TIVOLI – “I contagi relativamente pochi Così fronteggiamo l’epidemia”

Intervista al sindaco Giuseppe Proietti sui provvedimenti presi per fronteggiare il Coronavirus

28 / 03 / 2020

Un decesso e 15 contagi. Sono i numeri coi quali deve confrontarsi il sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti, in prima linea in questa emergenza virale che nella città dell’Arte tocca il picco nella zona termale.
Sindaco Proietti, a Tivoli quanti cittadini sono risultati positivi al Coronavirus fino ad oggi? Che idea si è fatto? C’è qualche ragione particolare che può aver alimentato il focolaio?
“Rispetto agli altri Comuni dell’area Nord Est della provincia di Roma, il numero dei casi accertati a Tivoli è relativamente basso.
Questo però non deve far sì che i comportamenti delle persone sul territorio tiburtino siano meno attenti all’indispensabilità di rispondere alle richieste o addirittura agli obblighi che ci vengono dai livelli isti regionale e statale: dobbiamo evitare di uscire di casa se non per le fattispecie individuate dal Governo e dagli scienziati come possibili.
Ossia, per l’acquisto di beni di prima necessità come alimentari e farmaci, per motivi di lavoro e di salute”.
La Asl non comunica ai sindaci le generalità dei contagiati. L’Anci si batte per saperle. Qual è la sua opinione? Aiuterebbe a gestire la situazione o alimenterebbe solo una caccia all’untore?
“A oggi, finalmente abbiamo avuto dalla Asl, che sinora era stata impedita dalla Protezione civile nazionale, i dati relativi alla localizzazione dei 16 casi presenti sul territorio tiburtino.
Di questi, 4 appartengono allo stesso nucleo familiare (all’interno del quale c’è anche stato un decesso) e gli altri due appartengono a un altro nucleo familiare. Dei 16 complessivi, sei provengono dal quartiere di Tivoli Terme (quattro di uno stesso nucleo familiare) gli altri tre risiedono in zona Crocetta-bivio di San Polo. Di questi ultimi tre, due appartengono alla stessa famiglia. Altro contagiato comunicato dalla Asl Roma 5 è un residente del quartiere di Paterno.
L’età media – e questo è ancor più significativo rispetto al panorama soprattutto lombardo – è di 45 anni. Quindi il contagio può riguardare tutte e tutti a prescindere dall’età.
Per quanto riguarda la tipologia di questa distribuzione della malattia Covid-19 sul nostro territorio, è da individuare la familiarità delle persone colpite: sei su nove persone riguardano due distinte famiglie. La Asl ha incominciato a comunicare i dati personali anagrafici e via di residenza, e questo è molto utile per i Comuni perché, solo a titolo di esempio, lo smaltimento dei rifiuti da parte di chi è in quarantena deve seguire una via diversa da quella del porta a porta.
Le famiglie e i contagiati in isolamento domiciliare sono stati avvertiti e sanno come devono trattare i rifiuti che vengono poi ritirati e smaltiti a parte rispetto a tutti gli altri. Noi non possiamo fornire, poi, i nominativi dei contagiati, per tutelare la privacy e la serenità di queste persone ed evitare la ‘caccia all’untore’”.
A oggi le risultano ancora molte persone che non si comportano correttamente infrangendo le prescrizioni del DPCM?
“Si tratta di comportamenti che pur non essendo in contrasto con la normativa nazionale, evidenziano, però, scarsa considerazione delle necessità di cui tutti dobbiamo tener conto, e del rischio del contagio: non si deve andare in giro (neanche per fare attività sportiva, pur isolata), non si deve andare a passeggiare con i bambini, non si deve andare in giro per la passeggiata degli animali domestici, se non nelle immediate vicinanze delle proprie abitazioni”.
Alcuni comuni stanno procedendo alla sanificazione delle strade e dei luoghi pubblici. Lei come si sta muovendo?
“Abbiamo iniziato questo intervento sulle strade del territorio comunale già da diversi giorni e proseguiremo anche ripetendo questi trattamenti nelle strade di maggiore frequentazione, nelle quali affacciano, per esempio: supermercati, farmacie, uffici pubblici e così via”.
Quali misure avete adottato invece per contrastare l’epidemia?
“Abbiamo chiuso i parchi prima ancora che questo fosse previsto, abbiamo organizzato un sistema che ci consente di dare assistenza e supporto domiciliare alle persone anziane o non autosufficienti, ai disabili, alle persone deboli. Abbiamo mobilitato – e a loro va tutto il nostro ringraziamento – le associazioni di volontariato del territorio”.
I mercati prima li ha chiusi e poi li ha aperti a metà: in una situazione di paura e incertezza non crede che questo “balletto” renda la cittadinanza ancora più spaesata?
