GUIDONIA – “Io, operaio della Bartolini contagiato e dimenticato dalla Asl”

La denuncia di Sergio, 35enne guidoniano, addetto al facchinaggio nello stabilimento di via Casal Bianco. “Nessuno mi ha chiamato per sapere i miei contatti stretti”

17 / 10 / 2020
stabilimento bartolini guidonia

“In ospedale ho lasciato tutti i miei recapiti, ma la Asl non mi ha chiamato per sapere i miei contatti stretti”. A parlare da un letto del Reparto Covid-19 del policlinico “Umberto I” di Roma con una polmonite è Sergio, 35 anni di Guidonia, uno dei 64 positivi al Virus tra dipendenti e collaboratori della “Bartolini”, il Centro di smistamento di via Casal Bianco.

L’uomo, che abita insieme ai genitori, racconta di essere stato assunto il 29 settembre con un contratto di collaborazione di due settimane con scadenza al 12 ottobre dal martedì al sabato stipulato con l’agenzia interinale G-Group. Due notti a trasportare i pacchi sui carrelli dal magazzino ai camion, poi i primi sintomi del Covid.

“Venerdì 2 ottobre – spiega Sergio – non mi sentivo bene, era notte e sudavo, pensavo fosse uno stato influenzale e ho comunque avvertito via mail il medico di famiglia, la Asl e la Guardia Medica, ma non ho ricevuto risposta Sabato 3, visto che mi sarebbe servito il certificato medico per l’assenza dal posto di lavoro ho anche provato a contattare il numero utile della Roma 5 e quello della Regione Lazio anche in questo caso senza esito”.

Nella stessa serata di sabato 3 ottobre le condizioni di Sergio sono peggiorate, così il 35enne ha allertato l’ambulanza che l’ha trasportato all’ospedale Sant’Andrea di Roma. “Sono risultato positivo al tampone – prosegue nel racconto – ma i polmoni risultavano liberi, così sono stato mandato a casa in isolamento. Lunedì mi hanno contatto sia il responsabile del magazzino che la G-Group per segnalare il mio caso alla Asl. Fatto sta che nessuno mi ha cercato anche quando la mia situazione è precipitata e sono stato ricoverato al policlinico Umberto I.

Per fortuna i miei genitori non sono risultati positivi. Per scrupolo ho chiamato un collega col quale lavoravo per avvertirlo e ho scoperto che anche lui è rimasto contagiato. Sono amareggiato per come è gestita l’emergenza, in questo modo si vanifica la possibilità di poter evitare anche un solo contagio”.