatari con l’importo da pagare ricavato dalla determinazione della superficie convenzionale, da quella del costo unitario di produzione e dal calcolo dell’Equo Canone regionale.
Il documento riprodotto in foto è la Scheda di Loredana Anselmi relativa all’anno 2014 con le correzioni a penna rossa, a suo dire apportate dagli impiegati comunali in sede di presentazione del Cud.
E’ evidente che nella Scheda stampata dal Comune è in bianco lo spazio riservato al “Reddito annuo del nucleo familiare imponibile comunicato”: la cifra è aggiunta in rosso, 22 mila 442 euro e 99 centesimi.
Di conseguenza, col riconteggio è stato corretto anche il canone annuo da corrispondere che dai 1.963,72 riportati nella Scheda stampata passa a 785 euro e 49 centesimi aggiunti con la penna rossa.