“Sono stati riaperti soltanto i banchi che vendono prodotti alimentari. Nel mercato di Tivoli Terme martedì scorso erano aperti due banchi sui 94 soliti; a Villa Adriana giovedì scorso ne erano aperti due sempre di generi alimentari; a Tivoli centro ne erano aperti due su 140.
Sono distanziati fra loro, non c’è stato mai un grande afflusso. La ragione forte per cui sono stati riaperti, è di evitare che le persone vadano soltanto nei supermercati e quindi ridurre, per quanto possibile, l’affollamento di questi luoghi. La riapertura – quantitativamente irrilevante dei banchi di vendita alimentare nei mercati settimanali – è indirizzata soprattutto a ridurre l’affluenza delle persone sia all’interno dei supermercati, sia nelle lunghe code che si vedono fuori, e nel rispetto di quanto previsto dai Dpcm”.
Bar, palestre, professionisti e altre attività del territorio rischiano di rimanere in ginocchio da questa crisi. In che modo un’amministrazione locale può sostenerle oggi e per il futuro?
“Sono evidentemente provvidenze che il Governo centrale e le Regioni possono mettere in campo. Il Comune di Tivoli sta attivando la possibilità, con l’assessorato al Bilancio, di ridurre per tutto il periodo di chiusura il pagamento dell’occupazione del suolo pubblico”.
Una riflessione generale sul Coronavirus e il nostro Paese. Ne usciremo a pezzi o rafforzati?
“Dire che ne usciremo rafforzati è molto ottimistico. Tutti vorremmo essere pervasi da questa forma di ottimismo. Certamente ora il nostro pensiero è preso dalla durata del fenomeno, e dalla solidarietà a chi è rimasto vittima in tutto il territorio ma in modo particolare ai nostri connazionali di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e, all’interno di queste regioni, alcune province come Bergamo, Brescia o nel Lodigiano.
Il numero delle vittime e il modo di diffusione dell’epidemia deve farci sentire tutti sempre più vicini a quelle comunità. Come ne usciremo dipenderà da tutti noi. C’è da auspicare – ma ciascuno deve fare la propria parte – che tutti possano contribuire a una ripresa che sia il più rapida possibile”.
Perché il Virus dovrebbe rafforzare uno spirito unitario che è mancato negli ultimi anni?
“Perché non tanto il sentir parlare (o leggere) del virus ma soprattutto il vedere – abbiamo tutti visto le immagini all’interno di alcuni ospedali della Bergamasca – che ci sono strutture pubbliche come le nostre in quelle condizioni di sovraffollamento e mancanza di posti, certo che deve farci sentire uniti. Siamo tutti figli della stessa comunità nazionale e sovranazionale, sempre”.
Come sta gestendo il lavoro degli impiegati. Quanti lavorano da casa, quanti servizi riescono a essere garantiti?
“Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro dei dipendenti, evolve giorno dopo giorno adattandosi alle varie disposizioni governative e per tutelare al massimo livello la salute delle persone. Ci sono, a turnazione o contestualmente, tutti i dipendenti della segreteria del sindaco.
Tutti gli altri uffici che non erogano servizi essenziali li abbiamo messi in ferie oppure stanno lavorando con la modalità dello smartworking, che gradualmente stiamo attivando per tutti.
Abbiamo cominciato con i dipendenti degli uffici dei Lavori pubblici, l’ufficio Urbanistica, Ambiente ed Edilizia, abbiamo attivato anche in via telematica lo sportello unico dell’Edilizia e abilitato a lavorare da casa i dipendenti del Protocollo, mentre rimane attivo lo sportello dell’Urp, i Servizi sociali sono assolutamente attivi per fronteggiare tutte le esigenze legate all’emergenza e contestualmente sono stati reingegnerizzati tutti i servizi in ragione delle nuove esigenze emergenziali legate al Covid-19.
Rimangono attivi lo sportello dell’Anagrafe, Stato civile nella sede centrale, mentre abbiamo chiuso gli sportelli delle delegazioni. Per quanto riguarda, invece, la polizia municipale, sono stati ridefiniti i turni di lavoro impiegando più personale all’esterno, facendo uscire in strada per controlli e monitoraggio molti agenti che prima dell’emergenza erano impiegati nei servizi interni”.
Lei personalmente come sta passando queste giornate a lavoro e in casa. Paure?
“Io sono a lavoro in ufficio tutto il giorno e tutti i giorni, salvo qualche rapida puntata all’esterno per sopralluoghi, o nella sede della Protezione civile. Quindi anche io mi sento totalmente preso e partecipe della necessità di far fronte a questa emergenza, laddove questo rientri nelle possibilità del Comune di assumere tutte le iniziative del caso, di partecipare insieme alle associazioni di volontariato, di partecipare a questo sforzo unitario per fare in modo che la nostra comunità soffra il meno possibile.
In casa cerco di riposare, mi documento e leggo, ascolto i notiziari, e non esco se non per andare a lavorare e per acquistare generi alimentari e di prima necessità.