La storia del Flipper nel garage di Aldo Pancaldi, cartolaio di Guidonia

Un viaggio nella storia di uno dei giochi più amati. Un tesoro di memorie che racconta l’epoca analogica, prima dell’avvento dei videogames

aldo pancaldi

Tutto lo conoscono come il cartolaio di Guidonia, la sua cartoleria Grapho Tecnique in via Roma è uno degli storici negozi della città che gestisce da 39 anni insieme alla moglie Stefania. Ma in pochi sanno che Aldo Pancaldi, guidoniano doc ha una collezione di ben 23 Flipper d’epoca, tutti degli anni 70-80 raccolti negli ultimi 15 anni e rimessi a nuovo con le sue mani, perfettamente funzionanti.

Un vero “museo” dedicato al gioco vintage più amato, simbolo di una generazione di ragazzi cresciuta tra i bar e la piazza. Attraverso la sua collezione, Aldo ci guida attraverso la storia del Flipper, sin dai primi modelli importati dagli USA  negli anni 70:  “l’arrivo in Italia di questo gioco fu una rivoluzione per noi ragazzi, una partita costava 50 lire, passavamo interi pomeriggi” ricorda Aldo, che si riuniva con gli amici al bar di Marina o al bar delle Rose a Tivoli Terme. Sono passati anni ma ancora oggi Aldo non dice mai di no a una bella partita e ha partecipato anche a tornei europei e mondiali, nel 2013 è arrivato secondo al torneo di Flipper sportivo Roma Pinball Tournament.

Abbiamo avuto il privilegio di fare un tuffo nel tempo nella sua collezione e di fargli qualche domanda.

Aldo, il Flipper oggi è quasi scomparso dai nostri bar, come hai fatto a mettere insieme questa collezione?

Ho iniziato più di 15 anni fa e non c’era ancora la moda del “vintage”, non esisteva un “mercato” dei flipper d’epoca: chi ne aveva uno cercava di disfarsene e allora entravo in gioco io e lo portavo a casa, spesso riparandolo.  Sono andato a prenderli a Bologna, Napoli, Ascoli Piceno, Ravenna.

Cosa ti appassiona di più quando aggiungi un nuovo flipper alla collezione?

Il momento in cui lo apro: sentire il profumo del legno e della corrente, è un’elettronica che sembra archeologia rispetto ai moderni chip. È un po’ come aprire una capsula del tempo, dentro ci sono gettoni, caramelle e lire. Mi piace immaginare la storia che ha da raccontare, leggere le incisioni con i nomi dei giocatori e i record…

Quali sono i pezzi a cui tieni di più della tua collezione?

Ho 23 flipper dagli anni ‘70 all’85, di cui 3 americani e 20 italiani, tutti funzionanti. Ogni flipper ha una storia particolare, tra quelli a cui tengo di più ci sono il “Tiger” del 1975 perché è lo stesso modello con cui giocavo da ragazzo, il “Farfalla” che è uno dei più rari e il “Pinball Champ” il primo modello di “flipper che parlava”: c’era una voce registrata che invitava il giocatore alla sfida.

Cosa rappresenta per te questo oggetto?

Mi ricorda quando ero ragazzo, i pomeriggi passati al bar tra le partite a flipper e calcio balilla, al ritmo delle canzoni dei Pink Floyd, Beatles, dei Pooh, Cocciante e Fausto Leali che si succedevano al Juke-box. Eravamo una gioventù diversa rispetto ai ragazzi di oggi a cui basta un piccolo smartphone per fare tutto. (Elena Giovannini)