“La noia è il serbatoio della creatività, ma oggi non siamo più abituati ad annoiarci”

In questi giorni tanta gente sta chiusa in casa per il Coronavirus, altri che svolgono servizi essenziali continuano a lavorare. Molti comuni o associazioni hanno attivato un canale di sostegno psicologico a distanza. Il dottor Flavio Cannistrà, psicologo, psicoterapeuta, è esperto di Terapie Brevi, Co-Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapie Brevi Sistemico-Strategiche.

Pensa che sia possibile aiutare le persone al telefono?

Sì, se si intende un supporto psicologico telefonico. Esistono sportelli di ascolto e anche veri e propri servizi di psicologia al telefono. Ma, più in generale, diversi professionisti psicologi fanno consulenze al telefono, da sempre. Bisogna prendere alcune accortezze, ma un collega preparato può farlo. Non dimentichiamoci inoltre che si può fare terapia anche online, tramite videochiamate WhatsApp o Skype, per esempio.

Quali sono le domande più frequenti rispetto al Coronavirus tra i suoi pazienti?

Molti vogliono rassicurazioni, ci chiedono cosa ne pensiamo e come pensiamo possa evolvere: sono domande normali, generate da un normale stato di ansia collegato a questa situazione, ma naturalmente non possiamo dare delle risposte e la cosa migliore è rimandare alle fonti ufficiali. Domanda classica. Adulto che si annoia in casa, perché costretto a non lavorare.

Quali consigli si possono dare?

La noia è il serbatoio della creatività. Forse un problema oggi è che non siamo più abituati ad annoiarci, ma la realtà è che nei momenti di noia troviamo l’estro per inventarci qualcosa di nuovo. Detto questo, sicuramente ci sono tre consigli che mi sento di dare. Il primo è quello di non trascurarsi: in questi momenti viene facile non curarsi di sé, magari passando la giornata in pigiama o senza curare l’aspetto generale. Questo è da evitare, perché una trascuratezza esteriore conduce a una trascuratezza interiore e viceversa. Il secondo è quello di tenersi attivi. Per ragioni simili a quelle descritte sopra, è bene organizzare la propria giornata con delle cose da fare: possono essere cose di lavoro, di casa, attività fisiche, o con il partner, i figli, o può essere anche l’occasione per iniziare nuovi interessi, magari rimandati da tempo. L’uomo non è fatto per rimanere con le mani in mano troppo a lungo. Il terzo è quello di limitare la ricerca di notizie sull’argomento e di affidarsi solo alle fonti ufficiali. Vedere due TG al giorno o dedicare un totale di 30 minuti giornalieri alla ricerca di informazioni è più che sufficiente. Questo eviterà gli effetti della cosiddetta “infodemia”, la pandemia di informazioni.

Gli anziani sono i soggetti più vulnerabili fisicamente e i più soli. In che modo vanno aiutati?

Con il supporto e, dove possibile, la presenza. Generalmente più avanziamo con l’età più stabiliamo delle routine, che scandiscono la giornata, da un lato, e ci danno sicurezza, dall’altro. Col tempo diventa però anche più difficile cambiarle, essere più flessibili, introdurre novità: per questo una situazione come questa, che cambia le nostre abitudini, può essere destabilizzante. In più per chi è avvezzo all’uso di internet è più facile cercare informazioni o trovare il modo di passare il tempo: non è lo stesso per chi ha più difficoltà in questo. Senza contare che una persona anziana può già avere complicazioni dal punto di vista della salute, o preoccupazioni normali legate ad essa, che però finiscono per aumentare in questo momento. Fargli sentire la nostra compagnia, anche con un paio di telefonate al giorno, è un primo piccolo ma utile passo.

Tra le tante brutte notizie, c’è il riavvicinamento forzato a coniugi e figli. Come apprezzare al meglio questi momenti e quali obiettivi prefissarsi?

Dovremmo tenerci in equilibrio tra riscoperta e rispetto. La riscoperta può essere data, appunto, dal fatto che avremo modo di passare molto tempo insieme – probabilmente tutto il tempo. Il modo migliore per riscoprire ciò che ci lega è impiegarlo in delle attività insieme: banalmente, dal cucinare al vedere qualche programma insieme, dal fare giochi di società o videogame insieme al prendersi un caffè in cucina, fino ad allenarsi di fronte a un video di pilates online, sono tutti modi per creare legame. Incredibilmente, per molti potrebbe essere diverso già il fatto di pranzare tutti insieme allo stesso tavolo! Dall’altro dobbiamo anche ricordare il rispetto per gli spazi dell’altro. La convivenza sarà già forzata per natura, quindi è bene evitare di ostinarsi a dover condividere tutto, tutto il tempo.

Ci sono anche tanti casi di violenza domestica e tra i temi di questo periodo c’è proprio il rischio di convivenza forzata h24 tra mariti violenti e mogli. Anche in questo caso le chiedo quali consigli si possono dare.

Il tema è delicato. I dati ci dimostrano che un aumento degli spazi e dei tempi della convivenza, come durante le ferie o come in un periodo come questo, porta a un aumento della violenza domestica. Le donne devono sapere che i centri di supporto per loro sono ancora attivi, come il numero di telefono 1522, e possono aiutarle anche in questo momento. Ci sono anche pagine sui social o su app come Telegram dedicate a questo.

Al momento non possiamo sapere quando finirà e quale sarà il bilancio. Ma il Coronavirus aiuterà a unire il popolo italiano o quando sarà finita l’emergenza tornerà tutto come prima?

Non sono un sociologo, ma dubito che tornerà tutto come prima. Da un punto di vista sanitario, in Europa ci stanno riconoscendo di saper dare una risposta sanitaria eccellente. Stiamo vedendo che altri Paesi non sanno rispondere come noi, e questo perché abbiamo un sistema sanitario gratuito per tutti. Questo potrebbe dare un’idea diversa del nostro modo di concepire la sanità italiana. Chissà che certe figure sanitarie non vengano valorizzate, anche a livello statale. Da un punto di vista economico e tecnologico, incrementano e incrementeranno gli acquisti online, forzando l’italiano a una maggior dimestichezza con gli strumenti digitali. Molte aziende stanno accelerando sullo smartworking e molti professionisti stanno spostando il loro business online: questo vuol dire che, da un lato, chi eroga servizi sta cambiando forzatamente (e spesso creativamente) il proprio modello di business e che, dall’altro, i consumatori stanno cambiando le proprie modalità di fruizione di certi servizi. E dal punto di vista sociale stiamo sicuramente vivendo un modo diverso di essere insieme, forse di essere italiani. Non è probabile che questo porti a una sorta di rivoluzione culturale, ma che possa condurre a rappresentazioni sottocutanee che pian piano emergano in nuove mentalità è possibile.

Fantasticare sull’estate e il “dopo coronavirus” aiuta o peggiora le cose? Quali sono i desideri più frequenti in questo periodo?

Immagino che siano tutti quelli legati a ciò che non possiamo avere in questo momento. Fantasticare non peggiora le cose, anzi: essere ottimisti è sempre meglio che essere pessimisti – e pensare che il pessimista “si prepara” al peggio è un’illusione, mentre il fatto che l’ottimista vive meglio, è più felice, più sano fisicamente e ha più successo nei suoi propositi, è stato dimostrato scientificamente. Quindi… sì, fantastichiamo sul dopo coronavirus e su quello che vorremo fare quando tutto questo sarà finito.