TIVOLI – Terme, la lettera della memoria storica Franco Mannu

L’uomo che da 48 anni lavora allo stabilimento spiega perché nel 1984 ci fu un problema di inquinamento

01 / 08 / 2020

In riferimento all’articolo “Ci fu un problema di inquinamento, si fa solo balneazione” pubblicato a pagina 3 del settimanale Tiburno di martedì 28 luglio con l’intervista all’ex sindaco di Tivoli Mariano De Propris, da Francesco Mannu, 48 anni di permanenza nell’azienda termale e mente storica degli ultimi 40 anni, riceviamo e pubblichiamo:

“Nel lontano 1976 uscì una legge che regolamentava i controlli batteriologici e chimici sulle acque minerali, la Legge 61 del 1976. Da quel momento ci fu un controllo a tappeto anche sulle nostre acque e, premetto, che l’adduzione dell’acqua in piscina avveniva tramite una derivazione del Canale d’Este.

Le acque in piscina quindi venivano addotte direttamente dal Canale d’Este che viaggiava a cielo aperto per circa 1.600 metri. Ai bordi del canale d’Este confinavano una serie di appezzamenti terrieri coltivati ad orto eccetera, e che utilizzavano, tramite canaletti, l’acqua solfurea del Canale d’Este per irrigazione specie nella zona detta “Le Sparacine” dove si coltivava l’asparago.

La nuova Legge sulle acque minerali la 61 del 1976 prevedeva, come oggi, la sterilità completa delle acque minerali. Fu applicata invece anche alle piscine non considerando il contesto generale. Ci furono chiusure e riaperture negli anni a seguire finché nel 1984/1985 fu scoperta la polla sorgiva principale a 34 metri di profondità del Lago della Regina ad opera di sommozzatori incaricati dall’azienda termale.

Questo ci permise di eliminare tutti quegli accorgimenti atti a rendere le acque idonee all’uso termale, accorgimenti, comunque che furono sempre ed esclusivamente autorizzati. Poi, subito dopo, il Comune di Tivoli realizzò la cosidetta “Grande Adduzione” un lavoro molto importante che con l’ausilio di tubazioni di diametro di 1.400 millimetri si portava l’acqua solfurea dalle sorgenti, captata in profondità, fino alle piscine. Con questo lavoro, di cui ringrazieremo sempre l’allora azionista unico di allora, sindaco del Comune di Tivoli, per aver realizzato un’opera che ancora oggi assolve egregiamente al suo compito.

Risolto questo grande problema, questa azienda cominciò a risollevarsi da anni di incertezze e guardò con più ottimismo al futuro. Da allora le acque solfuree delle piscine vennero poste sotto la tutela delle acque di balneazione come dichiarato dal Professor Mariano De Propris di cui tutti ancora ricordano la fermezza e strenua difesa della Società Termale”.

 

LA TESTIMONIANZA DELL’EX SINDACO MARIANO

DE PROPRIS PUBBLICATA MARTEDI’ 28 LUGLIO

“Non ci metto la mano sul fuoco, ma ricordo che ci fu un problema di inquinamento ed è stato risolto in questo modo”. Mariano De Propris, classe 1941, Partito Socialista Italiano è stato sindaco di Tivoli dal 9 marzo 1984 al 28 ottobre 1985. Alla soglia degli 80 anni, i ricordi appaiono sfuocati ma il Professore di una cosa è certo: “Le acque delle piscine sono per la balneazione e sono diverse da quelle per le cure termali”.

Tecnicamente come è possibile? Non è sempre la stessa acqua?

“Per le cure termali ci sono grossi depuratori con raggi ultravioletti, questo me lo ricordo benissimo: insomma alle Terme le acque sono trattate e alle piscine no, per cui è prevista soltanto la balneazione”.

Ricorda quando nel 1984 la Acque Albule Spa chiese alla Regione Lazio di declassare le acque delle piscine, impiegandole ai soli fini ricreativi con l’esclusione di qualsiasi fine terapeutico?

“Sono passati tanti anni, ricordo che ci fu un problema di inquinamento delle acque e mi sembra che per un periodo di tempo le Terme furono anche chiuse”.

Per quel motivo le acque furono declassate?

“Dovrei ricostruire i fatti, presumo che ci fosse quel problema. Da quello che ricordo nelle piscine c’è la balneazione e basta”.