GUIDONIA - Cave, il Tar boccia il Comune: Lippiello può estrarre ancora

I giudici annullano la revoca della concessione per carenza di istruttoria e motivazioni: “Danno ambientale non dimostrato”.

18 / 03 / 2020

Prima di bloccare l’attività, avrebbe dovuto dimostrare il danno ambientale attraverso un serio e rigoroso accertamento. Invece con un atto “fatto coi piedi” il Comune decise di stoppare l’azienda.
Per questo e per una sfilza di altre motivazioni il Tar del Lazio ha annullato la revoca dell’autorizzazione a cavare emessa il 10 agosto 2018 dall’amministrazione comunale nei confronti della “Società del Travertino Romano”, la Spa amministrata dal 77enne Filippo Lattanzi e di proprietà dell’imprenditore ed ex sindaco di Guidonia Montecelio Filippo Lippiello.
Lo stabilisce la sentenza 3305 pubblicata ieri, martedì 17 marzo, dalla Seconda Sezione Bis del Tribunale amministrativo che ha accolto il ricorso della Spa contro l’amministrazione comunale del sindaco Michel Barbet e nei confronti della Regione Lazio e la Procura della Repubblica di Tivoli.
I giudici hanno annullato il documento di 24 pagine col quale l’ex dirigente all’Ambiente Paola Piseddu decise la revoca prendendo spunto dal verbale di accertamento stilato il 28 giugno 2018 a seguito del sopralluogo da parte del funzionario comunale Donatella Petricca.
In quell’occasione la stessa Piseddu aveva messo nero su bianco una serie di presunti illeciti amministrativi e di gravi inosservanze alla prescrizioni contenute nell’autorizzazione rilasciata a Str il 19 gennaio 2012, scaduta il 19 novembre 2016 per la quale il 5 agosto di 4 anni fa la Spa aveva richiesto il rinnovo per ulteriori dieci anni.
Secondo il dirigente e il funzionario il permesso era scaduto da quasi due anni, un “tempo supplementare” necessario per ritombare. Ma da allora soltanto il 10 per cento dell’intera cava sarebbe stato ricolmato creando così una “buca” tanto grande da essere considerato un grave danno ambientale: qualcosa come 2 milioni e mezzo di metri cubi non recuperati che ingenera “una oggettiva criticità ambientale anche in ragione della posizione della cava all’interno del perimetro di tutela della concessione mineraria delle acque albule”.
Numeri sparati a caso, secondo il Tar che ha respinto la richiesta di risarcimento danni della “Str” in quanto la società ha proseguito nello svolgimento dell’attività.

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