“I bulli della foresta”, la favola contro la violenza di un papà-scrittore

Danilo Ielapi è autore di quattro racconti per spiegare ai piccoli il valore speciale di essere sé stessi e combattere le discriminazioni

22 / 11 / 2020

Di Elena Giovannini

Un bosco incantato di animali parlanti, quattro storie che raccontano la violenza e il riscatto, il bullismo e il coraggio di sfidarlo, il valore prezioso della diversità. Parla ad adulti e bambini  Danilo Ielapi, trentotto anni di Guidonia, giovane papà e scrittore autore del libro i Bulli della Foresta” (edizioni Porto Seguro acquistabile qui) che affronta, con un linguaggio da favola adatto anche ai bambini, temi scottanti del mondo reale come la discriminazione, il razzismo, l’omofobia.

Protagonisti sono un coccodrillo pugile con i tacchi a spillo, un leone nero, un lupo incarcerato, uno scoiattolo definito puzzola. Ma protagonisti siamo tutti noi, il nostro mondo dove la violenza (a volte solo verbale e spesso anche fisica) non è solo questione di bulli adolescenti tra i banchi di scuola, ma è un fenomeno sempre più diffuso, nei posti di lavoro e nei social.

Raccontare questo mondo ai bambini può essere difficile ma è necessario: per insegnare loro a riconoscere e rifiutare la violenza, non solo per difendersene e non caderne vittima, ma anche per non diventare a loro volta “carnefici” o complici.  È questo il messaggio di speranza che Danilo vuole lanciare attraverso le pagine delle sue storie, rivolto ai suoi figli ma anche a tutti i ragazzi: “smettiamo di dissetare con la paura i nostri bulli prima o poi loro moriranno di sete”.

Danilo come è nata l’idea di scrivere un libro sul bullismo, c’è qualche fatto personale che ti ha ispirato  o motivato?

L’idea è nata dalla mia esperienza come padre. Essendo molto creativo spesso mi capitava di usare favole e storie per spiegare fatti complessi ai miei figli. Una di queste storie è la prima che trovate nel libro. Dopo averla scritta, il “manoscritto” con le quattro storie è rimasto chiuso in un cassetto per quasi un anno: è stata mia moglie a ritrovarlo e convincermi a contattare degli editori per pubblicarlo.

Parlare ai bambini di temi complessi a volte non è facile. Quale è il tuo metodo educativo?

Come genitori puntiamo molto sul dialogo con i nostri figli, cerchiamo di renderli partecipi della vita familiare. La regola numero UNO? Affrontare anche gli argomenti più difficili con semplicità, ma non mentire mai. I bambini sono più “svegli” di quanto pensiamo e capiscono quando diciamo le bugie.

Quale è il messaggio che vuoi trasmettere con il tuo libro?

La morale è che se si subisce violenza di qualsiasi tipo bisogna avere il coraggio di parlare con i genitori, con gli insegnanti, con gli amici di ciò che succede. Non siamo mai soli contro la violenza e c’è sempre qualcuno che può aiutarci a superare la paura. Smettere di avere paura è il primo passo, il secondo è capire che la nostra diversità è sempre un valore aggiunto e mai un motivo di vergogna.

Perché è importante parlare di bullismo oggi?

Perché erroneamente si pensa che il bullismo sia solo una questione di bambini e adolescenti, quando la società è piena di forme di bullismo, che poi si aggravano, diventano discriminazione, razzismo, discorso di odio, violenza domestica. Parlarne ai bambini significa dare loro gli strumenti per cambiare questi mali della società, per rifiutarli, per diventare adulti consapevoli e costruire una società migliore.

Una raccolta di quattro racconti per piccoli adulti e non solo: La Puzzola con la pipa gialla, Il Coccodrillo con i tacchi a spillo, Il Lupo e le nuvole di muffa, Nonna Leone e la meravigliosa fisarmonica. Storie ambientate non solo tra le mura domestiche, carceri e palazzetti sportivi, ma anche tra le strade e alberi di una foresta favolistica. I nostri protagonisti sono fantastici animali che devono affrontare l’odio, il razzismo e l’omofobia da parte dei bulli della foresta. L’ unica colpa? cercare di essere felici essendo semplicemente se stessi.

Come si combatte questo fenomeno, che poi si aggrava e genera altre forme di violenza?

L’educazione è l’arma più importante che abbiamo. La vera “lotta” contro la violenza nella società la svolgiamo ogni giorno, come padri e madri, nella scuola, con l’esempio che diamo, anche solo con le parole con cui scegliamo di commentare un fatto di cronaca davanti a nostro figlio.

Oggi con i social il bullismo trova nuovi terreni fertili, che ne pensi del web e dei suoi pericoli soprattutto per i ragazzi?

Il web amplifica tutto, così anche i danni che un’azione violenta può comportare vengono moltiplicati arrivando a volte a conseguenze tragiche. È un fenomeno che non va sottovalutato, la violenza di alcuni commenti è preoccupante e mostra che ci sono molte persone insoddisfatte e frustrate, dovremmo indagare più a fondo i meccanismi che generano queste condizioni.

Secondo te è più difficile la missione del genitore di oggi rispetto a quella del passato?

Oggi le giovani mamme e i papà lavorano entrambi, perché non ci si può permettere di vivere con un solo stipendio. Spesso orari e turni sono molto impegnativi e lasciano pochissimo tempo libero per dedicarsi al delicato ruolo di educatori. La società dovrebbe riconoscere di più il ruolo dei genitori e sostenerli, da loro dipende il bagaglio psicologico emotivo degli adulti di domani.

Sei un giovane papà, pensi che il ruolo del padre all’interno della famiglia sia cambiato rispetto alla generazione precedente alla tua?

Oggi il papà ha un ruolo molto più attivo e condivide molte responsabilità che prima erano solo della madre. Sul tema della violenza il padre ha un ruolo centrale, spesso è proprio dai papà che si impara un linguaggio violento, da un commento alla partita di calcio o da una battuta razzista o sessista. È importante stare attenti alle parole.